Jane Addams, la filosofa dimenticata

JANE ADDAMS FILOSOFEMME

Nuovo anno, nuova rubrica: la Filosofa del mese. E chi poteva essere la prima, se non una pioniera, attivista, indefessa difenditrice dei diritti?


Ma c’è da fare un appunto, prima di parlare di Laura Jane Addams.


Il suo ruolo, come filosofa, è stato infatti portato alla luce solo negli anni Novanta del secolo scorso. Prima di allora, le si è dato valore soprattutto per le battaglie civili che ha combattuto sul campo e per le quali, nel 1931, è stata insignita del Nobel per la pace. Il corpus teorico di Addams, tuttavia, è significativo: la dozzina di libri e gli oltre cinquecento articoli pubblicati, che mostrano una solida interazione intellettuale tra esperienza e riflessione, ne giustificano l’appartenenza a pieno titolo alla tradizione del pragmatismo americano — che ella frequentò da molto vicino.

Addams coltivò, in effetti, una fruttuosa amicizia con John Dewey: dal momento in cui si incontrarono, nel 1892, lavorarono a stretto contatto, influenzandosi reciprocamente. Dewey dedicò proprio a Addams il suo Liberalism and Social Action e, in occasione dei suoi corsi all’Università di Chicago, soleva assegnare gli scritti dell’amica e collega ai suoi studenti.


Altrettanto fruttuosi furono i rapporti con George Herbert Mead, con il quale scrisse diversi speech a favore dei lavoratori e per la salvaguardia della pace, e con William James.


L’idea di fondo del pragmatismo «consiste nella proposta di rintracciare il significato di enunciati attraverso le conseguenze di azioni, in sostanza nel collegare i nostri concetti e le nostre teorie ai fatti della condotta umana» (1). A questo nucleo si aggiungono una serie di temi, declinati diversamente ma comuni ai diversi autori, come: pluralismo, democrazia, umanesimo — che Addams affronta facendo spesso riferimento a casi concreti.


Entriamo ora nel vivo della sua biografia. Chi è Laura Jane Addams?


Laura Jane Addams nacque a Cedarville, nell’Illinois, il 6 settembre 1860. Orfana di madre a soli due anni, fu cresciuta dal padre, idealista e sostenitore di Lincoln, che volle per lei un’istruzione superiore: prima al Rockford Female Seminary, poi al Women’s Medical College di Philadelphia.

Tra il dicembre 1887 e l’estate 1888 visitò l’Europa e, a Londra, la colpì la realtà di Toynbee Hall, una comunità di giovani uomini impegnati ad aiutare i poveri della città vivendo in mezzo a loro. Tornata negli Stati Uniti, con l’aiuto della compagna di college Ellen Gates Starr, decise di replicare l’esperimento della Settlement House londinese nel Near West Side di Chicago, quartiere densamente popolato di migranti, dando così i natali a Hull House, il 18 settembre 1889.


La comunità, rispondendo di volta in volta ai bisogni del quartiere con progetti sempre nuovi, diventò un fondamentale incubatore di programmi sociali.


A Hull House ebbero origine il primo piccolo teatro e tribunale per minorenni degli Stati Uniti, oltre che i primi parco giochi, palestra, piscina e cucina pubbliche di Chicago. Centro promotore di riforme legislative a livello comunale, statale e federale, su questioni come il lavoro minorile, il suffragio femminile, la riforma sanitaria e le politiche di immigrazione, segnò l’inizio di quello che oggi conosciamo come Social Welfare.

Sebbene inclusivo, Hull House si caratterizzò da subito come spazio di chiara connotazione femminile: molte donne, per lo più universitarie, si trasferirono nella comunità per viverci, lavorarci e garantirsi uno spazio di riformismo sociale che nelle istituzioni canoniche era loro interdetto. La maggior parte erano donne sole, non sposate — in controtendenza con i dettami dell’epoca; alcune, come la stessa Addams, impegnate in relazioni con altre donne.

L’esperienza al femminile di Hull House spinge alcuni a considerare Addams una precursora della cosiddetta standpoint epistemology, ovvero la nozione secondo cui la conoscenza sarebbe situata e, per questa ragione, il punto di vista degli oppressi, tra cui le donne, dovrebbe essere valorizzato visto che capace di vedere problemi e ingiustizie che l’oppressore non vede. (2)


L’inclusività è di certo centrale nelle riflessioni di Addams, tanto da fondarne l’etica: perché la società migliori bisogna tenere conto della complessità del tessuto urbano, così da sostituire la morale individuale con una morale sociale.


L’etica, inoltre, deve tenere conto dei bisogni reali: il solo intelletto è inadeguato all’azione morale. Per questo, anche l’emozione e gli impulsi umani primitivi, che favoriscono la vita e proteggono gli indifesi, devono essere impiegati.

Grazie all’eco di Hull House, Addams si impose come donna più conosciuta d’America. Figura fondante della National Association for the Advancement of Colored People, dell’American Civil Liberties Union e della Women’s International League for Peace and Freedom, Theodore Roosevelt ne chiese l’appoggio durante la campagna alle presidenziali.

Convinta pacifista, si scagliò duramente contro la Prima Guerra Mondiale e criticò il trattato di pace imposto alla Germania nel 1919, sostenendo che era così umiliante da portare con sé il rischio di una guerra di vendetta tedesca.


Nel 1931 vinse il premio Nobel per la pace, donando parte della somma messa a disposizione dal premio alla Women’s International League for Peace and Freedom.


Mai del tutto immersa nel mondo accademico, a cui preferì sempre l’attivismo, tenne lectures e veri e propri corsi all’Università di Chicago — di cui fu de facto una docente. (3)


Essere o meno considerata una filosofa poco, forse, le sarebbe importato. 


Interessa a noi considerarla tale, così che il suo straordinario lavoro venga quantomeno citato nei programmi di istruzione.






(1) R. J. Bernstein, Sul Pragmatismo, Il Saggiatore, Milano, 2010, p. VII.
(2) M. Hamington, Jane Addams, The Stanford Encyclopedia of Philosophy, 2019. <https://plato.stanford.edu/archives/sum2019/entries/addams-jane/>.(3) Ibidem.

Bibliografia consultata (oltre ai testi in nota):

J. Addams, Democracy and Social Ethics, 1902; Urbana, IL: University of Illinois Press, 2002.
The Spirit of Youth and the City Streets, 1909; Urbana, IL: University of Illinois Press, 1972.
A New Conscience and an Ancient Evil, 1912; Urbana, IL: University of Illinois Press, 2002.

M. Deegan, Jane Addams and the Men of the Chicago School, 1892–1918, Transaction Books, New Brunswick, NJ, 1988.

M. Fischer, C. Nackenoff, W. Chmielewski, Jane Addams and the Practice of Democracy, Wadsworth, Belmont (CA), 2002. 

C. Haddock Seigfried, Shared Communities of Interest: Feminism and Pragmatism, Hypatia, Vol. 8, No. 2, Feminism and Pragmatism, Spring 1993, pp. 1-14.

M. Hamington, C. Bardwell-Jones, Contemporary Feminist Pragmatism, Routledge, London, 2012.

Martina Peruzza

Author: Martina Peruzza

Laureata triennale in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi in Storia dell’Estetica e laureanda magistrale presso la stessa università. Scrive di quello che capita, ma la sua grande passione è la letteratura. (Non si prende tanto sul serio e spera un giorno di poter realizzare la sua più grande ambizione intellettuale: sceneggiare Un posto al sole.)