Flush, una biografia

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VIRGINIA WOOLF VITA SACKVILLE WEST CANI

Iniziato nel 1931 come svago mentre scrive Le Onde, Flush si rivelerà un successo letterario con ben diciannove mila copie vendute.

Il romanzo è un esperimento: la biografia, da genere patriarcale per eccellenza – si pensi che le biografie erano per lo più riservate agli “uomini illustri” – si fa scrittura irriverente e leggera che, anziché tessere lodi seriose, racconta la vita di un cane attraverso la penna di una donna, Virginia Woolf; soggetti che difficilmente negli anni ’30 sarebbero apparsi come protagonisti di un’opera biografica.


È il 1926 e la poeta Vita Sackville-West, amante di Virginia Woolf, le regala Pinka (o Pinker), un cocker spaniel che da quel momento lei e il marito Leonard non potranno che amare.

«Pinker mi ha distrutto la gonna, l’ha ridotta a brandelli. Ha mangiato le bozze di Leonard. Ha fatto tutti i danni che si potevano fare al tappeto. Ma è un angelo di luce […]. Leonard dice seriamente che Pinka gli fa credere nell’esistenza di Dio… e questo dopo che per otto volte in un solo giorno ha fatto la pipì sul pavimento.» (1)

Pinka era il riflesso del rapporto tra le due donne: Vita era legata a Virginia come lo era Pinka e l’autrice amava la poeta quanto il cocker non esitava a dimostrare.

La loro immedesimazione in questa cagnolina emerge tra le righe del racconto al punto che il guinzaglio di Flush si fa metafora per descrivere l’oscillazione tra la protezione e la dipendenza, tra la libertà e l’oppressione, che ogni relazione porta con sé.

Ma Flush non deve la sua esistenza solo a Pinka: infatti, mentre legge le lettere d’amore dei Browning, Woolf conosce l’omonimo cane della poeta Elizabeth Barrett Browning e così prende forma l’idea giocosa di scrivere questo romanzo, come fosse un omaggio a una scrittrice che ammirava.

Verrà scritto a più riprese, nonostante i tentennamenti, per ben due anni e finalmente sarà dato alle stampe il 5 ottobre 1933.

La biografia di Flush inizia nel 1842, anno della sua nascita; proviene da una casata di cocker spaniel di gran pregio, ha tutte le caratteristiche che si richiedono a un cane londinese per essere ben accetto tra i suoi pari: manto scuro, occhi color nocciola, coda e zampe folte. Purtroppo, nonostante l’aspetto in regola, vive dai Mitford, una famiglia caduta in disgrazia.


Ma Flush è felice, gironzola nel verde mentre respira il vento.


Ancora in giovane età viene regalato alla famosa, quanto malata, poeta Miss Barrett ritrovandosi così confinato sopra un lussuoso letto della Londra altolocata.

«Si conobbero per la prima volta, in tutta la loro somiglianza nel contrasto tra il pallore malato di lei e il volto virente di lui. Così, intimamente uniti, così, infinitamente divisi, si guardarono a lungo. Poi, con un unico salto, Flush balzò sul sofà e si stese lì dove si sarebbe steso poi per sempre – sulla copertina ai piedi di Miss Barrett.» (2)

Tutto quello che prima, a Three Mile Cross, significava libertà – gli alberi, il profumo della selvaggina, gli spazi aperti – ora gli faceva sentire il peso del guinzaglio che lo imprigionava.


Era impaziente, sentiva di annichilirsi, tentava di dar fondo a tutte le sue pulsioni saltando e scodinzolando in giro insofferente.


Ma al contempo «c’era un legame, una scomoda ma emozionante vicinanza; cosicché, se il piacere di lui procurava dolore a lei, allora il piacere di lui non era più piacere – ma tre quarti di dolore anche per lui. Questo gli si dimostrava vero tutti i giorni.» (4)

Le giornate passavano tra le visite di amici e familiari; cercando di capirsi a vicenda i due avevano oltrepassato il muro del linguaggio per giungere ad un’intimità nuova, fatta attese e silenzi.

Lui sacrificava una parte della sua vitalità per far compagnia a lei e Miss Barrett come «un uccellino in gabbia» (5) ricambiava l’amore di Flush accogliendolo nel solo angolo di mondo che le fosse permesso abitare, la sua stanza.


Ma un’intimità come la loro, così stretta e vincolante, non permette segreti; e così quando Miss. Barrett iniziò ad innamorarsi di Mr. Browning, Flush aveva già da tempo fiutato le avvisaglie di un cambiamento in arrivo.


Il guinzaglio che li legava andava via via svanendo, spezzato dall’intromissione di Browning.

Fu proprio così che da amante cieco e servile Flush divenne un povero Don Chisciotte:

«Due volte Flush aveva fatto di tutto per uccidere il suo nemico; due volte aveva fallito. E perché aveva fallito, si chiedeva? Perché amava Miss Barrett. […] Se lui mordeva il signor Browning, mordeva anche lei. L’odio non è odio; l’odio è anche amore. A questo punto Flush scrollò le orecchie, nell’angoscia del dubbio […] giurò di amare il signor Browning e di non morderlo mai più in futuro […]». (6)

Ma i giuramenti non lo preservarono dalla bruttezza del mondo: il 2 settembre 1846, durante una battuta di shopping per le vie di Londra, uno dei disgraziati della “Fancy”, un’organizzazione dedita al rapimento di cani di alto rango, lo rapì. Elizabeth impiegherà cinque giorni per liberarlo dalle grinfie di quelle canaglie e senza sborsare mezza ghinea riuscirà a riaverlo tutto intero.

Passata anche la disavventura con la Fancy, Flush avvertiva i segnali di un nuovo cambiamento: l’Italia.

I due innamorati si sposarono in gran segreto; nonostante tutti – ancora una volta – la signora Barrett scelse se stessa e i suoi sentimenti e preso con sé Flush partì per Pisa insieme al signor Browning.

Flush era cambiato in Italia – così anche miss Barrett, ora miss Browning – da intransigente monarca snob si faceva sempre più democratico, aveva imparato a mettere in discussione i codici dei cani londinesi: era indipendente, deciso a riappropriarsi di tutta la libertà che gli eventi gli avevano tolto.

Quando, per un breve periodo si ritrova di nuovo a Londra non è più un aristocratico tra i suoi pari ma un cane filosofo, ormai libero e senza fronzoli. L’Inghilterra però segna il ritorno nella paura, nel pericolo e quindi il ritorno del guinzaglio.

Le sue crisi di nervi e il senso di oppressione durarono poco, Flush tornerà ad invecchiare a Firenze, una città ora permeata da una moda mistica, dedita alle palle di cristallo e ai tavoli tremanti.


Girava infatti voce che ci fossero degli spiriti nelle case, fantasmi che si manifestavano con grossi scossoni al tavolo sotto il quale cercava disperatamente di dormire Flush.


Un bel pomeriggio, stanco del baccano e della noncuranza di Miss Browning – infatti era talmente assorta nelle presenze ultramondane che non lo degnava di uno sguardo da parecchio – scese in città. Al suo ritorno corse ad accucciarsi sulle gambe di lei: per la prima volta dopo tanto tempo lei lo vide.


Dopo tutti quegli anni e quei cambiamenti la loro intimità era ancora quella degli esordi.


Flush «balzò sul sofà e si stese lì dove si sarebbe steso poi per sempre – sulla copertina ai piedi di Miss Barrett» (7). Morì accanto alla sua compagna e i tavoli smisero per sempre di tremare.

La storia di Flush è la biografia di un rapporto tra un’umana e un cane; certo Flush è anche la metafora della stima di Virginia Woolf per Elizabeth Barrett, e dell’amore verso Vita Sackville-West, ma prima di tutto è il tentativo di “pensare come Flush”, di immedesimarsi nel mondo di Pinka, fatto di percezioni e gesti per noi spesso impalpabili.

Nel romanzo troviamo costantemente il punto di vista del cane, le sue emozioni, il suo pensiero interiore, così come il sapore dell’acqua fresca nella ciotola porpora e l’odore dei fagiani.

Certo è vero che – nonostante tutto – Flush è un cane fortunato, ogni suo sforzo viene ricompensato con sempre maggiore amore, con sempre maggiore libertà e fiducia; non capita mai che dopo un’incomprensione o un morso non segua qualche biscotto, mai che sul diario di Miss Browning manchi il suo nome.

Eppure, è pur sempre legato, costretto a mediare tra le sue esigenze e quelle della sua compagna. 


Fin da subito appare chiaro che Virginia Woolf – da amante dei cani – vuole sottolineare l’empatia e la dedizione che i cani mettono nel rapportarsi a noi, nel tentativo costante di scavalcare il linguaggio.

Se è vero che la signora Browning insegna a Flush cosa sono l’agio e la protezione è altrettanto certo che lui le insegna la dignità: da figlia malata e succube di una buona famiglia inglese rischia la stima della sua intera cerchia per difendere non solo il cocker, ma anche ciò in cui lei crede.

Il signor Browning pare farsi sfondo nel racconto, è parte del rapporto, della famiglia, ma la libertà dei due protagonisti è oltre i ruoli sociali di moglie e di cane, la loro libertà è quella del venirsi incontro, in un tira e molla di esigenze contrastanti, senza nascondersi mai; è in questo senso che sono fedeli a loro stessi e all’altro.

E anche qui sta il lato gentile del racconto: Flush non è presentato in altro modo che come un essere incoerente, prima di tutti con se stesso; è un cane che cambia idea e si contraddice.

Un corpo che invecchia, vulnerabile tra gli uomini, ma al contempo è una vita che oppone resistenza, sfida gli umani e le loro decisioni nonostante la paura e la condizione di sottoposto.


Flush voleva essere sicuramente un romanzo leggero, ma non per questo ci mostra meno; anzi proprio la scrittura veloce e allegra di Virginia Woolf ci permette di immedesimarci nel racconto, come se descrivesse i nostri rapporti più personali, che si tratti dell’affetto per il nostro cane o di quello per gli altri componenti della famiglia.

«Dirai che sono sentimentale, ma un cane in un certo senso rappresenta – non so trovare la parola giusta – il lato privato della vita, il lato giocoso.» (8)

  1.  Lettera di Virginia Woolf a Vita Sackville-West dell’8 agosto 1926.
  2.  Virginia Woolf, Flush, Italian Edition, Feltrinelli Editore, 2021, p. 24.
  3.  Ivi, p. 28
  4.  Ivi, p. 34
  5.  Ivi, pp. 42-43
  6. Virginia Woolf, Flush, Italian Edition, Feltrinelli Editore, 2021, p. 24.
  7. Virginia Woolf lettera all’amica Ethel Smith del 5 giugno 1935, poco dopo la scomparsa di Pinka.

Foto di copertina: https://twitter.com/i/events/1135943087124074497