
Che cos’è la distopia? E perché questo tipo di narrazione continua a esercitare un fascino così potente, soprattutto al cinema?
Se continua così. Cinema e fantascienza distopica (1) di Mauro Gervasini, con prefazione di Gianni Canova, non si limita a rispondere a queste domande, ma si propone come una mappa critica di un genere tanto popolare quanto stratificato.
Attraverso una fitta rete di rimandi, da Metropolis di Fritz Lang fino a Dune di Denis Villeneuve, il volume ricostruisce una storia tematica della fantascienza distopica, mostrandone le trasformazioni e le declinazioni nel corso del tempo.
In modo forse controintuitivo rispetto agli scenari che rappresenta — mondi apocalittici, futuri alternativi, società deformate — la distopia intrattiene un rapporto strettissimo con il tempo che passa.
Questo genere immagina il futuro come riflesso deformato del presente: naviga il reale, ma mantenendo, rispetto a esso, sempre uno scarto. Il reale viene trasfigurato in un futuro possibile, e proprio per questo la fantascienza distopica è per sua natura politica: mostrando ciò che potrebbe accadere, rende problematico il presente accentuandone gli aspetti più inquietanti e irrisolti.
Per Neil Gaiman, la scrittura del futuro:
«Si basa su tre ipotetiche elementari: “E se?”, “Se solo…” e “Se continua così”. La prima, nota anche con il termine inglese “What If?”, si è sviluppata sul finire del Novecento prima di tutto in campo fumettistico e indica la costruzione di ucronie, mondi paralleli, eventi causati da sliding doors ma è anche “una domanda sul senso del cambiamento”, ovvero, ad esempio: se arrivassero gli extraterrestri cosa succederebbe? La seconda “è l’ipotesi che apre le prospettive più mirabolanti sul futuro (se solo fossi invisibile…). La terza, “Se continua così”, ci riguarda direttamente». (2)
Il titolo del saggio di Gervasini nasce proprio da quest’ultima ipotesi.
Se continua così non è soltanto una formula narrativa, ma un avvertimento. L’approccio enciclopedico del volume alle opere letterarie di fantascienza e ai film in particolare può interessare i curiosi ma anche gli specialisti e risponde alla volontà di dare dei riferimenti utili a leggere il tempo che cambia.
Mappare la fantascienza distopica significa provare a capire il nostro presente e quali nuovi problemi emergono. È per questo che le distopie contemporanee si modificano: sono ecologiche, post-atomiche, virali e tecnologiche. Danno forma alle contraddizioni e alle derive possibili del nostro oggi, in un futuro mai remoto o astratto, ma risultato diretto delle scelte, delle tensioni e delle paure che attraversano il presente.
Nota di merito al testo è l’attenzione riservata alla fantascienza italiana, meno conosciuta e poco affrontata in ambito critico: un ottimo spunto per riflettere anche sulle nostrane derive distopiche.
Grazie Mimesis!
M. Gervasini, Se continua così. Cinema e fantascienza distopica, Mimesis Edizioni, Milano, 2022.
(1) M. Gervasini, Se continua così. Cinema e fantascienza distopica, Mimesis Edizioni, Milano, 2022.
(2) ivi, p. 12.
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