Effetto Matilda

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Matilda

Margaret Rossiter è una storica della scienza che, nel corso dei suoi studi, ha concentrato l’attenzione sulla storia delle donne nella scienza, in particolare nel contesto statunitense. Le sue ricerche sono state di fondamentale importanza: hanno fatto venire alla luce, come fossero scatole troppo ingombranti maldestramente riposte in soffitta, centinaia e centinaia di testimonianze di studi condotti da donne, scienziate, ricercatrici, assistenti, studentesse. Studi che, nel corso degli anni, sono stati ignorati, delegittimati, mai pubblicati o, se ritenuti anche solo lontanamente accettabili, attribuiti al collega maschile più prossimo (1).


La ricerca di Rossiter non è cominciata nel migliore dei modi: più che tra gli articoli e i libri pubblicati, ha dovuto cercare tra tutto ciò che non era stato affatto pubblicato, appunti finiti nel dimenticatoio o celati ad arte.


Si è dunque adoperata per consultare vecchi archivi, bibliografie secondarie, manoscritti. Ma, se all’inizio il problema era scovare quanto più materiale possibile, a poco a poco il dilemma diventa l’opposto, e cioè come fare a catalogare e dare un ordine ad una enorme quantità di informazioni, che aumentavano e si moltiplicavano in modo esponenziale. In poche parole, l’esclusione dei contributi femminili dalla scienza non si rivelava un’eccezione, un accidente, ma cominciava ad assumere caratteri e strutture ben precisi, programmatici, costanti. C’erano pattern che si ripetevano e che mettevano in seria crisi il paradigma di una scienza aperta e razionale

A questo punto, Rossiter doveva dare una forma alla sua ricerca, renderla narrativamente coerente. Nel 1982, pubblica il suo primo volume: Women Scientists in America, Struggles and Strategies to 1940. Il limite temporale, indicato sin dal titolo, è eloquente: un solo volume non è sufficiente a contenere l’intero frutto dei suoi studi. Tredici anni dopo, nel 1995, infatti, pubblica Women Scientists in America: Before Affirmative Action, 1940-1972. Altro limite temporale, altra promessa. Nel 2012 la trilogia è completata, con il volume Women Scientists in American Volume 3: Forging a New World Since 1972. 


Tuttavia, parallelamente alle imponenti pubblicazioni e ai premi e riconoscimenti che le sono stati tributati in misura crescente nel tempo, Rossiter ha escogitato una formula concisa e d’effetto per indicare uno dei pattern più frequenti nella storia delle donne nella scienza, e cioè quello che vede sistematicamente attribuire a un uomo il risultato di uno studio condotto da una donna. Ha chiamato questa formula “effetto Matilda” (2).


Il riferimento è al cosiddetto “effetto Matteo”, coniato da Robert Merton nel 1968, che concerne la tendenza ad attribuire il riconoscimento di un lavoro scientifico ad uno scienziato di fama piuttosto che ad un collega con poche pubblicazioni alle spalle (3). Il nome proprio utilizzato, di biblica memoria, richiama questo fenomeno di sovra-riconoscimento e di divisione ingiusta del merito perché è abbastanza noto che il vangelo di Matteo, formalmente attribuito all’apostolo, è stato in realtà scritto molto più tardi, e non da lui

Nel fortunato articolo in cui Rossiter presenta al pubblico ciò che ha chiamato effetto Matilda, un paragrafo è dedicato alla ricerca del nome più appropriato da attribuire a questo fenomeno e, attraverso questa eziologia, analizzare gli esempi più eclatanti della sottovalutazione del lavoro scientifico femminile. 

Potremmo chiamarlo “effetto Lise”, comincia Rossiter, perché il caso di Lise Meitner è tristemente famoso: Otto Hahn e Meitner portano avanti, dal 1934 al 1938, una straordinaria opera di ricerca collaborativa che li conduce alla scoperta della fissione nucleare, ma il Nobel per la chimica sarà assegnato solo a Hahn. Oppure, fa notare con una certa nota di sarcasmo, lo si potrebbe chiamare “effetto Harriet”, dal nome di Harriet Zuckerman, invisibile collaboratrice di Merton, che insieme a lui ha ideato l’effetto Matteo, e che resta oggi solo un nome nascosto nella bibliografia secondaria. O, ancora, avvicinandoci all’ambiente biblico per restare in tema, si potrebbe pensare di accreditare il nome di Priscilla, invisibile assistente proprio di San Matteo


La scelta di Rossiter ricade però su Matilda Joslyn Gage, scrittrice e attivista statunitense del XIX secolo, ma anche suffragetta, abolizionista e libera pensatrice, fortemente critica nei confronti della Bibbia.


Gage faceva sentire la sua voce durante gli incontri per i diritti delle donne che si tenevano nella sua città e in quelle limitrofe, curava articoli in difesa del ruolo femminile in società e si dedicava attivamente alla stesura di numerosi volumi volti a riabilitare la figura della donna. Negli ultimi anni di vita, ha concentrato la sua attenzione nella stesura, con un gruppo di venti donne statunitensi, di una Woman’s Bible, una rilettura femminista della Bibbia, volta a ridimensionare l’ingombrante impalcatura patriarcale che vi aleggia.

È per questo che sembra a Rossiter la candidata ideale: non solo aveva riconosciuto e denunciato il fenomeno che ora porta il suo nome, e cioè la lucida e cosciente negazione dei contributi femminili nella storia in generale, ma aveva anche sperimentato sulla sua pelle la frustrante sensazione di non ricevere mai una legittimazione, ancor prima che un plauso. Nonostante la sua instancabile energia, e il suo attivismo a tutto tondo, il nome di Matilda Joslyn Gage è pressoché sconosciuto.


Lo riporta alla luce, tuttavia, l’effetto Matilda: non solo richiama l’attenzione sulle diverse Matilda, Lise, Harriet, Priscilla, dimenticate dalla storia del pensiero scientifico, ma anche e soprattutto fa sì che la ricerca contemporanea di storici e sociologi non ripeta gli errori del passato.






(1) M. W. Rossiter, Women Scientists in America. Struggles and strategies to 1940, The John Hopkins University Press, Baltimore-London, 1982.

(2) M. W. Rossiter, The Matthew Matilda Effect in Science, in Sage, vol. 23, Thousand Oaks, 1993.

(3) R. K. Merton, The Matthew Effect in Science, in Science, Washington D.C., vol. 159, 1968.