Conversazioni con la macchina

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«Le macchine sono oggetto di meraviglia, ma vengono anche percepite come entità rivali: da una parte vogliamo modellarle a nostra immagine e somiglianza, dall’altra siamo terrorizzati dall’idea di riuscirci, creando forme di vita in grado di surclassarci e mettere a rischio la nostra stessa esistenza. È attorno a questa dicotomia – una continua oscillazione tra celebrazione e terrore – che si articola oggi il dibattito sull’intelligenza artificiale in ogni campo, persino nell’arte.» (1)

Come emerge già da queste poche righe, il saggio di Valentina Tanni Conversazioni con la macchina è un libro estremamente attuale per vari motivi, ma sicuramente due in particolare. 

Prima di tutto perché esplora un tema caldo come quello dell’intelligenza artificiale: soprattutto i più moderni programmi di IA ci impressionano e sconvolgono per le cose meravigliose (nel senso letterale del termine) che possono fare.

Come sostiene l’autrice, il fatto di avere alcune abilità incredibili ci affascina ma ci rende anche sospettosə: è dietro l’angolo la paura di diventare schiavə di quelle macchine che, invece, vorremmo dominare. 

In secondo luogo, questo saggio risulta interessante perché parla di arte.

A volte sentiamo dire che l’arte è arrivata al suo capolinea. L’arte contemporanea pare qualcosa di completamente nuovo rispetto al passato: è critica, denuncia, esplorazione e provocazione.

Non è più solo “estetica”, anzi, a volte è proprio “brutta” (utilizzando un termine volutamente banalizzante): è oramai espressione a 360°.

Il rapporto tra macchina e arte è, quindi, una relazione estremamente stimolante da esplorare, in quanto l’arte è «un campo storicamente ritenuto dominio esclusivo dell’essere umano» (2). Proprio per questo, pare nascere una sorta di rivalità tra noi e la tecnologia: una macchina potrà mai produrre arte? In questo campo, potrà mai raggiungerci (proprio quella macchina che noi vediamo come nostra “schiava…) o addirittura superarci?

Valentina Tanni non solo ammette che trovare una risposta a queste domande è sicuramente arduo, ma sostiene anche che non abbia senso nemmeno porsele in partenza, in quanto esse presupporrebbero la presenza di una logica dualistica ben definita padrone – schiavo che prevederebbe «un modello di umanità puro, autoconcluso ed estraneo alla macchina» (3). Lo sappiamo, però, che non è così che funzionano le cose: sin dall’età della pietra l’umanità ha una relazione complessa e, a volte, simbiotica con gli strumenti tecnici. Oggi, però, è ancora più evidente l’inadeguatezza di questo dualismo, visto lo svilupparsi di sistemi più adattivi e complessi, mano a mano meno prevedibili e da noi stessə poco conoscibili.

Per esplorare proprio questo complesso rapporto, all’interno del saggio l’autrice riprende varie metafore usate dagli artisti nel tempo per spiegare il proprio rapporto con la macchina.

Questa può essere infatti vista come collaboratrice e alter ego, ma l’artistə stessə può anche diventare il giardiniere della propria tecnologia, facendo un po’ come ha fatto Mendel con i propri piselli. 

Chi produce arte, inoltre, può comportarsi come un domatore che “cavalca” la tecnologia e/o vedere la macchina come prole, interpretando il ruolo del genitore. L’artista può anche fare lo “sciamano” e l’IA, sotto forma di prompt, crea veri e propri incantesimi, ossia fatti inediti, «non necessariamente migliori, ma innegabilmente diversi» (4). 

Proprio in quest’ultimo capitolo, Tanni ci fa comprendere come l’approfondimento del nostro rapporto con la tecnologia, è sì un modo per imparare a conviverci in maniera sostenibile, ma è anche una maniera per «difendersi dalle sue incarnazioni più insidiose» (5). 

Insomma, con questo bel libro l’autrice pare dirci – parlando in particolare dell’arte, ma espandendo il suo discorso anche ad un livello più generale – che per comprendere davvero i rischi della tecnologia, dobbiamo utilizzarla. Non chiuderci a riccio, escludendola dalle nostre vite (anche perché, al giorno d’oggi, sarebbe oggettivamente impossibile) o condannandola per partito preso. 

Grazie Tlon Edizioni!

V. Tanni, Conversazioni con la macchina. Il dialogo dell’arte con le intelligenze artificiali, Tlon, Roma, 2025

Citazioni:

(1) V. Tanni, Conversazioni con la macchina. Il dialogo dell’arte con le intelligenze artificiali, Tlon, Roma 2025, p.12.

(2) Ivi, p. 14.

(3) Ivi, p.15.

(4) Ivi, p.68.(5) Ivi, p.75.