GUERRILLA GIRLS_L’ARTE DI COMPORTARSI MALE

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Lo spazio del teatro è uno spazio viscerale, in cui reale e immaginifico si incontrano, si attraversano, si plasmano l’uno sull’altro e seminano germinazioni, generano vita, morte, contraddizione e caos. Questo è ciò che è emerso il 30 novembre e il 1 dicembre al teatro Pimoff di Milano in occasione di Guerrilla girls_L’arte di comportarsi male di Angela Antonini e Rita Frongia.

Definire Guerrilla girls non è semplice: si rischia di banalizzare, di ridurre in cliché, di tradire quella che è una vera e propria esperienza performativa in cui diversi piani si scontrano: il bizzarro, il reale, il trasgressivo, il violento, il riflessivo, l’illusorio. Quello che ne emerge sono sprazzi, immagini, vissuti che raccolgono e chiedono spazio, reale, esperienza. 

Guerrilla girls è essenza: una lettura e un dialogo con il pubblico al quale non si richiede di cogliere niente eppure si chiede di cogliere tutto. Corpo, musica, movimento e luce si fondono alle parole, alle suggestioni e producono scarto, turbamento, spaesamento e familiarità. 

Attraverso la provocazione artistica tipica delle Guerrilla girls, dalla quale si coglie il tono di denuncia, unitamente alla parodia e al gusto per la contraddizione, allo spirito di critica e di trasgressione, si mette in scena il femminile oltre e attraverso gli stereotipi, le esperienze, i desideri e le rinunce. Il risultato è uno spettacolo che genera se stesso, un’esperienza di vita dentro la vita, una critica violenta e trasgressiva che si fa illusione e compassione, gesti, disperazione, denuncia e poesia. 

In occasione del debutto a teatro dello spettacolo Guerrilla Girls_l’arte di comportartarsi male al teatro Pimoff di Milano, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’attrice e regista Angela Antonini e la regista Rita Frongia.

Cosa vi ha spinto a mettere in scena “Guerrilla Girl”? A cosa vi siete ispirate?

A.A.: Guerrilla Girl è il frutto di una lunga e preziosa collaborazione artistica con Rita Frongia che stimo profondamente, ho una grande fiducia nelle sue opere e nella sua raffinata arte di dirigere attrici e attori. Desideravo proseguire il lavoro iniziato con l’opera di LILITH – dove insieme abbiamo riflettuto a lungo sulla dimensione politica dell’atto performativo e del corpo scenico e sulla necessità di realizzare una presenza femminile pensante, ironica, gioiosa, perturbante, in grado di assumersi delle responsabilità riguardo alle modalità di attraversamento della struttura dell’opera come libero atto personale dell’attrice e della donna, sulla scena.

Il poster The Advantages of Being a Woman Artist delle Guerrilla Girls è stato importante per me perché utilizza un umorismo sarcastico e graffiante per criticare il sessismo nel mondo dell’arte e della cultura pop; mi sono riconosciuta nel loro pensiero artistico e politico: l’arte, l’intelligenza, la gioia e l’ironia possono essere efficaci strumenti di lotta.

Guerrilla Girl è dedicato a Maggie Estep, poeta di spoken word poetry, performer e musicista, molto nota a New York negli anni ‘90, che nel suo blog personale elenca tutti i lavori che ha fatto nella sua carriera per permettersi di scrivere la sua poesia e la sua musica. Noi abbiamo scelto il pezzo The sex goddess of the western hemisphere e Fuck Me per lo spettacolo.

R.F.: L’opera si inserisce nel percorso artistico di Angela Antonini che da anni si occupa di spoken word poetry. È una scrittura originale che si nutre dell’opera di Maggie Estep (Diario di un’idiota emotiva) e delle performance delle Guerrilla Girls, una collettivo femminista che rese evidente l’enorme disuguaglianza razziale e di genere nel mondo dell’arte.

Il lavoro nasce anche dalla necessità di raccontare un corpo esausto, devastato dalle contingenze, piegato da ritmi di lavoro insostenibili, un corpo stanco e sfruttato come quello di molti lavoratori di questo tempo ma che – nonostante tutto – cerca di essere poesia.

Cosa auspicate che il pubblico colga da questo spettacolo?

A.A.: Mi auguro intanto che possa conoscere e apprezzare questa nuova forma di poesia performativa, la Spoken Word Poetry, una pratica di poesia iper contemporanea, spesso cadenzata sulla musica, una poesia femminista che utilizza lo stile punk, il rock, il pop, una forma di attivismo politico e sociale ancora poco conosciuta qui in Italia, molto praticata invece in Sudafrica e negli Stati Uniti.

Ultimamente la sto portando nei teatri, nei festival, nelle scuole e nei locali di diverse città da circa tre anni, collaborando con artiste di grande talento come la performer e illustratrice Floor Robert e Crista, nome d’arte di Alessia Pensalfini, cantautrice romagnola che scrive delle bellissime canzoni, con una forte personalità. Mi auguro che il pubblico possa avvicinarsi alle istanze quanto mai urgenti e necessarie legate al femminismo intersezionale. Una Guerrilla, questa, a cui tengo in modo particolare.

R.F.: Come hanno detto molti artisti prima di me, la comprensione di un’opera non risponde alla logica, ma porta al silenzio, alla contemplazione, all’universale. Interrogare l’arte porta all’esperienza di uno stupore, questo auguro al pubblico, il trasalimento come reale esperienza conoscitiva. Auguro sempre al pubblico di divertirsi con questo gioco per adulti che è l’arte.

Che relazione pensate tra performance artistica e atto politico? Ovvero: in che modo l’arte può contribuire al cambiamento?

A.A.: Mi sono avvicinata alla pratica performativa e alla poesia proprio perché credo fermamente nel potere curativo e trasformativo della parola. Il corpo mistico del poeta impegnato nella parola detta, parlata, cantata è un’esperienza profonda e trasformativa. Non è un caso che questa pratica di spoken word sia nata in Sudafrica negli anni bui e terribili dell’Apartheid; era un modo per gli artisti e le artiste che la praticavano per resistere, generare forza, reazione, possibilità e ribellione e allo stesso tempo, uno strumento potente per elaborare l’oppressione, il dolore insieme al pubblico, alla comunità, coinvolgendo molte persone in un atto di resistenza e di liberazione e magari di fiducia nel prossimo in un momento in cui di speranza se ne trovava poca, esattamente come adesso.

L’arte può contribuire al cambiamento e ce l’hanno insegnato proprio le Guerrilla Girls che sono riuscite a cambiare molto nel panorama dell’arte contemporanea. Un movimento artistico nato a metà degli anni ​​’80 che gode ancora oggi di ottima salute e che ha portato avanti la sua battaglia con estrema ironia, invadendo le strade di azioni sovversive e allo stesso tempo esilaranti e piene di vita.

R.F.: Dentro ogni essere umano, nel corpo, c’è un mistero, un vuoto che fa paura, la materia dell’arte è nell’opera ma anche dentro chi guarda e interpreta l’opera. Considero politico ogni mio gesto e ogni pensiero, considero politico il processo di lavoro, considero politica la ricaduta dell’arte che non può cambiare il mondo e fermare una guerra ma può trasformarsi in coscienza. L’arte può portare una gioia intima e profonda, la gioia condivisa è già rivoluzione (la gioia è sottovalutata).

Grazie Angela Antonini e Rita Frongia per l’intervista e grazie Pimoff!

Foto di Alessandro Botticelli.