The politician, am I ethical or moral?

The politician

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The politician, serie di Ryan Murphy distribuita da Netflix, ci racconta la storia di Payton Hobart (interpretato da Ben Platt) che un giorno sarà presidente degli Stati Uniti d’America. Ne è già certo quando, all’inizio della prima stagione, lo vediamo candidarsi a rappresentante degli studenti della sua scuola superiore. Per lui e il suo gruppo di amici/collaboratori è l’inizio della carriera politica che porterà tutti loro alla Casa Bianca. Nessuna mossa può essere casuale perché un giorno, quando la campagna elettorale sarà per la presidenza, gli avversari faranno di tutto per trovare i suoi scheletri nell’armadio.


Ogni mossa deve essere calcolata, ogni scelta soppesata attentamente e le apparenze salvaguardate a tutti i costi


Da questo punto di vista la serie, che a tratti ha del surreale e del caricaturale, presenta dietro l’assurdo che a volte emerge in superficie una trama tutta incentrata sulla possibilità di scelta dell’individuo, su cosa sia giusto fare, sul peso morale che certe scelte fatte per inseguire degli obiettivi portano con sé, su come deve scegliere di comportarsi una persona “buona”


La domanda che Payton si pone continuamente e che lo caratterizza nella prima stagione è se, in fin dei conti, essere una persona buona non sia strettamente necessario, visto che l’importante è realizzare cose buone… e apparire un buon candidato.


In questo senso, l’uso strumentale che Payton fa delle persone non è moralmente sbagliato (per i protagonisti), ma è giustificato dal fatto che servirà a raggiungere la posizione di potere che poi gli permetterà di realizzare cose buone. Perciò quando dovrà scegliere il suo vice nella corsa per rappresentante degli studenti sarà attento che sia una figura in grado di farlo apparire autentico, attento e sensibile ai bisogni di tutti, facendogli accaparrare la simpatia – e i voti – delle minoranze. Payton vaglia i possibili alleati e propone l’incarico a uno studente con disabilità, uno studente asiatico, una paziente oncologica, una studentessa nera dalla sessualità non binaria.


Conta moralmente il fatto che Payton li abbia scelti specificatamente per un calcolo di voti e per apparire nel modo migliore possibile, se poi queste persone, arrivate al potere, possono fare la differenza?


Durante la seconda stagione Payton è nel pieno di una campagna elettorale per diventare rappresentante del suo distretto al senato di New York. Stavolta l’uso strumentale che viene fatto per vincere le elezioni è di un tema: il clima. È importante quanto lui sia veramente attento alla tematica o quanto attivamente nella sua vita di tutti i giorni conduca una vita ecosostenibile? O l’importante è che raggiunga una posizione di potere da cui fare cose buone? Payton risponde molto pragmaticamente così:

«Credo che ci troviamo in un’emergenza climatica e che i nostri leader politici hanno deluso le giovani generazioni ignorandola, perciò quando vincerò mi impegnerò a concentrarmi su quella questione perché davvero non c’è un problema che sia più onnicomprensivo. E l’unico modo in cui posso vincere questa gara è facendo votare le persone giovani. E l’unica cosa che davvero ispira le persone giovani a votare è il cambiamento climatico» (1).

Nel corso della prima stagione Payton deve decidere se diffondere delle informazioni di cui è venuto a conoscenza, il che significherebbe salvare la vita di un suo collaboratore, ma anche  danneggiare la sua immagine irrimediabilmente per via dello scandalo. Il futuro presidente non esita ad ammettere di essere disposto ad aiutare gli altri, persino i suoi amici, solo nei limiti in cui ciò non lo danneggi e scarica il problematico candidato-vice, senza far sapere di essere in possesso di quelle informazioni per non mettere a repentaglio la sua reputazione e puntando su un altro candidato. Intrighi, complotti e tradimenti abbondano nel tentativo di salvare l’apparenza e soddisfare una irrefrenabile voglia di vincere.


Ma nella seconda stagione il protagonista, che ha pagato per i suoi errori ed è cresciuto, pone a se stesso un’altra domanda, molto più profonda: non si chiede più solamente cosa sia giusto fare, ma perché sente che quella sia la cosa giusta da fare.


«Non ho mai provato un dilemma morale così complicato. O si tratta di un dilemma etico? Non mi ricordo mai la differenza» (2). In un dialogo con la madre Georgina, uno dei personaggi più affascinanti della serie interpretata da Gwyneth Paltrow, emerge la questione sottesa all’intera serie. Georgina spiega al figlio: «L’etica sono le regole che il sistema sociale ci fornisce, e la morale sono i principi con cui noi governiamo noi stessi» (3).

Payton non sottovaluta la questione, il futuro presidente vorrebbe davvero essere una brava persona. «È esattamente il motivo per cui sto facendo fatica. Sono confuso su ciò che devo fare perché la cultura dice che importa che io faccia la cosa giusta, o fare la cosa giusta è davvero importante per me? […] per cui posso dire a me stesso che, non importa cosa devo fare, quali regole devo infrangere, o persone devo uccidere, quanti patti dietro le quinte devo concludere, sono ancora un cavaliere bianco perché combatto per quello che è giusto? Oppure sono un uomo di valori fondamentali? Sono il campione della verità e dell’integrità che è disposto a sacrificare cosa è buono per cosa è giusto? Sono una persona etica o una persona morale? O nessuno dei due?» (4). 


La politica non è l’unico tema delle serie che ci mostra anche come sia possibile vivere la sessualità in modo libero, ci racconta di poliamore e bisessualità; indaga i rapporti familiari, parla di suicidio, salute mentale, di amicizia e di amore.


Mostra donne che fanno carriera, hanno ambizioni, vivono la loro sessualità liberamente a qualsiasi età, non accettano di essere definite dalla maternità nel loro essere donne. Ci mostra il mondo spregiudicato dei politici, fatto di calcoli, intrighi e apparenze artificialmente costruite, ci mostra come i giovani siano molto lontani dall’establishment politico di cui non hanno fiducia, ma di cui sono sostanzialmente diffidenti. Ci fa chiedere se la vita privata di un politico debba contare nel momento in cui decidiamo se votarlo oppure no e quale sia, o debba essere, il rapporto della morale con la politica. Pur non essendo sempre realistica la serie ha un taglio satirico che offre interessanti spunti di riflessione anche su noi stessi: perché sentiamo che sia giusto fare qualcosa piuttosto che qualcos’altro? Quanto conta ciò che ci dice la società nella nostra idea di giusto e buono? Siamo persone etiche o morali?







(1) «I believe we’re in a climate emergency and our politics leaders have failed the younger generation by ignoring it, so when I win I will commit to focusing on that issue because there is really no problem that’s more all-encompassing. And the only way I’m gonna win this race is to get young people to vote. And the only thing that truly inspires young people to get off their buns and actually vote is climate change».

(2) «I’ve never experienced this complicated moral dilemma. Or is it an ethical dilemma? I can never remember the difference».

(3) «Ethics are the rules that social systems provides us, and morals are the principles which we govern ourselves by».

(4) «That’s exactly why I’m struggling. Am I confused about what I’m supposed to do because the culture says that it matters that I do the right thing, or does doing the right thing actually matters to me? […] so do I tell myself that, no matter what I have to do, what rules I break, or people I have to kill, backroom deals I have to cut, I’m still a white knight because I’m fighting for what’s right? Or am I a man of core values? Am I a champion of truth and integrity who’s willing to sacrifice what’s good for what’s right? Am I ethical or moral? Or neither?».





L’immagine di copertina è un’immagine ufficiale di The politician. Il copyright della suddetta è pertanto di proprietà del distributore della serie, il produttore o l’artista. L’immagine è stata utilizzata per identificare il contesto di commento del lavoro e non esula da tale scopo – nessun provento economico è stato realizzato dall’utilizzo di questa immagine. / This is an official image for The politician. The image art copyright is believed to belong to the distributor of the series, the publisher of the series or the graphic artist. The image is used for identification in the context of critical commentary of the work, product or service for which it serves as image art. It makes a significant contribution to the user’s understanding of the article, which could not practically be conveyed by words alone.