Il nemico. Elon Musk e l’assalto al tecnocapitalismo e alla democrazia

Cosa succede quando l’uomo più ricco del mondo, colui che combina ambizione, denaro, ideologia, propaganda, influenza e potere, trova come unico ostacolo, come unico limite alla sua espansione, la democrazia?
O meglio: cosa accade quando il nuovo capitalismo, quello fatto di tecnologie e media di informazione, incontra populismo, estrema destra, teorie del complotto e sete di potere?
Ecco la ricetta perfetta per il disastro.
E se può sembrare la trama di un film distopico, basta guardarsi intorno per scoprire, con neanche troppa sorpresa, che questo nuovo tecnocapitalismo abitato da entrepreneur senza scrupoli, è già tra noi.
Quella che Stefano Feltri racconta ne Il nemico, attraverso un’analisi sagace e dettagliata, è la nascita e l’evoluzione di una nuova specie di capitalismo fatto di tecnoligarchi che usano i media e l’informazione per estendere il loro controllo e ampliare il loro potere e la loro influenza.
Per raccontare la trasformazione del capitalismo sfrenato, fatta di bramosia, fame di controllo e logiche totalizzanti, sceglie una figura emblematica: Elon Musk.
«Elon Musk è l’esemplare più compiuto, potente e pericoloso prodotto da questo “salto evolutivo”: i nuovi tecnoligarchi hanno prima imparato a controllarci e manipolarci nella nostra dimensione digitale e adesso stanno estendendo la loro influenza nel mondo fisico […]. Forse Elon Musk è il “messia” di questo capitalismo che ha velleità totalitarie, che non si pone limiti e anzi pretende di estendersi anche oltre il nostro pianeta. Un capitalismo extraterrestre. O forse è soltanto il profeta, il primo di quelli che verranno, l’apripista» (1).
Il soggetto-Musk, infatti, racconta bene come il nuovo capitalismo digitale abbia fatto del potere e dell’influenza, del racconto di sé e dell’ideologia estrema una chiave di volta per piegare le democrazie alle logiche di mercato.
Da imprenditore e CEO di aziende come Tesla e Starlink fino all’acquisto di Twitter, poi diventata X, sovrapponendo la narrazione della propria persona a quella della sua azienda, Musk è riuscito a smuovere il consenso e a condizionare i mercati globali, deviandoli verso le sue volontà e il suo dominio. Non solo, controllando l’informazione e diffondendo odio in rete, stringendo l’occhio alle destre estreme e negazioniste, mischiando razzismo ed eugenetica a una visione messianica di se stesso come il salvatore dell’umanità, Musk è riuscito ad influenzare la politica in quelle che sembrano una conquista e un’espansione senza fine.
«Perché fa tutto questo? Per avere un potere che la sua ricchezza da sola non poteva garantire. Se i dati garantiscono sovranità, il ruolo del DOGE(2) consente a Musk di superare se stesso, di diventare quel «capo sovrano di uno Stato» che è più ricco dell’uomo più ricco del mondo. Chi controlla dati e algoritmi regna anche senza essere eletto, così come una volta faceva chi aveva più soldati» (3).
Feltri, ne Il nemico, riesce a cogliere i passaggi di questa dominazione ideo-economica con una analisi precisa: dai licenziamenti di massa al progetto di colonizzazione di Marte, dal legame con le destre estreme e populiste alle teorie incel della “pillola rossa”(4), dal ruolo nelle proteste e nei conflitti in Ucraina ai bitcoin, dai meme al DOGE, fino alla casa bianca e ai rapporti con Trump.
«Musk è una minaccia, ma è anche il grande nemico di cui c’era bisogno. È l’antitesi della civiltà liberale, democratica, aperta che abbiamo costruito. O meglio, è un Doppelgänger, un doppio malvagio che prende quanto di meglio l’Occidente ha prodotto – e di cui lui stesso ha ampiamente beneficiato – e lo trasforma nella sua versione oscura, perversa: la libertà di espressione serve per legittimare l’odio, l’innovazione per costruire nuovi monopoli, l’esplorazione del cosmo per esportare il nostro stile di consumo insostenibile su altri pianeti, i soldi ottenuti dalle auto elettriche per finanziare la vittoria dei negazionisti climatici» (5).
Musk è riuscito a mettere in luce i pericoli e i rischi alla quale la democrazia è esposta.
Ha svelato i punti deboli e gli angoli ciechi, ha mostrato quanto i media possano influenzare le masse e piegare il potere, quanto le logiche capitalistiche e di mercato applicate alla democrazia possano generare mostri se sostenute da ideologie estreme e ambizioni irrefrenabili.
Ma, come Feltri ci suggerisce, questo non deve sconfortarci: è solo dinanzi ai grandi pericoli che l’Europa, così come il mondo intero, può riassestarsi e ricostituirsi per affrontare questa nuova minaccia.
«Questo ci porta a noi. Siamo soltanto spettatori? O magari complici, dal momento che usiamo le piattaforme digitali che sono la base del potere di Elon Musk e Mark Zuckerberg, ci informiamo su Google e ChatGpt, e facciamo acquisti su Amazon? Proprio la natura immateriale e globale delle piattaforme digitali è anche la loro grande debolezza. Come abbiamo visto, basta che un solo governo, o talvolta perfino un singolo cittadino in tribunale, osi sfidare il potere di quelle piattaforme in un qualunque angolo del pianeta per creare un precedente, delineare una linea di azione, incidere una piccola crepa nel monolite. […] La democrazia americana si è scoperta fragile, in balia del potere dei tecnoligarchi. La democrazia europea deve dimostrare, invece, di essere all’altezza della sfida» (6).
Grazie Utet!
(1) S. Feltri, Il nemico. Elon Musk e l’assalto del tecnocapitalismo alla democrazia, UTET, Torino, 2025, p. 7.
(2) Da Department of Government Efficiency: dipartimento per l’efficienza governativa. Il DOGE è un’organizzazione creata durante il secondo mandato presidenziale di Trump e guidata da Musk con lo scopo di snellire la burocrazia americana e ridurre gli sprechi delle spese federali.
(3) S. Feltri, Op. cit., p. 105.
(4) L’espressione “pillola rossa” prende spunto dal film Matrix del 1999 e fa riferimento ad una pillola che permette al protagonista di vedere la realtà al di fuori della simulazione in cui tutti siamo immersi. Nella cultura web l’espressione è stata adottata alla sottocultura degli incel (da invoulontary celibate) e della manosphere (rete online maschilista, antifemminista e incentrata sull’espressione estrema della mascolinità) per giustificare risentimento verso le donne, recriminando censura e limitazione alla libertà di espressione da parte del governo e dalla società spesso attraverso quello che definiscono “politicamente corretto”.
(5) S. Feltri, Op. cit., UTET, Torino, 2025, p. 11.
(6) Ivi, p. 208.
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