The alienist: tra psichiatria ed emancipazione femminile

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The alienist

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The Alienist è una serie televisiva uscita tra il 2018 e il 2020, basata su un romanzo di Caleb Carr. Trasmessa su Netflix, ha appassionato spettatori e spettatrici per la sua storia avvincente. La tematica del profiling, l’ambientazione storica ottocentesca e i personaggi ottimamente costruiti coinvolgono, sconvolgono ed emozionano

Oltre a questioni puramente estetiche, però, è una serie da vedere anche per motivi più intellettuali. Prima di tutto per l’approfondimento che essa compie sulla psichiatria dell’epoca, praticata dagli antesignani degli psichiatri, i cosiddetti alienisti. Secondariamente e forse questo è il tema che sta più a cuore a Filosofemme – perché c’è un richiamo, piuttosto esplicito, all’emancipazione femminile, rappresentata nella figura di Sara Howard.


I protagonisti presenti in entrambi le stagioni Laszlo Kreizler, Sara Howard e John Moore assumono valore simbolico e rappresentano l’incarnazione, come singoli ma anche nei loro rapporti, di una tematica su cui ragionare.


Nella prima stagione centrale è Laszlo – l’alienista – la cui figura costituisce la personificazione della riflessione sulla psicopatologia, o per meglio dire, sulle sue origini. 

Lo psichiatra così come oggi lo conosciamo è, infatti, una figura piuttosto recente. Prima c’erano gli alienisti, così chiamati perché convinti che la malattia mentale “alienasse” la persona da se stessa. Il pensiero e le teorie di questi studiosi ebbero tante influenze positive e negative allo stesso tempo.

Si iniziò, grazie a loro, a studiare le patologie della mente in maniera più scientifica e metodica rispetto a prima, quando il malato non veniva considerato sempre effettivamente tale, ossia come affetto da qualcosa di fisico e reale, quanto piuttosto un debole o un peccatore. C’era, in sostanza, relativamente alla malattia mentale, una forte componente moralistica, carica di giudizio e legata ad una visione mistico-religiosa. In seguito si cominciò, invece, ad analizzare la conformazione della testa (fisiognomica) e a fare autopsie aprendo i crani e controllando l’eventuale presenza di ostruzioni o tumori che potessero compromettere le funzionalità nervose o cerebrali. Questo rese possibile una maggiore comprensione delle patologie psichiatriche e permise agli studiosi di rendersi conto che esse esistevano e che erano malattie vere e proprie (1).


Nonostante ciò, il termine stesso “alienato”, da cui deriva “alienisti”, conservò un carattere moralistico, rappresentando un giudizio di valore.


Dato che il malato era “assente” da se stesso, egli veniva trattato non sempre in maniera umana e le sue esperienze venivano raramente ascoltate, essendo egli considerato alla stregua di un oggetto di studio (2). Nella serie tv, la figura di Laszlo porta con sé la metodica degli alienisti applicata, in particolare, alle menti “deviate” criminali. Esisteva, infatti, un filone di studi che studiava proprio i delinquenti, arrivando a influenzare le ricerche di Cesare Lombroso. Laszlo pare, difatti, un antenato dei Mindhunter e di quella parte delle forze di polizia che si occupano di studiare le menti criminali per farne un identikit e anticiparne le mosse. Lo psichiatra pare geniale ed estremamente preciso e costituisce la parte meno attiva fisicamente, ma più riflessiva. Accanto a lui, Sara e John lo aiutano a mettere in atto i propri piani, compensando alle sue stesse idiosincrasie e mancanze. 

Nonostante ciò, Laszlo non è un alienista nudo e crudo e lo vediamo spesso opporsi agli accanimenti e riconoscere l’umanità anche nel criminale più efferato. Ciò è evidente, poi, all’inizio della seconda stagione, nella quale lo vediamo entrare in un carcere per cercare di salvare e per aiutare psicologicamente una donna condannata a morte per aver ucciso la figlia. Rimarrà, infatti, estremamente scosso e amareggiato quando il suo intervento si scoprirà vano.


L’inizio della seconda stagione, però, è fondamentale per sviluppare in modo preponderante l’altra tematica: l’emancipazione femminile.


Durante la prima stagione questo argomento viene accennato, soprattutto per quanto riguarda i dubbi di alcuni sulla figura di Sara, che sembra infastidire certi soggetti per il suo spirito di iniziativa. Inoltre, viene introdotto anche il tema della mascolinità tossica, legato a doppio filo a quello dell’emancipazione, ed interessante a riguardo è la figura dell’illustratore John Moore: da principio viene rappresentato come una persona di cui non fidarsi e non eccessivamente rispettoso nei confronti dell’altro sesso. Nel corso della serie, però, subisce una maturazione, che prima pare solo istinto di protezione verso Sara, ma che – in particolare nella seconda stagione – si dimostra come un effettivo ripensamento di se stesso e della propria sessualità

Dunque, se nella prima parte della serie risulta centrale Laszlo e con lui il tema dell’approccio psichiatrico alla criminalità, in questi altri episodi essenziale è la giovane ragazza come personificazione del femminismo. Sara, infatti, gestisce un’agenzia di investigazione composta interamente da donne e appoggia i movimenti di suffragette che stanno scuotendo la città di New York. Lotta dal basso con loro e per loro e i suoi comportamenti – guida l’auto, va in giro sola, ha un atteggiamento sano con gli uomini e di estrema solidarietà con le donne – dimostrano la sua forza ed emancipazione.


Nel corso della seconda stagione, Sara indaga per scoprire il responsabile della scomparsa di alcuni bambini e chiederà il supporto di Laszlo. Anche da ciò, comprendiamo che in questo caso la protagonista è lei e non l’alienista, che risulta essere solo l’aiutante della nostra “eroina”.


Inoltre, la giovane, spesso metterà a rischio la propria vita visitando sola luoghi pericolosi e affrontando uomini di cattiva fama. Non si fa fermare dalla paura e dalle convenzioni e dice sempre quello che pensa. Risulta essere, quindi, scomoda e davvero forte e indipendente. Sara è emancipata e per questo è impossibile non riconoscere in lei un personaggio che trasmetta al pubblico un senso di giustizia, soprattutto se inserita nel contesto storico a cui appartiene la serie, grazie al suo appropriarsi di ciò che a ogni donna dovrebbe spettare di diritto.


Anche in questa stagione, però, è accennata la questione della malattia mentale e delle conseguenze che maltrattamenti e sopraffazioni possono avere sulla psiche della persona. La donna che si dimostrerà colpevole delle sparizioni, infatti, risulterà proprio vittima di abusi e mancanze affettive.


Sarà la nostra Sara, con l’aiuto dell’alienista e delle sue profonde conoscenze psichiatriche, a fermarla, sostenuta dalla sorellanza con le dipendenti che lavorano per lei e dall’amore difficile ma profondo di John Moore. In conclusione, in entrambe le stagioni, che sia uno psichiatra o una giovane e tosta investigatrice, tutti lottano assieme, in un’alleanza che va al di là del sesso e con l’obiettivo comune di trovare la verità.





(1) Cfr. G. Zilboorg, G. Henry, Storia della psichiatria, Milano, Feltrinelli, 1963.

(2) Cfr. Enciclopedia Treccani, Alienisti.

FONTI:

https://nospoiler.it/2020/10/30/l-alienista-l-angelo-delle-tenebre-spiegazione-finale-domande-senza-risposta/

G. Zilboorg, G. Henry, Storia della psichiatria, Milano, Feltrinelli, 1963.Enciclopedia Treccani, Alienisti.

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