Dr. House: un medico-filosofo

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House

Anche se finito da qualche anno, Dr. House Medical Division è riapparso nel 2020 nella programmazione di Italia 1 e Sky 1. Questa scelta potrebbe essere casuale, ma cade a fagiolo in un momento in cui i medici e la malattia sono ritornati al centro delle nostre scene.  

Insomma, ora più che mai abbiamo nella testa questa immagine (giustamente) romantica dei dottori e dei loro sforzi per salvarci e aiutarci a stare meglio.


Rispetto a ciò, risulta molto lontana la figura del Dr. House. House è cinico e spesso veramente odioso.


A volte non vuole nemmeno visitare i pazienti, perché a lui non interessa il malato, ma la malattia. Quest’ultima viene vista come un enigma, un puzzle da risolvere (1) a tutti i costi, anche andando contro la volontà del paziente e le regole deontologiche e ospedaliere.

House non è privo di morale, potremmo dire: qualche volta ci sembra di vederlo toccato dalla storia di qualche paziente. Non riconosce, però, l’autorità: «è un anarchico logico, epistemologico ed etico» (2).

Per House non contano le richieste dei pazienti e le loro credenze. Se si oppongono a qualche cura, a lui non importa. Se per scoprire una malattia si mette in pericolo la vita del paziente stesso, a lui non importa. Vuole completare il puzzle e arrivare alla verità, sfidando regole e principi morali


Vista da un filosofo o da una filosofa, la sua figura è ambigua, ma interessante.


Kant, ad esempio, rimarrebbe confuso dal comportamento del medico. Egli appare, infatti, estraneo al suo imperativo categorico perché, per quanto egli faccia qualcosa di elevabile universalmente, curando e salvando vite, lo fa non seguendo una legge universale, ma basandosi sul caso singolo. A House interessa solo curare e risolvere la situazione clinica del paziente in quel momento e la sua morale si plasma, a seconda della situazione, solo per quello scopo (3).

Inoltre, l’imperativo kantiano invita ad agire in modo da trattare l’altro non solo come mezzo ma sempre anche come fine, cosa che sembra distante dalla condotta di House, che pare non vedere – letteralmente – l’Altro e sembra utilizzarlo come semplice strumento per gonfiare il proprio ego e per soddisfare la propria ansia di risolvere il puzzle, trovando la verità. Nonostante alcuni punti di divergenza con il filosofo tedesco, House condivide «l’idea di un imperativo incondizionato cui occorre sacrificare tutto» (4), a costo di rischiare la radiazione o la vita stessa del paziente.  

Un’altra sollecitazione dal sapore kantiano è la sua acutezza fuori dal comune: il medico riesce a risolvere tutti i casi e lo fa in maniera creativa, proprio come un artista, a discapito del codice medico e dimostrando un talento diagnostico fuori dal comune, davanti al quale, loro malgrado, anche i colleghi devono arrendersi e riconoscerlo. House appare, quindi, come un Genio kantiano, perché non solo non ha regole né limitazioni, ma le sue affermazioni spesso non hanno riscontri evidenti e le sue diagnosi appaiono quasi artistiche, fondate su intuizioni piuttosto che su solide basi clinico-diagnostiche. Da questo punto di vista, pur allontanandoci dal concetto kantiano originale,  che non era applicabile all’ambito scientifico, possiamo assimilare House al Genio. (5).


L’andare al di là delle regole, l’intelligenza fuori dal normale, il suo cinismo e la sua disillusione, però, non possono non ricordarci anche il Superuomo di Nietzsche.


Per House, appunto, non esistono principi assoluti e non esiste Dio. Egli, per di più, non ha paura dei lati oscuri: tutto può essere indagato, anche se scomodo, anche se difficile. House è il trionfo del dionisiaco: non ha principi guida, si droga, va a prostitute e, per l’appunto, non è sempre razionale

Se da una parte, riprendendo il discorso nietzschiano, egli appare decisamente “anti-apollineo”, da certi punti di vista, al contrario, la sua metodologia e la sua particolarità ci fanno pensare proprio a Socrate. Seppur in chiave rivisitata, ci sono molte somiglianze tra la cosiddetta “Diagnosi differenziale” di House e la Maieutica. Da principio c’è sempre un enigma da risolvere. House invita i suoi colleghi a proporre le eventuali risposte, che però risultano scorrette o parziali; il dialogo con loro, finalizzato alla soluzione, è costellato di ironia. In questa ricerca, la realtà così com’è viene destrutturata: a volte vengono rimesse in gioco malattie che erano state escluse; spesso – indagando – si scopre che il paziente ha mentito e che, quindi, tutte le ipotesi devono essere messe in discussione. Di solito, però, la risposta alla domanda iniziale la trova lo stesso House parlando con qualcuno, di frequente l’amico Wilson, di tutt’altro argomento.


Ciò si contrappone alla metodologia socratica, caratterizzata dal parto della risposta da parte dell’interlocutore, sotto lo stimolo del filosofo, e ci potrebbe portare a chiedere perché, se la soluzione giunge sempre da House, egli abbia bisogno di un team. 


Eppure, anche se con tutta probabilità  questo itinerario filmico è da una parte una trovata televisiva per far emergere la figura geniale di House, possiamo vederci anche un percorso dialogico e dialettico con i colleghi diagnosti. Insomma, forse senza le confutazioni alle tesi proposte da Foreman, Cameron, Chase, ecc. non verrebbe alla luce la tesi definitiva di House: i loro interventi sono importanti per la soluzione all’enigma della malattia misteriosa del paziente (6). 

Il cinico dottore è, insomma, una figura estremamente affascinante per un filosofo, per quanto discutibile dal punto di vista medico e innanzitutto umano. Lontano dal concetto di medico ideale in cui trovare conforto, oggi più che mai, è però un personaggio talmente ben costruito, da fornire spunti infiniti. Qui abbiamo citato Kant, Nietzsche e Socrate, ma sono tante le riflessioni che sorgono durante le puntate della serie e, non solo per l’indiscutibile talento di chi ha scritto il film, ma anche perché la figura stessa del medico in generale è problematica e, per sua stessa natura, imprescindibilmente filosofica.






(1) https://www.artesettima.it/2017/04/18/dottor-house-ed-il-metodo-socratico-similitudini-e-differenze-socrate/

 (2) Blitris, La filosofia del Dr.House – Etica, logica ed epistemologia di un eroe televisivo, Ponte Alle Grazie, Milano, 2007, p.8. 

(3) Cfr. Ivi, p.35.

(4) Ivi, p.32.

(5) I. Kant, Critica del giudizio, Laterza, Bari, 1997, § 46.

(6) Cfr. https://www.artesettima.it/2017/04/18/dottor-house-ed-il-metodo-socratico-similitudini-e-differenze-socrate/

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