Perché l’indie ha un problema con le donne?

La scena musicale italiana è attualmente dominata dall’indie, o it-pop che dir si voglia. Basta guardare le classifiche per trovare nomi come questi: Calcutta, Gazzelle, Franco126, Fulminacci, Lo Stato Sociale, Willie Peyote, Pinguini Tattici Nucleari, Brunori Sas, Motta, Frah Quintale, Canova, Cosmo, Galeffi.


Notate nulla di strano? Non c’è neanche una donna.


Se pensiamo per un attimo alla musica italiana mainstream, troviamo parecchie voci femminili, e il problema è proprio questo: le donne possono essere solo “grandi voci”, pulite, poco squillanti e con un’estensione enorme, nulla più di questo. Non ci si aspetta da loro che scrivano bene, solo che cantino bene. Ho sentito spesso dire che canzoni di un certo tipo potrebbero essere composte esclusivamente da uomini. Ho sentito spesso dire che le artiste, tanto, fanno pezzi tutti uguali e parlano tutte d’amore. Ma questa non è la realtà, questo è il modello di cantante che è incastrato, anche (e soprattutto) inconsciamente, nelle nostre menti, e lo utilizziamo purtroppo per giustificarci quando ci viene fatto notare che le nostre playlist presentano la quasi esclusività di voci maschili.


Complice del problema è l’industria musicale, che non ha intenzione di cambiare la situazione finché questa può equivalere a un guadagno.


E non parlo solo delle major, ma anche delle etichette indipendenti, che dovrebbero – teoricamente – puntare sempre sulla novità e sul cambiamento del sistema imposto. Farebbero infatti bene a lanciare qualcosa di nuovo, di fresco, ma finiscono sempre per produrre il solito cantante che “arriva da solo con il chitarrino, chiede tremila euro, vuol dire che è bravo”. (1)

Laddove il mondo della discografia è manchevole, allora dovrebbe compensare il pubblico, ma in che quantità questo è libero nei suoi ascolti? Davanti a un panorama musicale così formato, sono ben pochi coloro che, consci della situazione, si impegnano di propria volontà a cercare e supportare le donne in musica. E intendo ovviamente quelle che escono fuori dal modello sopraccitato.

Si ripropone così il problema che caratterizza tutti gli ambiti toccati da sessismo: la situazione è tale perché si è formata nel tempo, e anche se la riconosciamo è difficile da cambiare perché il retaggio è troppo forte, e per ogni persona che se ne rende conto, ce n’è una che afferma: “Le voci femminili sono tutte uguali”. Perché sì, c’è generalizzazione, ignoranza e sessismo anche in una frase all’apparenza così innocua.


Quanti la dicono perché davvero poco attratti da voci di donne e quanti perché costretti a non esserne attratti da un sistema evidentemente maschilista?


Sembra davvero che il pubblico italiano si interessi alle cantanti indie in un solo momento, cioè quando queste eseguono cover di pezzi maschili nella loro cameretta. Questa scena è emblematica: canta, divertiti, ma usa pezzi altrui e non uscire dal tuo spazio. Infatti, al di fuori di quello non rimarranno in molti ad ascoltarti o a comprare i biglietti per un tuo concerto. Ammesso che questo concerto esisterà mai (da fruitrice di questa musica, ho avuto difatti in prima persona difficoltà nel sentire donne suonare dal vivo, se non in apertura a concerti di uomini).

Certo, bisogna dire che la situazione sta leggermente cambiando, ad esempio grazie a M¥SS KETA, e a tutto l’immaginario che intorno a lei ruota, che ha sdoganato al grande pubblico la figura della donna indipendente, consapevole delle proprie capacità, fiera di se stessa e che non ha paura di parlare. Ma questo non è sufficiente, un’unica artista famosa non compensa per le altre che rimangono nell’ombra. Il problema sarà davvero risolto soltanto quando verranno ascoltate e considerate di più ragazze come CRLN, Giorgieness, Margherita Vicario o Cmqmartina, che non hanno nulla da invidiare alle loro “controparti” maschili.


È dunque assurdo che il mondo della musica indipendente, per definizione libera e al di là delle convenzioni, possa vedersi imposte e autoimporsi certe barriere, così come è assurdo che il pubblico si precluda delle emozioni solo perché raccontate da donne.


A volte Spotify organizza eventi o iniziative per sole artiste donne, a testimonianza della necessità di dare loro uno spazio che altrove non hanno: direi che è arrivato il momento di far sì che le cantanti abbiano normalmente questo spazio, tanto quanto ne hanno gli uomini. Quindi fatevi,  facciamoci tutti, un favore, e sosteniamo le artiste affinché abbiano il riconoscimento che meritano.





(1) Lo Stato Sociale, “Sono così indie” https://m.youtube.com/watch?v=pZniUISDfl8