Madame Claude: la regina della prostituzione

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Madame Claude è stata una donna potente, conosceva il sesso, i segreti del corpo ed è stata la maîtresse della Francia: con la sua astuzia ha intrecciato nel suo bordello prostituzione e politica.

Il suo vero nome è Fernande Grudet e la sua vita è un mistero. Ha raccontato di essere figlia di un ricco imprenditore e di essere stata deportata nel campo di concentramento di Auschwitz, perché di origine ebraica e a favore della resistenza francese. 

Sulle sue reali origini, però, non ci sono certezze ma solo ambiguità, così come ambigua è la sua personalità che allo stesso tempo si presenta come santa e come (letteralmente) puttana.


Lei incarna il paradigma Maddalena-Madonna negli anni Sessanta e Settanta, anni in cui si assiste alla liberazione sessuale e all’emancipazione femminile, dove vengono sdoganati rapporti sessuali occasionali ed esplode la pornografia.


Madame Claude è stata responsabile di una serie di bordelli d’alto rango di Parigi – uno in una via chiamata Rue de Maignon – nonché colei che con il suo potere ha tenuto in pugno artisti, attori e politici che si affezionavano alle “sue ragazze”, Les Claudettes.

Per soddisfare il proprio desiderio sessuale ogni uomo si rivolgeva solo ed esclusivamente a lei.

Le “ragazze di Claude” erano famose per la loro intelligenza e raffinatezza, non per ultimo per la loro bellezza e venivano selezionate in maniera precisa e scrupolosa direttamente da Madame

Il colloquio era lungo, invadente ed estenuante: le future ragazze di Madame Claude venivano interrogate con domande sulla storia, sulla scienza e sulla cultura generale in stanze piene di politici e uomini facoltosi e poi a loro veniva ordinato di spogliarsi: per Madame il corpo è un’arma

Per ogni prestazione, tra i 10-15 mila franchi ovvero 1500 e 2300 euro, a lei spettava il 30 per cento: sesso, potere e soldi hanno caratterizzato la sua vita e quella di Parigi per un decennio. 


Nella sua carriera lavorativa collabora con la polizia e diventa anche un’informatrice della CIA: le ragazze molto spesso incontravano uomini ricercati o spie che puntualmente venivano incastrati dai Servizi segreti. 


Aveva un rapporto materno e protettivo con le sue donne, ma queste dovevano comunque rimanere al loro posto. Madame Claude le trasforma, le plasma come lei desidera, le educa, sceglie per loro abiti e gioielli. Tuttavia, non sempre questo patto di alleanza e fedeltà veniva rispettato: una delle sue ragazze tentò di ucciderla con un colpo di pistola. Si salvò solo perché il proiettile si fermò nelle spalline dell’abito.

Con la fine degli anni Settanta si assiste piano piano al suo declino. Nonostante le numerose collaborazioni con il governo francese, dopo la nomina del presidente Giscard D’Estaing inizia a essere perseguitata per evasione fiscale, e ciò comporta delle conseguenze per i suoi bordelli che vengono chiusi e, conseguentemente, l’inizio di una massiccia azione contro la prostituzione ormai bandita.


Scappa da questa situazione, arriva sotto falso nome a Los Angeles, ma ritorna in Francia per recuperare il suo prestigio e ritornare a essere la regina delle sue ragazze.


Il suo nome è sempre al centro dell’attenzione, ma la sua forza e il suo potere hanno perso la carica originaria: finisce quattro mesi in prigione dopo essersi fatta beccare nuovamente con il suo giro di prostituzione e poi si trasferisce a Nizza, liberata dopo il pagamento della cauzione con il ricavato dalla vendita di un libro contenete le sue memorie, che le permette di vivere una vita tranquilla tra il mare e il suo appartamento composto da due sole stanze. Morirà in Costa Azzurra, da sola, all’ospedale di Sources nel 2015.


Madame Claude è un’icona femminista per il modo in cui ha saputo utilizzare il suo corpo, per il suo riscatto sociale, per il potere acquisito, per il suo valore sociale in un’epoca in cui ogni donna era costretta a dipendere dal marito.


Con il suo modo di concepire il corpo, Claude anticipa quella che viene definita la terza ondata del femminismo, che si apre ancora di più alla libertà sessuale, alla libertà di espressione e di scelta e, soprattutto alle sex worker, vocabolo coniato per liberarsi dal giudizio presente nel termine “prostituzione”, per abbracciare, invece, una prospettiva dove diritto di lavoro e diritto sessuale non sono più distanti, per cui scegliere di lavorare nel mondo del sesso con il proprio corpo non significa sottomettersi alle leggi del patriarcato.


Netflix ha prodotto un film sulla sua storia diretto dalla regista Sylvie Verheyde. Il film è stato presentato come “lo scandalo in arrivo dalla Francia” e in maniera misteriosa, complessa e scandalosa ripercorre le tappe fondamentali di Madame Claude, la maîtresse più famosa di Francia.





SITOGRAFIA

Sex work is work. Libertà di scelta e prostituzione (frammentirivista.it)

https://www.vanityfair.it/show/tv/2021/04/07/madame-claude-netflix-vera-storia-maitresse-piu-famosa-francia-foto

https://www.harpersbazaar.com/it/cultura/costume/a35999508/madame-claude-chi-era/

https://www.amica.it/2021/04/06/madame-claude-storia-vera-film-netflix/

Immagine di copertina: https://www.fuoriseries.com/news/madame-claude-vera-storia-fernande-grudet/
l’immagine è utilizzata al solo scopo di contestualizzazione. Nessun provento è stato realizzato. La redazione rimane a disposizione.