Non è un paese per madri

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Si inserisce alla perfezione nel dibattito pubblico Non è un paese per madri, edito da Laterza nel 2022 a firma di Alessandra Minello, ricercatrice in demografia al Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova.

Il volume racchiude in 160 pagine un’accurata e dettagliata riflessione sullo stato dell’arte della genitorialità in Italia.

Come è prevedibile dal titolo, il testo si focalizza sulla situazione della figura materna, anche se non trascura certo quella dei padri, delle coppie omosessuali e delle famiglie omogenitoriali.

Manifesto obiettivo del volume è

«fare chiarezza su cosa significhi essere o non essere madri in Italia oggi e quanto bisogno ci sia di impegnarsi […] perché la maternità sia una scelta libera, non crei ostacoli alla carriera e smetta di essere un mito che crea aspettative e pressioni sociali enormi» (1).

Si ricerca quindi una visione più equilibrata della maternità e di una società che crei i presupposti idonei a diventare genitore, senza – allo stesso tempo – alimentare lo stigma che affligge chi non vuole figli.

A tal proposito, si distingue tra chi non include nel proprio progetto di vita la procreazione perché non vuole e chi non lo fa, pur desiderandolo, perché le condizioni culturali e strutturali in cui viviamo non lo consentono. Il fertility gap – la differenza tra figli desiderati e avuti realmente – è in effetti molto alto nel nostro Paese. 

Su esso incide proprio quel mito radicato nella cultura italiana secondo cui la donna sarebbe predisposta “per natura” alla cura mentre l’uomo, altrettanto “fisiologicamente”, a procacciare il pane.

L’elemento culturale si riflette nella componente strutturale del profondo disequilibrio tra lavoro e vita privata:

questa spirale danneggia le madri – che si trovano a svolgere un doppio lavoro oppure a dover scegliere se rinunciare ad avere figlə o alla carriera – e i padri – ritenuti una presenza meno importante nella vita della prole. 

Si aggiungano politiche che spingono all’aumento della natalità non coerenti con un sistema inadatto di welfare e assistenza a genitori e infanzia, si corredi con la difficoltà all’accesso a un lavoro stabile e remunerativo e si può comprendere perché spesso si rinuncia a fare figlə. Anche se si desiderano.

«Che fecondità ed economia siano tra loro legate è una regolarità trasversale che attraversa i tempi. […] In particolare la connessione tra […] disoccupazione e bassa fecondità è ampiamente dimostrata» (2).

Il circolo vizioso tra cultura e struttura che caratterizza l’Italia – non solo l’Italia, si intende, ma è peculiare nel nostro Stato e completamente opposto nei paesi del Nord – merita di essere approfondito con la lettura di questo testo, cartina al tornasole di molti degli stereotipi che affliggono la figura della famiglia – sia essa con figlə o meno – ai nostri giorni.

Grazie Laterza!

A. Minello, Non è un paese per madri, Laterza, Bari, 2022.

  1. p.3.
  2. p. 64.