Kate Chopin | Racconti

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Ho scelto di recensire Kate Chopin | Racconti perché avevo già sentito parlare dell’autrice come una delle progenitrici della letteratura femminista di fine Ottocento.

Nata Katherine O’Flaherty l’8 febbraio 1850 è una delle scrittrici di origine creola della Louisiana più lette e riconosciute negli Stati Uniti.

Oggi è ricordata in Italia soprattutto – e quasi esclusivamente – per il suo romanzo del 1899 Il risveglio (The Awakening). Mi sono sentita ispirata, poi avevo veramente voglia di leggere dei racconti, forma letteraria che ho sempre apprezzato molto. 

I testi inclusi nell’opera sono una lettura estremamente piacevole. Non c’è avventura e non ci sono particolari colpi di scena, le trame sono semplici, quotidiane, ma mai banali: le chiuse sono particolari e inattese. Ə protagonistə dei racconti sono quasi sempre femminili.

Inaspettatamente, però, a parte qualche figura più forte, sono quasi tutte donne remissive, ancora legate agli stereotipi di genere e senza grandi slanci di indipendenza.

Dov’è allora la Kate Chopin femminista? 

Se vi limitate a leggere i racconti – per quanto veramente ben scritti – potreste rimanere spiazzatə. Non delusə, perché è evidente il talento letterario di chi scrive, ma disorientatə.

Per questo, il saggio finale di Anna Maria Farabbi (1) è una guida preziosa per approfondire e meglio capire l’autrice. 

Oltre a due brevi scritti iniziali, il contributo di Farabbi è posizionato dopo i racconti ed è un’ottima chiave di lettura per la comprensione del simbolismo che sta dietro ad alcune figure, alcuni paesaggi, alcuni oggetti, alcuni comportamenti ricorrenti dei racconti di Chopin. 

Come scrive Farabbi stessa:

«Il mio saggio aveva e ha l’intenzione di porgere strumenti di approfondimento e connessione per chi studia e, al tempo stesso, per chi incontra per la prima volta Kate Chopin. Avere a disposizione in un solo libro il viaggio e il viatico mi sembra una buona opportunità» (2).

Anna Maria Farabbi mostra, ad esempio, la forte connessione tra ə personaggiə e lo spazio in cui si muovono, che è principalmente il territorio della Louisiana; inoltre, ci parla di come possano essere interpretate alcune immagini che ricorrono spesso: l’acqua, le lettere ecc.

Senza svelare troppo, uno dei capitoli più interessanti del saggio è quello riguardante l’identità femminile, in cui vengono approfondite alcune figure particolarmente forti e ribelli.

Una di questa è Suzima di Una vocazione e una voce che «non vive dentro i confini parentali, matrimoniali, materni o filiali» (3). La donna sviluppa la propria sensualità, sessualità e felicità in modo libero, a differenza di «tutte le altre figure femminile scritte da Kate Chopin» (4).

Negli testi dell’autrice americana, insomma, sostiene Anna Maria Farebbi, vediamo il suo lavoro continuo per «illuminare il processo esistenziale femminile» (5), compiuto “ripulendo” la femminilità da tutte le sovrastrutture culturali secolari, individuando meglio la propria identità, vegliando sui diritti e mettendo in discussione l’istituzione matrimoniale e la maternità.

Insomma, per Chopin anche gli episodi apparentemente banali e semplici di alcuni suoi racconti o romanzi sono in realtà pretesti per «celebrare un risveglio individuale alla vita in sé, al rispetto del sé» (6). 

Attraverso le descrizioni degli slanci e dei gesti quotidiani delle sue protagoniste, la scrittrice americana mostra la sua volontà di sfidare le oppressioni, i “no” castranti e la subdola dittatura patriarcale.

È vero, quindi, che dai racconti potrebbe apparire non subito chiaro come mai Chopin venga considerata un’antesignana della letteratura femminista. Grazie a una lettura più attenta e grazie al ricco saggio di Farabbi, è impossibile non sentire crescere dentro di sé la voglia di approfondire l’autrice, di non fermarsi solo a questo libro ma di leggere, ad esempio, anche Il risveglio e altri racconti non presenti in questa raccolta. 

Si può allora saltare Racconti e andare al sodo?

È sconsigliato, perché ci si perderebbero alcuni significati, che la penna di Farabbi ci chiarisce, e verrebbe a mancare una parte comunque interessante e varia della produzione di Chopin stessa. 

Perché dovremmo leggere questo libro?

Perché Kate Chopin è rimasta nell’ombra troppo a lungo rispetto ai colleghi maschi. Questi autori, non per differenze di merito, ma per il loro naturale privilegio, hanno oscurato la sua affascinante e talentuosa figura.

È quindi necessario parlare di lei, leggere di lei, perché lo merita, come noi lo meritiamo.

Grazie pièdimosca e Al3vie edizioni!
K. Chopin, Racconti. Con saggio e traduzione di Anna Maria Farabbi, Al3vie in collaborazione con pièdimosca edizioni, Perugia, 2022.

(1) Anna Maria Farabbi è una poeta, narratrice e saggista nata a Perugia nel 1959. Ha tradotto e curato varie opere di Kate Chopin e ha scritto sull’autrice anche una monografia.

(2) Ivi, p.6.

(3) Ivi, p. 265.

(4) Ibidem.

(5) Ivi, p. 266.

(6) Ibidem.