Il complotto al potere

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Il complotto al potere

Dalla terra piatta alla negazione dell’Olocausto, passando per Elvis ancora vivo e vegeto su qualche isola caraibica e per il temibile 5G che sarebbe veicolo del Covid-19, le conspiracy theories quotate al momento sono talmente tante che si fatica davvero a tenere il conto

Alcune hanno presa soltanto a livello locale, altre vengono continuamente reinventate e proposte su scala mondiale, ma tutte hanno in comune questo: non importa quanto siano assurde e prive di prove concrete a loro suffragio, c’è sempre un numero più o meno grande di persone che sono disposte a credere fermamente nella verità di queste narrazioni.


Perché? Com’è possibile che al giorno d’oggi sempre più persone si lascino convincere da queste teorie strampalate e ne diventino portavoce?


Come mai amici e parenti che ci sembrano individui al di sopra di ogni sospetto sono poi convintissimi che siano in atto trame di portata planetaria per regolare i flussi migratori al fine di attuare una vera e propria sostituzione etnica di intere popolazioni con altre? 

Queste e altre domande di difficile risoluzione sono al centro di Il complotto al potere, ultimo saggio di Donatella Di Cesare, che si propone di fare ciò che in fin dei conti non facciamo mai: prendere sul serio il complottismo come fenomeno caratteristico della contemporaneità e indagarne le origini, le dinamiche e gli aspetti salienti

La proposta alla base di Il complotto al potere è quella di smettere di liquidare il complottismo come la fantasia malata e un po’ imbarazzante di chi non distingue il falso dal vero e di cominciare a considerarlo come un problema politico che è sempre più necessario affrontare. Secondo Di Cesare, la formulazione di teorie del complotto sarebbe infatti legata alla concezione del potere e, in particolare, all’insoddisfazione che proviamo di fronte alla promessa democratica di sovranità popolare, promessa che avvertiamo come non mantenuta. 


Il complotto diventa perciò il dispositivo concettuale attraverso il quale chi non riesce a confrontarsi con la complessità del mondo che abita riconduce il reale ad una narrazione che, per quanto fantasiosa, è comunque preferibile alla sensazione di smarrimento derivante dal non essere in grado di comprendere la situazione attuale  e prevedere come si evolverà in futuro. 


Le conspiracy theories hanno poi il vantaggio di identificare le cause di ogni evento con l’azione di un soggetto occulto che, venendo di volta in volta svelato e identificato come il colpevole, ci fornisce l’antagonista a cui attribuire la responsabilità di tutto ciò che non siamo disposti  ad accettare, di tutto quello che non è come vorremmo. Anche questo elemento è rassicurante, perché ci suggerisce che basterebbe punire o rimuovere quel colpevole per far finalmente andare le cose nel verso giusto. 

Di Cesare sottolinea che gli strumenti (come il debunking) che sono comunemente utilizzati per contrastare questo fenomeno non si stanno dimostrando efficaci. Sembra, al contrario, che l’aumento dell’attenzione negativa attorno alle teorie del complotto le alimenti e rafforzi nei loro seguaci la fede in queste narrazioni alternative

Cosa si può fare dunque per combattere questo fenomeno? Evitare di incrementare la polarizzazione del dibattito (dividendo il mondo in sostenitori della verità e complottisti) o insistere eccessivamente sul debunking. Il complottismo può essere curato solo andando alla radice del fenomeno: non bisogna tanto combattere le conspiracy theories, quanto i sentimenti di incertezza e paura che fanno nascere l’esigenza di esse. 



D. Di Cesare, Il complotto al potere, Einaudi, 2021, Torino, pp. 120.