
Nel suo amori queer contro il fascismo. manifesto per una democrazia deviante Costanza Spina racconta l’universo queer come una pratica della complessità fondata sull’amore come valore politico.
«restare nel flusso, abitare la soglia, non irrigidirsi mai» (1)
La queerness s’incarna in una soglia che mette in contatto mondi fatti di corpi: interno ed esterno, individuo e società, noto e ignoto.
Non è approdo, ma crocevia di passaggio in tutte le direzioni.
Vivere sulla soglia significa accettare che la vita è qualcosa di più delle categorie in cui cerchiamo di ordinarla e che la pluralità non è un’eccezione ma una condizione fisiologica.
La queerness si pone quindi in chiaro contrasto con il muro della conformità che ci vorrebbe tuttə omologatə e monodimensionali, ingranaggi atomistici di una società monocorde che è stata istruita a vedere nell’altro solo minacce.
A partire dalla considerazione che la promessa di un mondo ordinato, leggibile e uniforme è da sempre il grido di battaglia delle propagande totalitariste, Spina attinge alla propria esperienza tra Italia e Francia per mostrare come le recenti recrudescenze delle posizioni di estrema destra nel panorama europeo non siano che l’evoluzione fisiologica dell’animus fascista, mai veramente eradicato dalla classe politica, amministrativa e giudiziaria di questi Paesi.
Il rassicurante mito della tradizione normoconformata riemerge nelle politiche migratorie, nella regolamentazione delle unioni, nella disciplina dei diritti riproduttivi. Si infila nei corpi e stabilisce chi è ammesso nel cerchio protettivo della dignità e chi invece, da diverso, non è legittimatə ad esistere. Noi giusti, normali, dentro. Voi strani, invece, fuori, a costo di farvi anche del male (anzi, dice Spina: preferibilmente facendovi del male).
«Attraverso la paura, l’estrema destra contemporanea genera consenso e, per mantenere questo terrore e al tempo stesso rinnovarsi, ruba le idee più progressiste della sinistra trasformandole in un marasma intellettuale che si adatta a qualsiasi terreno elettorale» (2)
Del resto, la superficialità del pensiero fa il gioco di chi vuole ostacolare la comprensione politica.
Nell’era dell’infocrazia, ben spiegata da Byung-Chul Han (3), la manipolazione emotiva del pubblico ha surclassato la forza logica del confronto.
«Mettendo in opposizione fascismo e teorie queer, mettiamo in tensione due forze politiche che utilizzano l’una l’odio e l’altra l’amore come competenze politiche» (4)
Per Spina la risposta alla logica dell’odio e della paura sta nel recupero di una dimensione sociale dell’amore. Amore è infatti aprirsi all’alterità e, in questo senso, è individuabile anche al di fuori delle relazioni intime, nel riconoscimento della dignità di tuttə, in una solidarietà sociale che è intrinsecamente rivendicazione di diritti.
La postura di fiducia nel futuro e nel cambiamento rende possibile la dimensione pubblica di tutte le devianze, reinterpretate come positive caratterizzazioni della vita, riconoscendo a ciascuna il diritto di esistere.
Interpretando l’amore come sentimento civile, per Spina la naturale applicazione del principio solidaristico si concretizza nella intersezionalità delle cause per il riconoscimento di tutte le devianze. La legittimità del movimento per i diritti degli afrodiscendenti americani non toglie (o non dovrebbe togliere) nulla alla validità delle rivendicazioni femministe; così come l’emancipazione delle persone con disabilità può corroborare la lotta contro l’ageismo. I corpi non appartengono esclusivamente a una o all’altra categoria, e la liberazione dal confinamento è un vantaggio che attraversa tutte le specificità.
Lo spirito queer nel suo nucleo fondamentale mette in discussione l’esistenza di una identità unica ed è quindi la rete di relazioni la forma di azione civile più coerente: il recupero di una dimensione comunitaria quanto più distante possibile dal corporativismo di massa.
«Oltre alla gioiosa espressione del sé, la queerness è anche pratica rivoluzionaria della gentilezza radicale» (5)
Giustizia trasformativa, comunità, partecipazione, speranza ed utopia: sono tante le proposte che il saggio mette sul piatto come contributi al processo di emancipazione verso una società e un diritto in grado di accogliere e valorizzare la pluralità dei corpi e delle relazioni.
Non che la militanza queer sia lo specchio immacolato di intenzioni perfette.
È vita, e come tale fa sbagli. amori queer contro il fascismo ci mostra anche le debolezze del movimento quando, vittima anch’esso delle logiche dei social, rischia di banalizzare l’attivismo riducendolo a poche posizioni con enorme visibilità, penalizzando il confronto collettivo, che è sempre stato il punto di forza delle rivendicazioni degli esclusə.
Cresciute nella violenza, anche le comunità queer rischiano di interiorizzarla e usarla come strumento contro la violenza, allineandosi alla postura prevaricatrice ed oppressiva che vorrebbero combattere.
La divisione interna è un altro grande punto debole della militanza: non è affatto scontato che chi conquista un diritto sia disposto a condividerlo con facilità. La conquista può produrre nuove gerarchie e forme di esclusione, replicando le relazioni di potere anche tra i gruppi marginalizzati.
«Stare sulla soglia, senza paura» (6)
Con onestà, Spina ci invita a diffidare da chi afferma l’infallibilità del movimento solo perché dalla parte delle vittime. Ci invita piuttosto a vivere la queerness recuperando il senso profondo della solidarietà per continuare ad aprire le porte della democrazia contro il vento del dogmatismo.
Un’ultima nota sulla traduzione realizzata dalla Collettiva Sabir: un bellissimo lavoro d’insieme che ha realizzato proprio quelle pratiche di ascolto e mediazione che contribuiscono alla condivisione delle esperienze e delle parole per raccontarle. Squisitamente queer.
Grazie a Le Plurali!
(1) Costanza Spina, amori queer contro il fascismo. manifesto per una democrazia deviante, Roma, Le Plurali editrice, 2026, p. 26.
(2) Ivi, p. 78.
(3) Byung Chul-Han, Infocrazia, Torino, Einaudi, 2023.
(4) Costanza Spina, amori queer contro il fascismo. manifesto per una democrazia deviante, p. 34.
(5) Ivi, p. 20.
(6) Ivi, p. 36.
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