
«Di cosa parlavano quando parlavano di fama nell’antichità? Cosa è rimasto, cosa è cambiato, quando è accaduto e perché?» (1)
In questo viaggio (anche) storico che propone Alessandro Lolli, vediamo come la fama sia stata un concetto variabile nel tempo: dalla sola fama possibile, ossia quella “postuma” («era quasi una tautologia» (2)) all’arrivo del Cristianesimo, dove il desiderio di riconoscimento si trasforma ulteriormente, diventando un potenziale peccato di vanità.
Insignificante, postuma, sociale, viziosa, veloce, tossica, falsa, respinta o ricercata.
La fama sembra essere un filo rosso che attraversa le vite di noi umanə da sempre, forse anche perché, come ricordava Aristotele nella Politica, siamo creature irrimediabilmente sociali.
Eppure un elemento attraversa ogni epoca: la fama è un concetto di relazione.
Essere famosə significa «essere noti a chi ci è ignoto» (3) . È un legame asimmetrico, un rapporto «unilaterale e disuguale» (4) in cui l’individuo osservato non conosce chi osserva.
E proprio per questo non può farne a meno: senza quello sguardo, non esisterebbe la propria fama. Una relazione problematica che Lolli descrive come «una morsa mortale in cui nessuna delle due parti può fare a meno dell’altra» (5).
Proseguendo nel percorso di Storia della fama, vediamo come questa dinamica si intensifichi per esempio nel passaggio dai primi anni 2000 ai giorni nostri. Se i talent show hanno messo in scena l’illusione di un’accessibilità immediata alla notorietà (già prevista da Andy Warhol), con l’avvento dei social media la trasformazione diventa radicale.
«La fama di massa non è l’accesso temporaneo al grande palcoscenico dei mass media, il tuffo in piscina al grido di ITALIA UNOOO o la comparsata nel reality show, come ancora si credeva all’inizio del millennio. È una modalità costante attraverso cui ci relazioniamo tra noi. È l’insieme dei palcoscenici che siamo, su ogni social che abbiamo deciso di frequentare» (6)
Viviamo così in un ambiente che produce nuove forme di riconoscimento e nuovi equilibri di potere, inediti rispetto al passato.
Ma fama e celebrità sono davvero la stessa cosa? E quale legame hanno con questo potere?
Se alcune piattaforme creano una «promessa di fama più sfacciata e seducente di ogni altro precedente social network» (7) e viviamo nell’epoca in cui stiamo vedendo una crescita continua di virtual influencer generatə dall’IA, a che gioco stiamo giocando?
Per capire meglio le dinamiche del mondo che ci circonda (e ci ha circondatə), questa lettura diventa fondamentale: non per offrire certezze, ma per affinare lo sguardo. Per riconoscere, con più lucidità, le logiche della fama che abitiamo e che, forse, abitano anche noi.
Grazie effequ!
Alessandro Lolli, Storia della fama. Genesi di otto miliardi di celebrità, Firenze, effequ, 2025.
(1) Alessandro Lolli, Storia della fama. Genesi di otto miliardi di celebrità, Firenze, effequ, 2025, p.20
(2) p. 28
(3) p.53
(4) p.79
(5) p. 100
(6) p. 167
(7) p.181
Decolonizzare lo sguardo
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