Rompere il gioco

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«È accaduto tutto quando il mondo ha cominciato a pensare in termini di produttività, di profitto fine a sé stesso, quando è iniziato il gioco del capitalismo industriale, e da allora non abbiamo più smesso di gareggiare. Perché il gioco è strutturato in modo da non far volare lo sguardo dell’immaginazione al di là di ciò che appare; il gioco non lo devi abbandonare, e non è che tu non possa, ma non lo sai, perché la possibilità di andare via e giocare a un altro gioco, con delle regole differenti, non viene mai presentata.» (1) 

Scrittore, attivista e docente, Fabrizio Acanfora in Rompere il gioco, edito da Effequ, ci parla di attivismo, di identità e di potere ma soprattutto ci esorta a scegliere di fare la differenza.

L’esperienza personale di Acanfora in quanto persona autistica è ciò che apre il libro e potremmo decisamente dire che è ciò che farà di lui un attivista e uno scrittore. L’esigenza di riappropriarsi di un linguaggio e di un’identità a scapito della narrazione deumanizzante dei gruppi marginalizzati portata avanti dalla società è la molla che fa scattare in lui il bisogno di porsi domande, di creare rapporti, di costruirsi una comunità e quindi di fare attivismo.

La vicenda personale si lega poi a una narrazione della storia del capitalismo neoliberista che arriva a interrogarsi sul senso dell’attivismo in un sistema creato per fagocitare tutto ciò che gli è avverso o potenzialmente sfavorevole.

Cos’è l’attivismo? Ha senso fare attivismo oggi? Perché è malvisto dalla società? Possiamo superare il capitalismo realista?

Sono questi alcuni dei grandi temi di Rompere il gioco, ma Acanfora non offre soluzioni, chiede invece di seguirlo nel ragionamento, per riflettere insieme sull’uso che facciamo delle nuove tecnologie, sulle nostre responsabilità e possibilità, per di aguzzare lo sguardo e diventare più consapevolə. 

«Non possiamo più illuderci che il cambiamento possa avvenire rimanendo all’interno delle stesse dinamiche che ci opprimono. Se vogliamo immaginare un mondo diverso, dobbiamo avere il coraggio di rompere il gioco. Non è utopia, è necessità.» (2)

In un’epoca dominata dai social network, che chiedono perfezione e velocità, anche l’attivismo rischia di diventare performativo, di piegarsi alle regole dell’algoritmo, ed è qui che l’autore ci chiede attenzione e consapevolezza: capire che le piattaforme sono anch’esse strumenti nati per un mercato capitalista significa anche intravederne la matrice competitiva e individualista.

Ben vengano allora le forme di esposizione e partecipazione online ma che l’attivismo non si riduca a questo, è necessario incarnarlo nella collettività, nella collaborazione anche fuori dalla rete, renderlo politico e concreto.

Per non rischiare di essere complici del sistema oppressivo bisogna uscire dall’isolamento individualista, creare legami fatti di corpi che occupino spazi fisici e politici con e tra la gente, immaginando nuove possibilità per disarmare le logiche escludenti del sistema che vuole frammentare e isolare, per meglio contenere e manovrare, tuttə coloro che non rientrano nella normatività imposta.

L’appello è quello di mobilitarsi a pensare, immaginare e vivere in modi nuovi creati da un noi che si autodetermini senza aspettare di essere incluso, perchè l’inclusione è pur sempre una concessione ed è giunto il momento, invece, di scegliere come occupare il mondo senza chiedere il permesso.

Rompere il gioco è quindi un libro che, a partire dall’esperienza personale dell’autore, vuole invitarci a essere presenti in questa società, presenti per cambiarla, e a farlo tuttə insieme.

Non offre tecniche, non dà soluzioni, chiede di partecipare.

È un itinerario utile a tuttə coloro che credono che qualcosa da migliorare c’è e vogliono provare a farlo. 

Grazie Effequ!

Fabrizio Acanfora, Rompere il gioco. L’attivismo nel Ventunesimo secolo, Firenze, Effequ, 2025.

(1) Fabrizio Acanfora, Rompere il gioco. L’attivismo nel Ventunesimo secolo, Firenze, Effequ, 2025, p.9;

(2) Ivi, p. 200.