Un’altra faccia del body shaming: il thin o skinny shaming

“Le ossa ai cani!”, “Agli uomini piacciono le donne con le curve”, “Le donne vere hanno le curve”, “Ma mangia!”. 

Capita spesso di leggere commenti di questo genere sotto ad articoli nei quali compaiono donne molto magre, oppure di sentirli dire dagli altri (o, a volte, anche da noi stessi?), in una normale conversazione.  

Sì, perché il body shaming di cui si è parlato nello scorso articolo di Sofia e nell’intervista a Belle di Faccia, può rivolgersi anche nei confronti dei soggetti sottopeso ed essere veramente spiacevole. Non è chiaro il motivo per cui una persona si senta libera di dare questo tipo di giudizi; forse su internet ci si può nascondere dietro lo schermo, che sembra togliere ogni freno ai pensieri, ma dal vivo la cosa diventa altrettanto deprecabile e imbarazzante.


Analizziamo brevemente le frasi sopra riportate.


La prima si commenta da sola: è un’offesa pura e semplice. Anche quella successiva, però, è alquanto condannabile, perché si inserisce all’interno di una mentalità per cui il corpo femminile è inteso solo in funzione dell’uomo. La donna viene sessualizzata, il suo fisico deve essere piacente per il maschio e adatto alla riproduzione. Il corpo che esce da queste dinamiche e che, quindi, non è “accogliente” e fecondo, viene escluso e relegato nella categoria di “brutto”. Anche la terza frase rientra all’interno di questo meccanismo, che tende a dire come deve essere una donna e che classifica in maniera netta ciò che è vero da ciò che è falso.

La filosofia ha da secoli messo in dubbio tale fenomeno che, in certi campi, ha portato ad un relativismo sacrosanto, ma in altri, alle volte, anche pericoloso. Siamo, però, sicuri che  l’assolutismo debba valere anche per le persone? In questa società che è incline – in funzione dell’economia e di una presunta stabilità – a omologare tutto, chi non rientra negli standard viene messo da parte: se non direttamente discriminato, a volte sottilmente bullizzato.


Le vittime non sono solo le donne: anche gli uomini possono essere soggetti a thin/skinny shaming se il loro fisico non è muscoloso e “forte”.


Anche in questo caso, la mentalità è sempre quella di stampo patriarcale, che porta ad escludere le donne “troppo” grasse, “troppo” magre o prive delle caratteristiche fisiche giudicate come “belle”. Gli individui di sesso maschile devono, invece, avere un fisico “robusto” e le loro spalle, ad esempio, essere larghe, perché il loro “scopo” è quello di proteggere il cosiddetto “gentil sesso”. Gli altri non sono “veri” uomini e sono considerati “deboli” perché, in fondo, non sono ritenuti in grado di portare a termine il processo riproduttivo. 

Anche l’invito a mangiare o a farlo di più – riassunto nell’ultima citazione – può essere altrettanto fastidioso, perché una persona può essere magra per svariati motivi: costituzione, scelta, malattia eccetera.

Dobbiamo imparare a non giudicare il corpo degli altri e a guardare qualcosa che va oltre. I movimenti di body positivity si battono per tutti i corpi, anche per quelli più esili. 

Modelle e attrici spesso vengono prese di mira per la loro eccessiva magrezza che, a volte, può essere patologica e/o dovuta ad altri meccanismi. Sì, il messaggio che esse lanciano può essere sbagliato ed essendo personaggi pubblici e lontani dalla nostra realtà, ci sentiamo più giustificati a insultarli. Dobbiamo, però, renderci conto che anche loro sono esseri umani come noi e, forse, dovremmo iniziare proprio smettendo di scrivere “le ossa ai cani” sotto all’articolo della modella di turno di cui poco e nulla sappiamo.


Il thin/skinny shaming di cui abbiamo parlato non è il “contrario” del fat shaming, ossia del bullismo contro le persone grasse.


Quest’ultimo fenomeno, infatti, è qualcosa di più radicato nella società e può avere ricadute discriminatorie dirette sulla vita della persona come, ad esempio, sul lavoro, sui mezzi pubblici, dal medico e nella società in generale. Questa, però, è un’altra questione di cui si parlerà più nello specifico prossimamente .

Anche il body shaming rivolto alle persone magre, però, è offensivo e può portare chi ne è vittima a vergognarsi del proprio corpo e a soffrire per commenti a volte compiuti con leggerezza o ignoranza, ma senza cattive intenzioni. È proprio dalla consapevolezza dell’esistenza di certi meccanismi – in cui tutti, bene o male, siamo nostro malgrado ricaduti – che parte un cambiamento interiore e, di conseguenza, comportamentale


Perché non impariamo a giudicare le persone con un metro diverso?


Invece di dire, “sei dimagrito”, diciamogli “sei raggiante”; invece di invitare qualcuno a stare a dieta o a mangiare, chiediamogli di guardare il tramonto assieme. Ritroviamo il rispetto e la spontaneità dei rapporti privi di giudizi; godiamoci gli altri (e noi stessi?) per quello che sono (siamo?) e non per la forma fisica.


FONTI E ISPIRAZIONI:

https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a26867903/skinny-shaming-essere-troppo-magra/

https://www.self.com/story/skinny-shaming-is-not-the-same-as-fat-phobia

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/the-womens-blog-with-jane-martinson/2013/aug/05/skinny-shaming-fat-size-appearance

https://www.youtube.com/watch?v=ahv90XS-HS8

https://www.youtube.com/watch?v=o_FCpcLXXxo

Gloria Albonetti

Author: Gloria Albonetti

Laureata prima in Filosofia con una tesi sui rapporti tra psichiatria ed estetica e poi in Scienze Filosofiche approfondendo nuovamente argomenti che toccano medicina e arte.