Un giorno saremo giaguari

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Ci sono libri che ci conducono in luoghi lontani e, senza che ce ne accorgiamo, cambiano il modo in cui guardiamo il punto da cui siamo partitə.

Un giorno saremo giaguari, di Nemonte Nenquimo, leader indigena Waorani dell’Amazzonia ecuadoriana, è uno di questi.

Un diario di memorie che si svelano pagina dopo pagina, restituendoci le sfumature, i suoni e i volti di un mondo altro, di cui ci viene concesso il privilegio di varcare la soglia. Un album di fotografie capace di smuovere le coscienze a qualsiasi latitudine e di mostrarci più vicinə e interconnessə di quanto crediamo. 

Accompagnandoci tra i ricordi di infanzia, i racconti degli antenati, e i sentieri tra gli alberi secolari, la voce di Nenquimo ci trasporta in un universo in cui gli animali, i sogni e il paesaggio partecipano alla vita quotidiana e parlano attraverso segni che occorre imparare ad ascoltare; e mentre ci rivela i segreti di una foresta che è casa, memoria, conoscenza e parte inseparabile di ciò che si è, finisce col raccontarci anche la storia di un popolo e della sua lotta per continuare ad esistere.              

Leggere le sue parole significa avvicinarsi come ospiti a una storia viva, fatta di desideri, contraddizioni, affetti ed emozioni. Significa muoversi tra saperi antichi tramandati attorno al fuoco e custoditi nei gesti quotidiani e nelle consuetudini che attraversano generazioni. Vuol dire farsi testimoni di frammenti di memoria allo stesso tempo intima e collettiva, molto distante da quelle rappresentazioni esotiche che, spettacolarizzando, finiscono con l’essere minaccia. 

Ciò che ci racconta Nenquimo è un vissuto attraversato da profonde ferite.

Le pagine della sua vita si fondono con le ombre del neocolonialismo, dell’imposizione religiosa e culturale e dell’avanzata delle compagnie petrolifere, che, promettendo progresso alle comunità consegnano loro sopraffazione e un territorio modificato senza il loro consenso; contaminato e sfruttato. 

«Mi ero fidata di loro […]. Ora, però, sapevo che non avevano limiti, che volevano tutto. Volevano salvare le nostre anime, cambiare le nostre storie e rubare le nostre terre» (1), rivela la protagonista. 

È una violenza che non si esaurisce nell’abbattimento di un albero o nello scavo di un pozzo, ma che entra nelle case e negli stili di vita, alimenta divisioni e minaccia lingue e forme di conoscenza che rischiano di scomparire insieme a chi le custodisce e trasmette. 

E mentre prendiamo progressivamente coscienza degli interessi che serpeggiano attorno alla ricchezza del sottosuolo, ciechi di fronte a ciò che non può essere consumato o misurato in profitto, il libro inizia anche ad interrogarci su cosa sia davvero il progresso e sui suoi costi, ricordandoci che il colonialismo ha tante facce e che non è una faccenda conclusa. 

Un giorno saremo giaguari è anche un racconto di crescita e trasformazione, in cui seguiamo una bambina, una ragazza, e poi una donna mentre cerca il proprio posto nel mondo e impara a riconoscere le forze che lo attraversano. La dimensione intima non è mai separata da quella politica. Il corpo e la percezione di se’, gli affetti e le relazioni, le esperienze vissute portano i segni di una storia più grande, in cui i meccanismi che legittimano il dominio della terra si intrecciano con le logiche che pretendono il controllo sui corpi e sulle voci delle donne e delle minoranze.

Ma è contro questo sistema tentacolare che, capitolo dopo capitolo, sentiamo stagliarsi sempre più forte un grido che rivendica il diritto all’autodeterminazione e a vivere liberamente. 

Non manca infatti, a fondere insieme tutti i fili di questa storia la fiamma della resistenza, che accende di gioia, ironia e fiducia gran parte del memoir. Vediamo crescere la consapevolezza dell’attivista Waorani e il suo impegno politico, mentre intorno a lei si costruiscono alleanze, si condividono strategie coraggiose e si cercano modi nuovi per portare la voce delle comunità là dove troppo a lungo è stata ignorata.

Assistiamo al prendere forma di una lotta che non è un’impresa individuale né una battaglia condotta dall’esterno in nome di qualcun altro, ma che nasce dalle comunità stesse e dal desiderio di essere protagoniste del proprio futuro. È una resistenza polifonica che si alimenta nella memoria condivisa, trasformando la paura e la rabbia in azione collettiva, e che restituisce speranza concreta a chi continua a credere nei cambiamenti che nascono dal basso.  

E così, ad un certo punto, veniamo coinvoltə in qualcosa di grande, «fui sopraffatta dall’amore […]. Amore per i miei anziani, per la mia famiglia, per lo spirito che avevamo portato in quell’aula di tribunale; per il coraggio che avevamo portato nel cuore della Civiltà; per la saggezza che custodivamo nei piedi, nelle mani, nelle storie, nei canti» (2), e ci troviamo calatə dentro una battaglia che ci sembrava lontana ma che invece ci riguarda e ci invita a prendere posizione.

Il destino dei popoli amazzonici è intrecciato al nostro: gli ecosistemi non conoscono i confini tracciati sulle mappe e le conseguenze della loro distruzione attraversano oceani e generazioni. Comprendere il legame tra i nostri stili di vita e consumo e tutta l’esistenza sacrificata dall’altro lato del mondo, ci obbliga a metterci in discussione e a riconoscere che ruolo abbiamo e possiamo avere in tutto questo.

I racconti di Nemonte «sono esseri viventi» (3) e respirano nelle sue parole, come la foresta stessa.

Ci sussurrano altre possibilità e disegnano nuovi paesaggi di futuri ipotizzabili. Ci invitano ad immaginare un futuro ancestrale (4), che non sia un ritorno nostalgico a un passato idealizzato, ma l’opportunità per tornare ad imparare da saperi e modelli che hanno riconosciuto che non esistiamo mai da solə, separatə da ciò che ci sta attorno, e che prendersi cura della terra che abitiamo significa custodire la vita tutta. 

Grazie Edizioni Sonda!

Nemonte Nenquimo con Mitch Anderson, Un giorno saremo giaguari, trad it Laura Bernaschi, Milano, Edizioni Sonda, 2026.

(1)   Nemonte Nenquimo con Mitch Anderson, Un giorno saremo giaguari, trad it Laura Bernaschi, Milano, Edizioni Sonda, 2026, p. 235;

(2)   Ivi, p. 395;

(3)   Ivi, p. 15;

(4) Ailton Krenak, Futuro Ancestrale, Nero Editions, Roma, 2025.