Sottomesse non si nasce, lo si diventa

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Manon Garcia dedica le pagine di Sottomesse non si nasce, lo si diventa – edito in italiano da nottetempo – al tabù della sottomissione femminile.

«Perfino le donne più indipendenti e più femministe si sorprendono ad amare lo sguardo di conquista che gli uomini rivolgono loro, a desiderare di essere un oggetto sottomesso nelle braccia del proprio partner, o a preferire i lavori domestici […] desideri e piaceri di questo tipo sono incompatibili con l’indipendenza delle donne?» (1)

La sottomissione femminile, specialmente quella scelta, è uno degli scheletri nell’armadio del pensiero filosofico femminista: rivendicare la propria sottomissione come un atto emancipatorio, femminista e consapevole, pare un tradimento.

Patologia o colpa morale? Queste le uniche spiegazioni che si accettano parlando di sottomissione.

«Studiare la sottomissione delle donne è un’impresa femminista poiché consiste nell’ascoltare e nel prendere sul serio la loro esperienza, senza decidere a priori se siano vittime, colpevoli, passive oppure perverse. Ciononostante, le femministe hanno accuratamente evitato la questione della sottomissione femminile» (2)

Ed è su queste premesse che si edifica l’argomentazione di Garcia, argomentazione che adotta un approccio fenomenologico tipicamente husserliano, unito ai temi e allo stile cari alla riflessione di Simone de Beauvoir e alla dialettica hegeliana, per sfociare in una riflessione che ha come perno il concetto di situazione.

Infatti, è proprio la peculiare situazione in cui si trovano le donne a rendere la riflessione circa il loro status e la loro sottomissione così problematica: 

«Sebbene tutti gli esseri umani siano in preda al dilemma tra sottomissione e libertà, le donne sono molto più colpite da tale dilemma a causa della loro situazione e della tradizione di sottomissione che hanno ereditato […]» e, prosegue, «la componente più importante della situazione delle donne è che viene ideata e imposta dall’esterno, da parte di uomini che le concepiscono come Altre e perciò le destinano ad essere inferiori» inoltre «le donne non hanno la sensazione di appartenere a un gruppo oppresso. Si concepiscono come unite agli uomini molto più che unite tra di loro […] Tuttavia, diversamente dagli uomini, la sottomissione è un comportamento socialmente prescritto alle donne, da cui possono dunque trarre beneficio» (3)

Una situazione, quella femminile, che non è una vera e propria scelta attiva, ma un «destino sempre già presente» (4) al quale per acconsentire è sufficiente accettare ciò che la società propone, cioè essere Altro rispetto all’uomo libero.

Ma questa sottomissione è “semplicemente” un’attitudine storica, un costrutto sociale, e quindi una fatalità alla quale si può sfuggire.

In altri termini: non è un destino, così come non è una scelta. 

«Assumendosi il rischio della libertà e lavorando le donne possono cambiare le condizioni sociali ed economiche al punto da non far più apparire la sottomissione come il loro destino predefinito» (5)

È quindi con una riflessione volta all’emancipazione che Garcia termina la sua analisi della sottomissione femminile, che da tabù diviene condizione per una più profonda consapevolezza della situazione in cui le donne si trovano e quindi strumento di cambiamento e liberazione.

Sottomesse non si nasce, lo si diventa è un libro che utilizza la filosofia di Simone de Beauvoir come strumento di indagine e, in quanto tale, presuppone una buona conoscenza dell’autrice francese.

Nonostante questo, rimane un libro chiaro, dai temi urgenti e comprensibile nelle sue argomentazioni generali anche da chi vi si approccia da neofita.

Grazie nottetempo!

Manon Garcia, Sottomesse non si nasce, lo si diventa, nottetempo, Milano, 2023

  1. Manon Garcia, Sottomesse non si nasce, lo si diventa, Trad. Francesca Caiazzo, Noemi Magerand, nottetempo, Milano, 2023, p. 13;
  2. Ivi, p. 19;
  3. Ivi, p. 173;
  4. Ivi, p. 175;
  5. Ivi, p. 180.