Transclasse: il passaggio di classe al di fuori del “se vuoi, puoi”

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In una società fortemente ancorata alla nozione di meritocrazia e vincolata al messaggio del “basta volerlo” come quella della nostra contemporaneità è più che mai urgente appigliarsi alle lezioni della sociologia e della filosofia, al fianco della letteratura, per far cambiare finalmente rotta alla narrazione eroica del parvenu o del self-made man, sempre più invasiva.

A essere dirompente in questa prospettiva è la teoria della non-riproduzione, che ruota attorno al nuovo concetto – nuovo dal punto di vista terminologico – della transclasse, neologismo fondato dalla filosofa Chantal Jaquet, professoressa all’Université Paris I Panthéon-Sorbonne. 

Jaquet prende come punto di partenza le tesi dei sociologi Bourdieu e Passeron, che avevano abbozzato un percorso nel quadro della teoria della riproduzione.

In particolare, parte dall’idea cardine su cui i due sociologi costruiscono la loro analisi: nella riproduzione dei rapporti di classe – cioè il perpetuarsi dell’appartenenza a una determinata classe sociale – non entra in gioco esclusivamente un capitale economico, ma anche un capitale culturale, sociale e simbolico, incarnato per esempio dalle istituzioni scolastiche e pedagogiche.

Questo insieme di elementi socio-culturali non è autonomo rispetto alle dinamiche di potere (1).

Certo, nella riproduzione sociale assume un ruolo fondamentale anche il momento di trasmissione della cultura, ma essa, che si somma al patrimonio – materiale e non – che l’individuo eredita in primis dalla famiglia e che delinea la sua appartenenza di classe, non agisce in modo univoco nella riproduzione dei rapporti sociali, non sancisce in modo necessitato che una generazione abbia le stesse condizioni di esistenza della precedente.

La teoria della riproduzione sociale, se così fosse, rischierebbe di cadere in un determinismo meccanico che resta muto di fronte a individu3 che al contrario uccidono 3 padr3 – secondo un’immagine cara alla psicanalisi – e scelgono di non riprodurre i comportamenti del milieu d’origine.

Ora, i punti da specificare del pensiero di Jaquet sono due.

In primis, la possibilità che si verifichi una non-riproduzione, concretizzata da chi attraversa un passaggio di classe, non si trova in contraddizione con quella che può essere definita la regola della riproduzione, che prevede che la prole sia forgiata sul modello sociale di chi li genera e cresce (2).

In seconda battuta, però, la possibilità che insorga un’esistenza diversa e nuova all’interno di un ordine stabilito non va oscurata dalla narrazione fuorviante del self-made man, che le farebbe assumere i connotati di una creatio ex nihilo, facendo leva ancora una volta sulle nozioni di ascensione sociale e di merito.

È per assumere fino in fondo un punto di vista critico, spogliato da qualsiasi giudizio di valore che Jaquet propone quindi il neologismo transclasse (3).

Lungi dal configurarsi come il prodotto di un’autodeterminazione personale costruita attorno al potere della volontà e dell’ambizione come motori dell’ascensione sociale, il fenomeno della transclasse fa riferimento al passaggio orizzontale da una classe all’altra, a un processo di rimodellamento che si pone tra due mondi (sociali) con la continua distruzione dell’ambiente di appartenenza e ricostruzione o realizzazione di sé in relazione a quello d’arrivo (4).

Jaquet si disallinea sia dalla concezione essenzialista, che riconduce la determinazione sociale del singolo a dei caratteri intrinseci, stabili e immutabili, sia da quella esistenzialista, che fa ricadere sull’individuo l’intera responsabilità della sua esistenza, e sottolinea l’idea della non-riproduzione come prodotto di una «carnagione affettiva» (5).

In questo modo sottrae la riproduzione sociale a un determinismo univoco: non esiste una sola maniera di vivere il passaggio di classe, e allora non può esistere neanche un’unica causa che sia valida per ogni soggetto e che determina la sua non-riproduzione della condizioni sociali di appartenenza alla nascita. Pertanto, l’esperienza della transclasse assume una connotazione basata sulla particolare esperienza della persona, configurandosi in via definitiva come il frutto dell’intersezione di molteplici determinazioni sociali, culturali e affettive, ma anche fisiche, mentali e psicofisiche. 

È premendo sulla natura sociale (e di conseguenza già affettiva) dell’essere umano che Jaquet scongiura la narrazione eroica con cui la società insignisce coloro che si innalzano di uno o più gradini sociali: non è il merito, non è l’ambizione o la volontà a fungere da propulsore in quella che viene descritta come una scalata, ma al contrario è l’insieme degli incontri e la somma algebrica degli affetti che influenzano la potenzialità all’azione di ciascunǝ e che fanno sì che persone con un background analogo spesso intraprendono percorsi di vita completamente divergenti.

La nozione di merito viene completamente smascherata in quanto concetto usato arbitrariamente da una certa strategia politica conservatrice per nascondere l’immobilismo sociale e per giustificare l’ordine costituito, senza porsi il problema di prendere misure politiche, economiche e sociali in grado di stabilire un punto di partenza più giusto ed egualitario dal punto di vista della distribuzione delle risorse (6). 

Il concetto di transclasse, inteso come soggetto della non-riproduzione della norma sociale, non è in via definitiva il futuro dell’umanità perché, conclude Jaquet, «l’obiettivo non è di passare in solitaria le frontiere di classe, ma di abolirle del tutto (7)». 

  1. Idea che costruisce il punto nodale di P. Bourdieu, J.C. Passeron, La riproduzione. Elementi per una teoria del sistema scolastico (1970), Guaraldi Editore, Firenze, 1972. 
  2. https://www.radiofrance.fr/franceinter/podcasts/zoom-zoom-zen/zoom-zoom-zen-du-lundi-19-decembre-2022-3670094
  3. La determinazione teorica del concetto di transclasse deve molto dal punto di vista filosofico a Spinoza, di cui la professoressa francese è esperta
  4. C. Jaquet, Les transclasses, ou la non reproduction, PUF, Paris, 2014.
  5. Si tratta di un concetto che Jaquet riprende dalla teoria degli affetti di Spinoza e dalla sua analisi geometrica delle passioni. Nella versione originale (vedi 4) Jaquet parla di complexion affective
  6. https://www.radiofrance.fr/franceculture/les-transclasses-ou-l-illusion-du-merite-par-chantal-jaquet-1798022
  7. C. Jaquet, op. cit., p.231, traduzione mia.