Nessuna sottomissione. Il femminismo come critica dell’ordine sociale 

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«È diventato piuttosto comune pensare che la lotta contro l’oppressione delle donne richieda una disarticolazione delle modalità in cui le diverse forme di oppressione si intersecano fra loro. Nessun fattore preso singolarmente – la natura o la cultura, lo sfruttamento economico o la dominazione culturale – appare più sufficiente a spiegare le origini multiformi del patriarcato e del sessismo.» (1)

Con questa affermazione la filosofa Chiara Bottici apre il suo ultimo saggio dal titolo Nessuna sottomissione. Il femminismo come critica dell’ordine sociale.

Il testo si propone come un’opera complessa e articolata in cui il problema dell’emancipazione e della libertà delle persone socializzate come donne impone la propria (scomoda) presenza nel dibattito politico, sociale e filosofico odierno senza lasciare la possibilità di essere trascurato e non visto, come è spesso accaduto in passato.

Fin dalle prime pagine, l’autrice sostiene – tramite il mezzo più potente, ovvero la parola scritta – l’urgenza di prendere atto che quello che viene considerato come “il problema femminile” è in realtà una questione che riguarda tutta la società nella sua portata globale e interstiziale (2) ed è per questo che il saggio si struttura in modo orizzontale analizzando trasversalmente i nodi più problematici della questione femminista oggi. 

Andando maggiormente a fondo nella lettura dell’opera risulta chiaro che lo scopo di Bottici non è solo di scrivere delle questioni femministe, bensì di mettere in dubbio tutto un sistema di valori errato che sta iniziando a manifestare i primi sintomi di malessere e decadenza (spoiler: ci riuscirà benissimo).

A tal proposito, prendendo in presto un’efficace espressione adoperata dalla teorica politica e femminista statunitense Nancy Fraser, il sistema odierno non può che essere definito “cannibale” cioè tende, per sua natura, a divorare ogni aspetto della vita sociale, culturale, economica, politica, ecologica e finanche privata non lasciando nessun ambito libero di svilupparsi al di fuori delle relazioni di dominio e di forza interne al capitalismo stesso (3).

Pertanto, ciò che bisogna tenere a mente quando si inizia la lettura del saggio di Bottici è che il femminismo non è un problema che si può affrontare quando le altre criticità vengono risolte o accantonate, al contrario la lotta femminista è una battaglia che va vissuta e pensata congiuntamente alle altre forme di resistenza (4).

Per tali ragioni, la filosofa tiene a precisare fin dall’inizio che la posizione da lei assunta e difesa deve essere più correttamente definita “anarca-femminismo” intendendo con questa espressione l’impossibilità di ridurre la lotta femminista a un movimento univoco ma vivendola al contrario come: «ricerca di un ordine che non necessita di un “ordinatore” – una forma di socialità spontanea, in altre parole, che non promana da un comando imperativo» (5)

Lungo tutto il saggio, Bottici intraprende una vera e propria opera di decostruzione del modus pensandi contemporaneo: dalla distruzione dell’idea che il femminismo sia una questione per poche donne (e uomini), fino alla riflessione intorno alla filosofia monista di Spinoza, secondo cui i corpi in generale, e soprattutto quelli delle donne, non dovrebbero essere intesi come oggetti dati per sempre bensì come relazioni, come processi in costante divenire (6); dalla necessità di abbandonare l’individualismo nel discorso filosofico all’analisi dell’ontogenesi dei corpi sessuati e genderizzati; dalla riflessione intorno alle geopolitiche globali, che porta alla necessità di elaborare un femminismo de-coloniale, alla possibilità di pensare in una prospettiva transindividuale arrivando a sostenere che: 

«i corpi genederdizzati pervengano a esistenza per mezzo della capacità (ri)produttiva di animali, piante e persino della materia inanimata: questo servirà a sostenere che un’ecologia transindividuale non può che revocare radicalmente in dubbio la gerarchia dell’uomo (che domina) > la donna (che domina) > gli animali (che dominano) > le piante (che dominano) > la materia inorganica. Un’ecologia transindividuale, in altre parole, non può che queerizzare l’ecologia stessa.» (7)

In tal senso, dunque, risulta evidente che il saggio di Bottici vuole proporsi come un manifesto per la liberazione dei soggetti (a prescindere dal sesso e dal genere), per la riformulazione delle modalità di riflessione e di espressione filosofica, per la messa in discussione dell’eurocentrismo e del colonialismo (8), per la comprensione della dimensione animale e/o non umana la quale ha un suo intrinseco valore in alcun modo secondario né subordinato a quello attribuito agli esseri umani.

In conclusione, Bottici lancia un messaggio universale e inequivocabile che ci sprona a ripetere a gran voce: «femminismo non significa liberazione di poche donne privilegiate: significa liberazione, chiunque noi siamo» (9).

Grazie Laterza!

Chiara Bottici, Nessuna sottomissione. Il femminismo come critica dell’ordine sociale. Trad. di F. Zappino, Laterza, Bari-Roma, 2023

Note:

  1. Chiara Bottici, Nessuna sottomissione. Il femminismo come critica dell’ordine sociale. Trad. di F. Zappino, Laterza, Bari-Roma, 2023, p. 3.
  2.  Con questo termine l’autrice intende la capacità che il potere ha di intersecarsi con «forze regionali, nazionali e persino micro-locali, dando vita a specifiche configurazioni dell’oppressione» (C. Bottici, ivi, p. 16).
  3.  Nancy Fraser, Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunità e il pianeta. Trad. di F. Lopiparo, Laterza, Bari-Roma, 2023.  
  4. Tale posizione è sostenuta altresì da Nancy Fraser in Fortune del femminismo. Dal capitalismo regolato dallo Stato alla crisi neoliberitsta. Trad. di A. Curcio, ombre corte, Verona, 2014. Qui emerge chiaramente l’eco della visione politica socialista a cui Fraser fa riferimento più volte in questo e altri saggi.
  5. C. Bottivi, ivi, p. 7. Sul tema dell’anarcofemminismo o, come preferisce chiamarlo l’autrice, anarca-femminismo (volendo così mettere in evidenza la matrice femminile delle lotte) Bottici ha dedicato il saggio Manifesto anarca-femminista, Laterza, Bari-Roma, 2022.
  6. Rispetto alle letture femministe della filosofia di Spinoza: Moira Gatens, Imaginary Bodies: Ethics, Power and Corporeality, Routledge, Londra, 1996. 
  7. C. Bottici, Nessuna sottomissione, p. 30. 
  1. A tal proposito è bene fare alcune precisazioni. Innanzitutto, Bottici chiarisce che eurocentrismo e colonialismo, per quanto connessi, non indicano lo stesso atteggiamento. Infatti, l’azione colonialista giustifica le pratiche coloniali strictu sensu, l’eurocentrismo invece normalizza atteggiamenti e modi di pensare non necessariamente legati in modo diretto a pratiche imperialiste. Inoltre la filosofa precisa, riprendendo la riflessione del sociologo Aníbal Quijano, che l’eurocentrismo ha generato una divisione dello spazio-mondo arbitraria e autoreferenziale in cui si decide, a partire dal soggetto Europa, cosa è da considerarsi “degno” e meritevole e cosa è escluso da tale definizione. Per questa ragione Bottici invita a soffermarsi non tanto sulla pratica coloniale in sé quanto sul problema della “colonialità” ovvero su quegli atteggiamenti di potere interiorizzati che sussistono al di là dell’evento storico del colonialismo. 
  2.  C. Bottici, ivi, p. 30.