
«Per anni, crescendo in un contesto bianco, mi sono chiesta come mai continuavo a incontrare persone che mi guardavano senza vedere, perché a priori proiettavano su di me la storia che avevano deciso essere la mia. La necessità di spogliarmi dallo sguardo coloniale — razzista e patriarcale — mi ha portato a esplorare le teorie, le storie, le letterature, le spiritualità di soggettività e comunità non bianche, non occidentali. Ed è stato fondamentale guardarmi da altre prospettive per capire come percepivo e abitavo il mio corpo» (1).
Decolonizzare lo sguardo. Riflessioni di una donna nera, spunti per sfidare gli stereotipi razzisti è un saggio di Grace Fainelli e pubblicato da Eris edizioni che ci invita a mettere in discussione ciò che spesso diamo per scontato per comprendere come lo sguardo con cui osserviamo l’altrə sia filtrato da stereotipi e pregiudizi ereditati dal passato.
Fainelli mostra come queste “lenti coloniali” non agiscano solo verso l’esterno, ma plasmino anche l’immagine che le persone costruiscono di sé.
Ci guida così a riconoscere e decostruire le tracce di una prospettiva suprematista bianca che è ancora profondamente radicata nella nostra quotidianità.
Con una scrittura lucida e incisiva, l’autrice intreccia la propria esperienza personale a un’analisi critica delle strutture razziste che continuano a modellare, spesso in modo invisibile, il nostro immaginario collettivo. Ciò che emerge con forza è che lo sguardo non è mai neutrale: attraverso ricordi e riflessioni, Fainelli afferma come la rappresentazione delle persone nere — e in particolare delle donne — sia spesso filtrata da stereotipi che ne distorcono identità, complessità e agency.
Nonostante l’autrice sia nata e cresciuta in Italia, in quanto donna nera si sente rivolgere continuamente l’immancabile interrogativo: “Da dove vieni?”. Questa domanda, solo in apparenza innocua, diventa un esempio emblematico di come lo sguardo della società continui a considerare “altro” chi non rientra nell’immagine coloniale di italianità. Fainelli individua come queste micro–aggressioni quotidiane siano radicate nella cultura, e quanto sia urgente imparare a riconoscerle e metterle in discussione.
Dall’immaginario geografico, in cui tutto ciò che spesso si conosce dell’Africa — un continente composto da 54 stati — viene ridotto a un unico scenario di povertà, disperazione e pena; una visione semplificata e distorta, ereditata dal punto di vista del maschio bianco, borghese e colonizzatore.
Al termine razza, con cui l’Italia non ha ancora fatto realmente i conti, e che continua a portare con sé l’ombra di un presunto ordine gerarchico suprematista. Un retaggio che si riflette ancora oggi nei criteri impliciti di italianità, costruiti per escludere e per impedire che persone non bianche possano essere riconosciute pienamente come cittadine italiane.
Si arriva così all’invisibilizzazione delle persone nere, alle identità negate e costantemente etichettate come altre, e al persistente giustificazionismo del progetto coloniale italiano: un passato raccontato come missione civilizzatrice, come atto di aiuto o di carità cristiana, piuttosto che come sistema di violenza, espropriazione e dominio.
Fainelli rivela la persistenza di questi immaginari, che influenzano il modo in cui guardiamo il mondo e le persone che lo abitano. Proprio per questo ci spinge a intraprendere un percorso di consapevolezza critica, invitandoci a rileggere il passato per decostruire il presente, fino alla piena riappropriazione della propria narrazione: un passaggio cruciale, soprattutto per una donna nera, per trasformarsi da oggetto a soggetta della rappresentazione.
È un processo faticoso e scomodo, che richiede disponibilità al cambiamento a livello individuale e collettivo, ma soprattutto la volontà di rinunciare al proprio privilegio.
Questo saggio mostra come sia possibile superare l’approccio coloniale centrato sulla bianchezza, aprendosi a una prospettiva pluriversale capace di valorizzare culture e saperi storicamente resi subalterni. In questa trasformazione, riconoscere la marginalità non solo come luogo di oppressione, ma anche come spazio di resistenza, di immaginazione e di ampliamento delle possibilità di autodeterminazione diventa un passaggio imprescindibile.
Grazie Eris edizioni!
(1) Grace Fainelli, Decolonizzare lo sguardo. Riflessioni di una donna nera, spunti per sfidare gli stereotipi razzisti, Eris, Torino, 2025, p. 7.
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