Le solitarie

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Nel 1917 Ada Negri pubblica la sua prima raccolta di racconti, Le solitarie, opera che la consacra nel panorama letterario novecentesco. Il volume, dedicato a Margherita Sarfatti, amica e stimata critica d’arte, è stato scritto in tre anni, e contiene 18 novelle, 18 storie di donne, tutte diverse fra loro ma unite dalla solitudine.   

Nonostante sia quindi una scrittrice affermata, Ada Negri sceglie di non nascondersi dietro la maschera del successo e costruisce le sue figure femminili attingendo anche alla sua vita privata. Infatti, ne Le solitarie ripercorrendo le vicende di Veronetta Longoni, protagonista del racconto intitolato Il denaro, è possibile intravedere tracce dell’infanzia della scrittrice, trascorsa senza agi, insieme alla madre tessitrice e alla nonna portinaia, e contraddistinta da un’ intensa passione per lo studio e l’insegnamento.

La raccolta, infatti, nasce dalla conoscenza diretta della scrittrice, della condizione femminile, fatta di diseguaglianza ed emarginazione, sfruttamento e sottomissione.

Le solitarie, dunque, riescono ad attirare ben presto, un vasto e variegato pubblico lettrici e di lettori interessatə ai cambiamenti della società moderna e alle problematiche lasciate irrisolte da una politica indifferente e da un’opinione pubblica disinteressata. Aborto, stupro, adulterio e condizione femminile trovano spazio nelle pagine di Negri, che le affronta con schiettezza e spontaneità, servendosi di un linguaggio diretto.

I racconti di Le solitarie narrano la vita quotidiana di donne lasciate in solitudine, costrette ad un’esistenza che poco ha a che fare con la vita e altro non è che dura sopravvivenza. 

In una lettera a Ettore Patrizi scrive a proposito di Le solitarie: «è un libro di scavo psicologico e di esperienza umana e di coraggio spietato e talvolta feroce» (1).

Ada Negri consegna alla scrittura quello che non può essere detto e a tale scopo sceglie uno stile di prosa volutamente, asciutto, immediato e senza fronzoli letterari.

Le parole sono scelte per raccontare la dura verità del mondo femminile.

Nella novella d’apertura intitolata Il posto dei vecchi, Feliciana operaia di un opificio viene descritta come una donna che «non viveva, ecco, e non moriva. Era una sopravvissuta» (2). I giorni di Feliciana trascorrano segnati dalla rassegnazione: rassegnata a essere moglie e vedova di un uomo amante del buon vino, a far da madre a figli anaffettivi e a consumarsi in opificio giorno dopo giorno.

«La luce di quell’anima coraggiosa s’era raccolta tutta nella fronte. Ma se il sonno veniva a chiudere gli occhi impalliditi, e il capo si lasciava cadere ciondoloni su una spalla, allora il volto, nel rilassamento dei muscoli, diveniva terribile» (3)

Rosanna, la cui storia è raccontata in Anima bianca, è una giovane maestra «dagli occhi piccoli e trasparenti» (4) che racconta ai suoi alunni «ingenue favole, semplici e bianche come l’anima sua; che i fanciulli bevevono a bocca aperta, immobili sotto il fascino di quegli occhi d’aria, di quella voce d’aria» (5)silenziata per sempre da uno stupro sofferto in solitudine.

Cristina, protagonista della novella intitolata Il crimine, trova la morte in fabbrica dopo un aborto clandestino: «più nulla ormai era vivo di lei, se non un palpito impercettibile. Le vene s’eran vuotate del loro sangue violento: tutto si purificava nella dolcezza della morte vicina» (6). 

Chiude la raccolta Il denaro, di cui si è accennato precedentemente. Il lungo racconto si distingue dagli altri, oltre che per la presenza di elementi biografici dell’autrice, per la storia stessa della protagonista Veronetta/Ada che, dotata di tenacia e risolutezza, dopo tanti sacrifici e lotte riesce a ottenere una stabilità economica e a vivere della sua passione, cioè la scrittura: 

«I suoi romanzi – si legge nel racconto – possedevano il calore e il movimento naturale dei muscoli nel corpo, del sangue nelle vene. Maneggiava la materia vitale con una schietta brutalità che molti chiamavan maschia, e rispondeva invece perfettamente al sano vigore della sua natura femminile» (7).

La protagonista Veronetta/Ada si impone nel mondo delle lettere non per una sua presunta “natura maschia” ma per il suo impegno costante nello studio e nel riconoscimento delle proprie capacità intellettuali.  

Per concludere, riporto di seguito le considerazioni lasciate dalla stessa Ada Negri, sulle protagoniste delle Solitarie e il suo legame con esse, in una lettera del 29 aprile 1917 indirizzata a Ettore Patrizi:

«eppure vi è contenuta tanta parte di me, e posso dire che non una delle figure di donna che vi sono scolpite o sfumate mi è indifferente. Vissi con tutte, soffersi, amai, piansi con tutte. Ognuna di esse è una verità». (8)

Il valore dell’opera Negriana non sta soltanto nel suo posto assunto nella storia della letteratura italiana, ma anche nell’importanza dei temi affrontati e vissuti in prima persona dalla scrittrice stessa: dalle prime battaglie femministe alle campagne politiche-sociali per la parità dei diritti fra uomini e donne.

La lezione che ci lascia è quella di non celare con il velo dell’indifferenza la reale condizione della donna nel mondo contemporaneo. La strada per la piena libertà e la fine delle differenze di genere è ancora lunga ma la speranza è di non essere delle “solitarie”.

Ada Negri, Le solitarie, Musicaos Editore, Napoli, 2016.

(1) Barbara Stagnitti (a cura di) Ada Negri, Fili di Incantesimo. Produzione letteraria, amicizie, fortuna di una scrittrice fra Otto e Novecento, Poligrafo, Padova, 2015, p.178. 

(2) Ada Negri, Le solitarie, Musicaos Editore, Napoli, 2016, p. 14.

(3) Ivi, p.13.

(4) Ivi, p.36.

(5) Ivi, p.38.

(6) Ivi, p. 62.

(7) Ivi, p. 159.

(8) Barbara Stagnitti (a cura di) Ada Negri, Fili d’incantesimo. Produzione letteraria, amicizie, fortuna di una scrittrice fra Otto e Novecento, p.111.