Malgrado tutto. Percorsi di vita

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«Con questo piccolo libro ho voluto illustrare la gioiosa possibilità di costruire e immaginare pratiche concrete che ci permettano di superare questo ordine sociale fondato sulla figura terrificante dell’individuo standardizzato. Il punto è lottare contro la tristezza che continua a guadagnare terreno». (1)

Così scrive nelle ultime pagine di Malgrado tutto. Percorsi di vita Miguel Benasayag e queste poche righe riassumono benissimo il complesso pensiero del filosofo e psicoanalista franco-argentino.

Questo libro è un’intensa raccolta di tre testi, di impostazione e registro abbastanza diversi tra loro. Nella prima parte troviamo un dialogo tra l’autore e Teodoro Cohen, in cui i due, analizzando e confrontando l’epoca contemporanea e gli anni Settanta, riflettono sulla nostra società e sul sistema capitalistico, sulla politica, sul contro-potere e su vari movimenti di protesta (come quello no-global).

La seconda sezione, intitolata Malgrado tutto. Racconti a bassa voce dalle carceri argentine contiene il testo cardine del libro, oltre che la parte più bella, triste e intensa. 

Benasayag ci parla della sua esperienza in carcere, delle torture subite, delle amicizie e degli amori persi per sempre e delle umiliazioni continue vissute da lui e dai suoi compagni e compagne.

L’autore, infatti, entra in prigione a ventun anni a Buenos Aires, poiché fa parte della guerriglia guevarista nelle file dell’ERP (Esercito Rivoluzionario del Popolo). Vi resta quattro anni, fino a che, nel 1978, la Francia – viste le sue origini francesi – lo trae in salvo.

Non è facile parlare di questa seconda sezione, perché è un testo da godere e difficile da riassumere: ci offre spaccati di una vita dura, fatta di privazione, ma nonostante questo piena di vibrante umanità. 

L’esperienza terribile del carcere viene poi analizzata e esplicitata nella terza e ultima parte del libro, nella quale troviamo una lunga conversazione con Anne Dufourmantelle, una filosofa e psicoanalista francese. In questa sezione vengono esplicitate le idee di Benasayag, un pensiero teorico sì, ma fortemente ancorato all’azione e alla militanza.

I suoi quattro anni in prigione segnano e influenzano sicuramente le tesi del filosofo –  lui stesso lo ammette  – ma non lo privano della capacità di pensare razionalmente. 

Interessante è, ad esempio, la sua idea di libertà.

All’inizio del dialogo con Dufourmantelle, infatti Benasayag dice che, una volta uscito dal carcere, in Francia, è divenuto consapevole di quante persone non-libere ci fossero:

«mi sono reso conto che la libertà non ha a che vedere con l’essere dentro o fuori dalle mura, ma con il fatto di prendere atto o meno delle situazioni in cui viviamo, e più in generale del destino.» (2)

Infatti, il filosofo sostiene che la libertà è dire no, concretamente, alla povertà, all’inquinamento, alla segregazione delle persone con disabilità o agli anziani perché non più utili alla produttività e all’economia. Gli uomini e le donne che si occupano dei loro affari, che tentano di arricchirsi e vivere una vita tranquilla, ma in modo passivo e distratto non sono davvero liberə. 

Oltre alla libertà, nel confronto tra i due studiosi, emergono vari temi filosofici e sociali come la felicità, la paura, le discriminazioni, il senso della vita.

Argomenti su cui ci si interroga da secoli, ma che vengono trattati da Benasayag in maniera originale, sia grazie alla sua intelligenza sia grazie alla peculiarità della sua esperienza. È evidente e più volte esplicitata l’influenza di Spinoza, ad esempio, ma c’è qualcosa che va oltre la mera rielaborazione del pensiero di altri.

La sua prospettiva ci fa capire che la filosofia e la psicoanalisi non sono solo discipline teoriche ma, se coniugate in certi modi, diventano pratica o, per meglio dire, nascono da essa.

Il pensiero di Benasayag è militante per eccellenza: non si basa su principi, ma sul qui e ora. È un pensiero vitale, pieno di speranza, fiducia e gioia, che insiste sull’importanza della diversità tra le persone in un mondo che ci vuole tuttə ugualə (3). 

In Malgrado tutto. Percorsi di vita, “malgrado” compare numerosissime volte.

Questa unica parola estremamente pregnante riassume perfettamente le idee dello studioso: nonostante tutto – secondo lui – la vita va avanti e si deve fare il possibile per inseguire pratiche gioiose, perché in una società triste e uniformante, la gioia è un atto rivoluzionario.

Grazie Jaca Book!

M.Benasayag, Malgrado tutto. Percorsi di vita., Milano, Jaca Book, 2023

(1) M. Benasayag, Malgrado tutto. Percorsi di vita., Milano, Jaca Book, 2023, p.277.

(2) Ivi, pp.125-126.

(3) Per capire meglio il pensiero qui accennato e il personaggio interessante di Benasayag, si consiglia di dare un’occhiata a questo video: https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2023/06/Miguel-Benasayag-Malgrado-tutto–dff97e42-c36e-4d3c-bf8b-de37fa4d9bdd.html