FESTIVAL FILOSOFIA 2019

Anche quest’anno vi portiamo al Festival della Filosofia con noi!

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ANTICIPAZIONE FESTIVAL FILOSOFIA 2020: il tema sarà “MACCHINE”

Domenica 15 settembre

Umberto Galimberti, Siamo soli o siamo molti? – Modena

Dopo una breve presentazione introduttiva, Umberto Galimberti fornisce ai suoi spettatori un quadro preciso e a tratti crudo della realtà fattuale, in cui gli esseri umani, individui parcellizzati e figli dell’era digitale sono costretti a muoversi affannosamente. Davanti ai nostri occhi si aprono i due soli scenari possibili: quello economico, dominato dalla logica capitalistica portata alle sue estreme conseguenze e quello della tecnica, dove la tecnologia, da originario strumento dell’essere umano, viene commutata a legge universale e pericolosamente assolutistica. In questo contesto drammatico l’individuo in quanto “persona”, in quanto singolo soggetto pensante, viene del tutto a sparire. La società tecno-capitalistica trova il suo scopo ultimo nel suo continuo ed inarrestabile auto-potenziamento, sino a fagocitare il concetto di persona ed eliminare spietatamente qualsiasi declinazione non puramente strumentale dell’essere umano. Per quanto Galimberti non lasci dubbi sull’inutilità del nutrire alcuna speranza di salvezza o redenzione all’interno della società tecnocratica, un piccolo spiraglio rimane aperto sul ruolo della filosofia. Come un faro nella tempesta, è proprio la filosofia, infatti, a dover mantenere vivo lo spirito critico e a fornire un’istantanea puntuale della realtà circostante, tenendo viva l’attenzione sui possibili pericoli di una società irrimediabilmente votata al nichilismo.

Roberto Esposito, Impersonale. La persona che esclude. – Modena

Esposito ha voluto fornirci con la sua lezione una sorta di controcanto rispetto al concetto preso a tema dall’intero festival, provando in modo sempre intelligente e mai provocatorio a rovesciare il punto di vista degli ascoltatori sul concetto cardine dell’intero festival, quello di persona. La centralità ed importanza della categoria persona all’interno del linguaggio giuridico e filosofico, specie a partire dalla dichiarazione universale dei diritti umani del ’48, trova un riconoscimento pressoché universale, quasi scontato, proprio per la sua intrinseca capacità di mantenere integra la differenza ontologica di ogni singolo individuo. Proprio per questo motivo però, secondo Esposito, è importante puntare i riflettori sul concetto solo apparentemente opposto dell’Impersonale. È l’impersonale che rivela tutte le contraddizioni di cui, ancora oggi, sembra pregno il concetto di persona, che nel suo anelito di universalità, finisce, ancora una volta, per creare divisioni e scissioni nel soggetto e tra i soggetti facenti parte della comunità. Il riferimento più immediato, in questo senso, può essere quello politico, dove assistiamo – a livello nazionale e internazionale – al predominio di personalità, incarnate magari da leader più o meno carismatici a sfavore dei più ampi e impersonali programmi di partito. Uno sbilanciamento verso il bene del singolo a discapito del bene collettivo può, per Esposito, essere superato solo dall’impersonalità delle istituzioni, da considerarsi come catalizzatori di un più ampio e corale insieme di intenti.

Sabato 14 settembre

Michael Quante, Autonomia personale – Modena

Il sabato filosofico a Modena si apre con un intervento di Michael Quante riguardante l’autonomia personale con particolare riferimento all’assistenza a lungo termine di persone anziane. Quali concetti di autonomia e dignità sono più adatti alle sfide etiche della terza età? È questo il quesito cardine che Quante cerca di snocciolare attraverso un discorso ben strutturato e accessibile ad un ampio pubblico. Una possibile risposta per il filosofo si fonda sulla identificazione di questi concetti come forma di vita personale dell’essere umano. Riflettendo sulle nozioni di autonomia, autonomia personale e personalità, Quante approda alla concezione di “dignità personale”, capace di integrare la dignità e la personalità biografica. La dignità non si esaurisce in elementi cognitivi ma fa riferimento al singolo progetto di vita. Per tutelare la specificità degli anziani che hanno bisogno di assistenza dobbiamo pensare alla dignità personale, alla tutela dell’ integrità della loro personalità e riflettere sulla “dipendenza” non in accezione negativa ma come forma della vita personale, una dipendenza che ci costringe a fare i conti con la nostra finitezza. 

Chiara Saraceno, Disparità di genere – Carpi

Chiara Saraceno filosofa e sociologa ha tenuto a Carpi la lezione magistrale “Disparità di genere”.
Il riferimento con cui apre il suo intervento riprende la passata crisi di governo per evidenziare la stretta connessione tra disparità di genere e equilibri e sviluppi sociali, economici e sopratutto politici. Il problema, afferma, è da definire e non consiste nella questione delle quote rosa ma soprattutto delle quote blu. La politica italiana e in generale qualsiasi dimensione lavorativa che prevede ruoli di potere è occupata dall’egemonia maschile.
Investire sull’istruzione e nella occupazione femminile significa investire concretamente sul futuro sociale e salvaguardare le generazioni future.
Il genere è una costruzione sociale a partire dalla differenza sessuale, e che si è poi cristallizzato in ruoli e aspettative sociali e sessuali molto rigidi e inflessibili. Il tentativo oggi di decostruirlo viene percepito come un pericolo, come se si volessero rompere le leggi di natura.
La disuguaglianza di genere è un’ingiustizia nei confronti fronti della dignità della donna, un vincolo alla sua libertà e di essere ciò che vuole, e anche un grave danno per l’intera umanità.

Ivano Dionigi, Senza barbari, cosa sarà di noi? – Modena

Piazza gremita a Modena, è la volta di Ivano Dionigi, latinista e professore presso l’Università di Bologna. Intervento concreto, diretto, ricco di riferimenti bibliografici. Dionigi ci sprona all’inclusione culturale attraverso una riflessione che affonda le radici nell’antichità prendendo in particolar modo come esempio Roma. Roma è stata capace di virtus politica, culturale, religiosa e linguistica verso il diverso. Mentre i greci erigevano muri, un dentro/ fuori escludente, i romani trasformavano l’altro nel cittadino dell’impero, adottando le arti ritenute migliori e assimilando i culti. Dovremmo imparare la lezione dei veri politici, i romani. E da questo breve escursus storico, Dionigi invita i ragazzi ad osare, ad interrogarci perché ognuno di noi ha responsabilità. 

Massimo Cacciari, Quis es, homo? – Carpi

L’intervento di Massimo Cacciari è inserito all’interno della tematica relativa alla genealogia della persona. Ricordando Tullio Gregory e la sua lezione fondamentale di approccio non convenzionale e scevro di pregiudizi al pensiero medioevale e umanistico, elabora una interessante riflessione sul pensiero di alcune figure fondamentali della cultura essenzialmente Italiana tra quattordicesimo e quindicesimo secolo, partendo da e soffermandosi in particolare su Dante, per poi accennare ad alcuni esponenti di primo piano dell’umanesimo come Valla, Alberti, Pico della Mirandola e più tardi Machiavelli. In tutti questi autori emerge un sapere complesso e a volte contraddittorio e sempre segnato da intime tensioni in cui la domanda “chi è l’uomo? ” va intesa in termini di enigma, compito e mistero.

Michela Marzano, Cosa resta di noi? – Modena

Cosa resta di noi quando perdiamo la nostra identità? Punto di partenza della conferenza è Alice nel Paese delle Meraviglie, di Lewis Carroll. Come Alice e i dubbi in merito ai suoi cambiamenti, cosa ci permette di dire che siamo sempre gli stessi nonostante i cambiamenti del nostro corpo? John Locke nel 1690, con il suo Saggio sull’intelletto umano tratta per la prima volta di identità personale. Egli definisce l’identità con la coscienza e la memoria, che ci consente di estenderci. Non solo: definisce una dualità dell’uomo, dove essere umani significa avere una continuità fisica, mentre essere persone significa avere una continuità temporale. Cosa accade dunque quando perdiamo la memoria? Cadono i dualismi di Locke e restano i residui del sé, i sentimenti di familiarità, quella memoria affettiva che la filosofia ha ignorato per troppo tempo. Resta l’amore.

Paolo Flores d’Arcais, Il sovrano della vita – Carpi

L’intervento di Paolo Flores D’Arcais ruota intorno alla legittimità o meno del suicidio e del suicidio assistito intesi come diritti. La tesi cardine del filosofo è che solo un argomento di fede ha la forza di sostenere la proibizione dell’eutanasia. Si dice, infatti, che è Dio ad averci donato la vita, per cui sarà egli stesso a decidere quando togliercela. Se seguiamo, invece, argomenti razionali non possiamo non ammettere la libertà di scelta. Attraverso un excursus storico, allora, il relatore ripercorre alcuni nodi filosofici cruciali partendo dall’antichità ( Aristotele, Platone, Stoici) per approdare alla modernità con Kant, Hume, Leopardi. Questa disamina è funzionale per dimostrare che il diritto al suicidio e all’assistenza al suicidio debbano essere inseriti in Costituzione.  

Leonardo Caffo, Specie – Modena

Umanesimo, antropocentrismo, ontologia: potrebbero quasi risultare come termini sinonimi della gabbia in cui viviamo, intrappolati nel nostro piccolo concetto di natura. La filosofia contemporanea è ancora convinta che la questione animale sia una faccenda nuova, ed è proprio per questo motivo che la realtà è viziata dalle concezioni improntata sull’antropocentrismo. Solo distruggendo le barriere potremmo uscire dal nostro mondo e  capire che non abbiamo alcun tipo di specialismo. 

Venerdì 13 settembre

Giuseppe Cambiano, Politica di Aristotele – Modena

Il Festival Filosofia 2019 apre a Modena con una lezione magistrale di Giuseppe Cambiano, storico della filosofia antica che analizza la frase certamente più conosciuta di Aristotele: «L’uomo è per natura un animale politico».
Il termine ‘politico‘ fa riferimento alla polis, realtà del mondo greco, città autonoma e indipendente. Il termine ‘animale‘ Aristotele lo utilizza perché gli animali vivono in gruppo e la natura ha dato loro la capacità di emettere suoni per comunicare. Pertanto l’uomo in quanto animale possiede egli stesso queste caratteristiche e in quanto animale sociale è membro di una famiglia (comunità in potenza) e di una polis (comunità in atto). Per essere definito un cittadino di una polis però, non basta condividere uno stesso luogo: il vero cittadino (greco) è colui che riesce a governare il proprio corpo attraverso il logos e quindi può partecipare alle assemblee e alle cariche governative. Donne, bambini e schiavi non sono contemplati in questo disegno.
Il pensiero di Aristotele, ad oggi, è considerato solo un relitto del passato? Oppure può essere utile un suo continuo confronto con il periodo odierno, ancora molto diffidente nei confronti del diverso?

Massimo Mori, Per la pace perpetua – Modena

“Per la pace perpetua” è un breve scritto kantiano ma di grande importanza perché anticipa il diritto internazionale, elaborando il cosiddetto diritto cosmopolita che ha il fine di difendere il diritto dell’uomo in quanto cittadino del mondo. In particolare vi sono tre idee filosofiche assolutamente innovative esposte, che riguardano rispettivamente: i) il rapporto fra individui all’interno dello Stato; ii) il rapporto tra Stati; iii) il rapporto tra individuo e uno Stato differente da quello in cui si è cittadino.
Kant afferma che la migliore forma di governo è quella che oggi chiamiamo democrazia rappresentativa o parlamentare perché è l’unica che può garantire la pace e il rispetto della dignità umana. Per quanto riguarda il rapporto tra Stati, Kant predilige la formazione di una federazione libera di essi, in cui ognuno conservi la propria indipendenza e centralità. Infine sul rapporto tra individuo e uno stato terzo, Kant ci ha dato una grande insegnamento che diventa fondamentale soprattutto al giorno d’oggi con il grande clima d’odio che si respira: lo straniero non deve mai essere trattato come un nemico. Ogni individuo deve essere rispettato nella sua dignità umana e deve essere sempre considerato come fine e mai solamente come mezzo.

Massimo Recalcati, Il gesto di Caino – Carpi

Piazza davvero strapiena per Massimo Recalcati. È importante analizzare la figura di Caino per comprendere l’aspetto più scabroso e inquietante dell’essere umano ovvero quello della violenza. Solo nel mondo umano esistono gesti fratricidi, di odio e di sadismo verso gli altri, ciò non accade nel mondo degli animali. La violenza è una terribile tentazione. Essa assomiglia, come afferma Freud, a un’allucinazione che vuole trasformare la realtà a seconda dei propri desideri. Molto spesso ciò avviene perché si vuole negare l’alterità dell’Altro. Freud sostiene che in ciascuno di noi vi è un inconscio criminale, che vuole eliminare il rivale. Caino è stato il primo uomo a compiere un gesto fratricida perché vedeva in Abele la causa che ha infranto il suo sogno di unicità. Caino infatti per un determinato periodo della sua vita è stato l’unico figlio al mondo e rappresentava la massima espressione del narcisismo. Abele incarna l’ideale che Caino vuole essere, ma che non potrà mai raggiungere. Da una parte lo ama ma dall’altra lo odia profondamente al punto di volerlo uccidere poiché gli procura una ferita narcisistica che non si potrà mai più rimarginare.

Mauro Magatti, Individuazione – Carpi

L’ultima lezione della giornata a Carpi è “Individuazione” di Mauro Magatti, professore universitario e sociologo allievo di Zygmund Bauman, che sottolinea la necessità di riflettere più a lungo sul proprio Io e sul rapporto che esso ha con il mondo. A causa della società liquida, ovvero della società capitalistica, il rapporto che ogni individuo ha con il proprio sé e con l’altro sono legami superficiali e utilitaristici. Questo fenomeno viene definito a livello sociologico come “modello di individualizzazione“. Il sistema economico e lavorativo non sta più dando segnali di crescita e rinnovamento, ma di stagnazione; l’esito di questa situazione è quella di un Io sempre più isolato e frustrato e all’inevitabile passaggio del “modello pulsionale”. L’individuo individualizzato non riesce più a realizzarsi, a compiersi e perciò ricorre a scaricare sugli altri la propria aggressività e volontà di distruzione. Questo grande senso di fallimento esistenziale, porta a cercare continui capri espiatori, soprattutto verso le persone più deboli e diverse. Se non si mette in crisi il modello dell’individualizzazione, Magatti sostiene che potrebbe esserci il rischio di un eventuale ritorno di un nuovo tipo di fascismo.