La nascita di Frankenstein

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La storia della genesi di Frankenstein (1818) è leggendaria: durante la piovosa estate del 1816 a Villa Diodati, sul Lago di Ginevra, Lord Byron sfidò i suoi ospiti a comporre un racconto di fantasmi. In questo contesto la diciannovenne Mary Wollstonecraft Godwin (non ancora coniugata Shelley) ebbe l’ispirazione decisiva da un incubo ad occhi aperti, in cui visualizzò uno studente inginocchiato accanto alla figura da lui rianimata.

Tuttavia, ridurre l’origine di un capolavoro della letteratura mondiale a una semplice suggestione notturna significa trascurare il complesso tessuto culturale e scientifico dell’epoca e la capacità dell’autrice di mescolare tutte queste suggestioni in un’opera intramontabile. 

Nel saggio La nascita di Frankenstein, la chimica e divulgatrice britannica Kathryn Harkup scompone quindi l’opera di Mary Shelley per analizzarne le origini storiche e scientifiche.

Attraverso una ricostruzione minuziosa del contesto dell’epoca e della vita di Mary Shelley, Harkup dimostra infatti che le vicende del romanzo affondano le radici nelle reali pratiche mediche, chimiche e tecnologiche del Settecento e del primo Ottocento.

«Proprio come il mostro, frutto di un assemblaggio di vari frammenti, anche il romanzo prendeva una serie di scampoli della vita di Mary e li cuciva insieme per creare un’opera di gran lunga superiore alla somma delle sue parti. I paesaggi che vide nei suoi viaggi, le persone che incontrò e i libri che lesse confluirono nella sua opera.» (1)

La nascita di Frankenstein si articola in tre sezioni che ripercorrono concettualmente lo sviluppo della Creatura e del testo stesso: Concezione, Creazione e Nascita.

Addentrandoci nella prima sezione, impariamo a conoscere davvero Mary Shelley e l’ambiente intellettualmente stimolante che frequentò fin da bambina. Figlia del filosofo William Godwin e della filosofa protofemminista Mary Wollstonecraft, fu infatti esposta fin dall’infanzia ai dibattiti culturali più avanzati del tempo. La frequentazione di scienziati e intellettuali, la successiva unione con il poeta Percy Bysshe Shelley, a sua volta appassionato di esperimenti chimici ed elettrici, e la vicinanza a Lord Byron e al medico John William Polidori fornirono alla giovane scrittrice gli strumenti concettuali per elaborare la sua opera.

«Ma qui non si tratta di finzione. È accaduto davvero. Gli esperimenti di Aldini e Ure fecero muovere i morti con dei dispositivi elettrici. Il romanzo d’esordio di Mary Shelley, Frankenstein, non si limitò a creare un mostro. Inaugurò un nuovo genere letterario: la fantascienza. Ma la fantascienza di Mary Shelley deve molto alla scienza vera e propria.» (2)

La seconda sezione, che costituisce il nucleo centrale del saggio, è invece dedicata alla ricostruzione di Kathryn Harkup e analizza le discipline scientifiche approfondite dal personaggio Victor Frankenstein: il passaggio dall’alchimia alla chimica, l’avventurosa ricerca medica del primo Ottocento portata avanti spesso sulla pelle di cadaveri trafugati o ottenuti tramite commercio clandestino, l’influenza significativa delle ricerche di Luigi Galvani, Alessandro Volta, Giovanni Aldini e Andrew Ure.

Un viaggio avventuroso nella storia della scienza e in un’epoca in cui gli esperimenti erano spesso spettacoli pubblici, oggetto di interesse e fascinazione. 

L’ultima parte del saggio riflette sulla pubblicazione del romanzo (anonima nel 1818 e rivista nel 1831) e sulle sue implicazioni etiche. Harkup sottolinea come Victor Frankenstein non sia rappresentato come uno scienziato irrazionale, bensì come un ricercatore metodico il cui vero limite risiede nella mancanza di responsabilità etica: l’incapacità di prevedere le conseguenze della propria scoperta e il rifiuto di farsi carico della Creatura a cui ha dato vita.

La nascita di Frankenstein è un testo accessibile e affascinante che si distingue per la capacità di coniugare il rigore dell’indagine scientifica con l’accurata ricostruzione storiografica. Kathryn Harkup contestualizza la figura dello scienziato sette-ottocentesco e dimostra come Mary Shelley abbia saputo cogliere le tensioni, le speranze e i timori legati al progresso scientifico del suo tempo.

L’opera, arricchita dalla curatela di Eleonora Gallitelli, offre un contributo fondamentale per comprendere la genesi di un mito letterario che continua a porre interrogativi essenziali sul rapporto tra etica, conoscenza e limiti della ricerca scientifica.

Grazie UTET!

Kathryn Harkup, La nascita di Frankenstein. Tra scienza, gotico e femminismo: da dove viene la creatura di Mary Shelley, a cura di Eleonora Gallitelli, Milano, UTET, 2025.

(1) K. Harkup, La nascita di Frankenstein. Tra scienza, gotico e femminismo: da dove viene la creatura di Mary Shelley, a cura di Eleonora Gallitelli, Milano, UTET, 2025, p. 13;
(2) Ivi, pp. 9-10.