Diversi

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Mascolinità e femminilità sono davvero il prodotto di un’ideologia? Rispondere a questa domanda significa fare i conti non soltanto con la nostra cultura, ma anche con la biologia.  In Diversi. Le questioni di genere viste con gli occhi di un primatologo, edito da Raffaello Cortina, Frans de Waal – etologo e primatologo olandese – ci accompagna all’interno del mondo animale non umano per aiutarci a scorgere ciò che di evolutivo c’è nel nostro comportamento.

La nostra specie ha una doppia discendenza evolutiva: da un lato abbiamo per parenti i bonobo, grandi scimmie antropomorfe governate dalle femmine e dedite al piacere sessuale che praticano in tutte le combinazioni possibili; dall’altro ramo troviamo gli scimpanzè, grandi antropomorfe decisamente più territoriali e aggressive, guidate dai maschi del gruppo.


Il nostro albero evolutivo è quindi originato da ambedue queste specie, una più bellicosa e l’altra più “hippie”, una governata dalle femmine e l’altra dai maschi, entrambe parimenti presenti nel nostro trascorso, di modo che per capire le questioni di genere dobbiamo rifarci alla storia profonda che ci ha formati.


De Waal – prima di addentrarsi nell’analisi del nostro retaggio e a scanso di equivoci – fin dalle prime pagine precisa la sua posizione: 

«Non è mia intenzione giustificare le relazioni tra generi nella nostra specie descrivendo la nostra ascendenza primate, e neppure penso che vada tutto bene così com’è. Ammetto che la parità di genere non esiste oggi e non è mai esistita, per quanto si riesca a ricordare […] Considero tutto questo molto ingiusto e mi ritengo un femminista [ma] classificare come tossiche certe espressioni della mascolinità non è la mia idea di femminismo. Qual è il vantaggio di stigmatizzare un genere nella sua totalità? Altri primati, che non sono soggetti alle nostre norme di genere, spesso agiscono come noi e noi agiamo come loro. Se anche il loro comportamento seguisse norme sociali, di certo queste norme sarebbero frutto della loro cultura, non della nostra. È più probabile allora che le somiglianze tra il loro comportamento e il nostro lascino intravedere una base biologica condivisa» (1)

Ed è esattamente su questa base biologica del comportamento maschile e femminile che de Waal si concentra; la recente tradizione letteraria sul tema ha tralasciato una parte importante nell’analisi dei nostri comportamenti: il loro retaggio evolutivo.


Le domande principali che l’autore vuole indagare sono tre: «Il comportamento delle donne è diverso per natura o si tratta di una differenza artificiale? Fino a che punto è davvero diverso? E i generi sono soltanto due o sono di più?» (2)


Le pagine narrano di studi scientifici, aneddoti, ed esperienze dello stesso autore alle prese con gli animali non umani e con le domande sul genere; scopriamo così le preferenze di maschi e femmine in merito ai giochi, veniamo a sapere di quanto sia importante il piacere sessuale per le femmine (a scapito di quanto la tradizione occidentale abbia creduto), conosciamo la vita di animali non conformi al loro genere biologico e ci imbattiamo in alleanze, omicidi e lutti.

Il libro parla sì di scimpanzé, bonobo, delfini e uccelli ma ancora di più parla di noi come specie. Negli ultimi decenni il femminismo ha conosciuto un risalto più che meritato e doveroso ma, come sottolinea de Waal: 

«Per comprendere l’evoluzione è essenziale fare un passo indietro rispetto a ciò che determina il nostro comportamento in questo preciso istante. Invece di considerare le motivazioni, l’ideologia, l’educazione, la cultura, gli ormoni, le sensazioni e tutto ciò che influenza il nostro processo decisionale, i biologi evoluzionisti pensano in termini di milioni di anni.

Gli studiosi di scienze biologiche, donne e uomini, femministi compresi, sanno però che il femminismo non può essere scollegato dalla biologia. In fondo, se non esistessero due sessi non ci sarebbe alcun bisogno del femminismo.» (3)


Oltre a illustrare la storia evolutiva della nostra specie, il primatologo ci rinfresca la memoria approfondendo l’origine di molti dei nostri pregiudizi in merito al genere attraverso la disamina della storia della scienza occidentale, in primis quella della biologia e dell’etologia.


Ci racconta così delle teorie di Charles Darwin, delle innovazioni ma anche dei limiti delle teorie di Konrad Lorenz fino ad arrivare – per citarne solo alcuni – alle scoperte pionieristiche di Jane Goodall e all’entrata in scena delle donne nella primatologia e nell’etologia.

Il monito che si legge a chiare lettere tra le pagine è quello di osservare le altre specie (e anche la nostra) con occhi scevri da pregiudizi, evitando di far aderire a tutti i costi la realtà alle nostre credenze; ma non solo, il libro vuole essere anche uno strumento utile al femminismo affinché si addentri nella storia evolutiva profonda per comprendere come questa ci condizioni e trovare, così, modi più efficaci per creare una società dove la parità di genere sia effettiva perché – come scopriremo leggendo – «L’uguaglianza non richiede somiglianza». 


Frans de Waal, Diversi. Le questioni di genere viste con gli occhi di un primatologo., Raffaello Cortina Editore, Milano, 2022.

Grazie a Raffaello Cortina Editore!




(1) Frans de Waal, Diversi. Le questioni di genere viste con gli occhi di un primatologo., Raffaello Cortina Editore, Milano, 2022, p.14.

(2) Ivi, p.14.

(3) Ivi, p.193.

(4) Ivi, p.28.