Il sesso che verrà

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La scrittura di Katherine Angel procede per argomentazioni, contro argomentazioni e domande, in una fitta rete di riferimenti e citazioni.

Questa struttura complessa, oltre a rendere i suoi saggi densi di idee e informazioni, ben si presta a trattare una tematica come quella de Il sesso che verrà, donne e desiderio nell’era del consenso (1):

la sessualità, lungi dall’essere una categoria ben delineata e confinata entro i limiti di una sola definizione, è un universo magmatico impossibile da esplorare senza interrogarsi di continuo, tornando alle radici dei problemi e procedendo per ipotesi e e tentativi. 

Nella sua versione originale, il titolo del saggio è Tomorrow sex will be good again (2), promessa foucaultiana che, a distanza di quasi cinquant’anni dalla sua formulazione (1976), non è stata mantenuta. Il terreno della sessualità non è servito come vero e proprio campo di battaglia politico: nonostante la trattazione del sesso sia entrata a gamba tesa nel discorso pubblico, una vera e propria rivoluzione concettuale tarda ad arrivare.

La sessualità è ancora oggi argomento problematico, arena in cui si gioca la disparità di genere e dove l’eterosessualità rimane il paradigma dominante. 

Angel, nel suo breve ma intenso saggio, filosofa col martello colpendo uno dopo l’altro i luoghi comuni sul sesso e sui discorsi che, intorno sesso, si sono sedimentati. Il punto di partenza è l’onesta accettazione del bad sex.

Il sesso non è sempre bello, soprattutto per le donne. Non lo è quando si tratta di orgasmo, non quando ci si ritrova coinvolti in relazioni di potere, non quando, per opera di una sua eccessiva medicalizzazione, diventa un atto prescrittivo piuttosto che libero. 

La sessualità vive di paradossi e così i discorsi che tentano di inquadrarla: l’attualissima consent culture è uno di questi. Per Angel, attribuire al consenso tanta importanza nello stabilire la liceità di un rapporto significa gravare sulle spalle delle donne. Il consenso presuppone la totale comprensione delle proprie sensazioni e pulsioni, impresa impossibile per la natura stessa del desiderio. 

Capire se stessə e capire il sesso non dovrebbe essere condizione necessaria per la sessualità dell’oggi e del domani: il sesso, nella sua natura più profonda, ha a che fare con il contesto, con l’interazione e con l’indecisione. Il fatto che non sempre sappiamo cosa vogliamo e, soprattutto, che non sempre sappiamo come esprimerlo, deve essere preso in considerazione come un aspetto costitutivo del sesso e non come un problema da accantonare in sede d’esame scientifico o di processo. 

Lontano dal confidence feminism, che ci vorrebbe soggetti del tutto consapevoli e sicuri di sé, il percorso concettuale di Angel apre la strada a una sessualità realista, che abbraccia il proprio lato vulnerabile. 

Grazie Blackie Edizioni!

  1. K. Angel, Il sesso che verrà, Blackie Edizioni, Milano, 2021. 
  2. M. Foucault, I. La volontà di sapere (La volonté de savoir, 1976), trad. Pasquale Pasquino e Giovanna Procacci, Collezione I Fatti e le Idee. Saggi e Biografie n.395, Feltrinelli, Milano, 1978.