Il negazionismo del cambiamento climatico

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In questi giorni caratterizzati da temperature fisse, in quasi tutta Italia, attorno ai 35°C si è tornato a parlare di cambiamento climatico. Quando escono articoli o post sui social su queste tematiche, si presenta, puntualmente, il negazionismo.

Le argomentazioni sono più o meno sempre le medesime. 

Una di queste si basa sui ricordi e il discorso è solitamente così impostato: «Ho sessant’anni e, da quando ne ho memoria, le estati sono sempre state calde in Italia». Anche davanti a prove scientifiche, dati sull’innalzamento della temperatura nel Mediterraneo, relativi allo zero termico oppure allo scioglimento dei ghiacciai (1), negano le evidenze basandosi sulle proprie memorie e sulla propria esperienza personale.

Un’altra frase ricorrente tipicamente utilizzata da chi nega il cambiamento climatico è: «lo dicono tantissimi scienziati che il cambiamento climatico non esiste: il clima cambia da sempre!».

Entrambe le (pseudo)argomentazioni si basano su un errore di fondo causato da una non conoscenza del funzionamento della scienza (oltre che della logica di base).

La scienza non si basa su percezioni, esperienze personali o ricordi: sarebbe relegata al campo dell’incertezza. Sono necessarie prove, dati, statistiche, misurazioni per corroborare qualsiasi cosa (2). 

Inoltre, nella scienza non c’è il principio di autorità: il famoso «ipse dixit» non esiste. Anche davanti a studiosi che appaiono autorevoli, a volte anche Nobel (l’esperienza di Montagnier insegna (3)), non contano i nomi: conta la comunità scientifica. 

Senza sfociare in mero scientismo e, da filosofə, ben conoscendo i limiti della scienza (4), risulta attualmente del tutto fuori luogo rifiutare il cambiamento climatico: al di là di tutto, le prove raccolte e gli studi sono numerosissimi. Come per altri argomenti, si vedano i vaccini, si vedano le diete, ci sono sempre scienziatə della corrente “Bastian contraria”: non sarà questo il luogo per indagare se la loro sia buona o cattiva fede.

Tornando a noi, spesso, sotto ai post e agli articoli sopra citati ci sono persone che cercano di spiegare, di fornire ulteriori prove. Tentano, insomma, di far ragionare ə negazionistə. 

Sforzi probabilmente vani. Non perché queste persone siano stupide o ignoranti o altro: semplicemente perché la loro è una credenza irrazionale.

Negano perché hanno paura e, la paura, è qualcosa di umano, molto umano

La filosofia, per questo, ne parla da sempre e si pone spesso – davanti al timore – come portatrice di serenità, ad esempio nella filosofia Epicurea (5).

Anche la psicologia tenta – sin dai suoi esordi (anche se la sua effettiva fondazione è più recente rispetto alla filosofia) – di capire certi meccanismi che scattano nell’essere umanə al fine di cercare di risolverli. 

«Da un punto di vista psicologico, la negazione è un meccanismo di difesa comprensibile. La realtà esistenziale del collasso climatico è troppo inquietante e spaventosa da affrontare, quindi cerchiamo di negarla e di allontanarla dalla nostra mente. Se affrontassimo davvero le implicazioni dell’emergenza climatica e quello che potrebbe essere il futuro, temeremmo di essere sopraffatti dall’ansia o addirittura di crollare nella disperazione» (6).

Insomma, questo meccanismo si manifesta attraverso il rifiuto di accettare una realtà che causa paura, disagio, incertezza. Per la psicologia, esso può essere utile nel breve termine per gestire situazioni stressanti, ma può essere problematico se diventa una risposta abituale alla realtà, perché può impedire di affrontare e superare la situazione, causando ulteriori problemi a lungo termine. 

È necessario, quindi, che chi nega affrontari la propria paura, inizi ad accettare le cose come stanno. C’è bisogno di un bel po’ coraggio, è vero, anche perché si deve trovare la forza di ammettere una responsabilità collettiva dovuta ad azioni umane che promuovono un modello di sviluppo ed economico insostenibile. Si devono cambiare le proprie abitudini: è in gioco la vita così come la conosciamo.

È, però, un passo fondamentale in quanto

«l’accettazione permette di evitare l’irrealtà del falso ottimismo, ma anche di non essere risucchiati dalla disperazione e dal fatalismo. Se da un lato [essa] apre a sentimenti sconvolgenti di dolore, ansia, depressione e rabbia, dall’altro aiuta a essere maggiormente consapevoli e queste emozioni possono fungere da spinta ad andare avanti e a vivere in modo più profondo una vita più piena» (7).

Insomma, ə negazionistə climaticə sono persone che hanno paura. È vero, fanno spesso arrabbiare, ma forse il modo migliore per approcciarsi a loro non è quello di riempirle di dati, statistiche, prove e studi, perché a poco servirà: quella che loro negano è una realtà ormai a tutti evidente e comprovata. 

Nell’invito all’accettazione c’è qualcosa che rimanda molto alla filosofia pratica, in senso profondo del termine: si porta la persona a guardare alla realtà così com’è, ma la si invita anche ad agire. 

Accettare significa allontanarsi dalla caverna e dalle sue ombre e decidere di affrontare – finalmente – il mondo là fuori. Accettare significa libertà.

(1) Estremamente utili sono, a riguardo, per approfondire, i post estremamente accurati di Chi ha paura del buio.

(2) Di metodo scientifico e sul funzionamento della scienza ne parla largamente il CICAP. Sono consultabili, a riguardo, gli articolo su Query.

(3) Per approfondire il caso sempre su Query c’è un interessante articolo:  https://www.queryonline.it/2020/04/20/quando-il-complottista-e-un-premio-nobel/  

(4) La filosofia della scienza ha diffusamente criticato la pretesa di universalità della scienza. Un ottimo libro per approcciarsene è S. Okasha, Il mio primo libro di filosofia della scienza, Einaudi, Torino, 2006.

(5) Per approfondire Epicuro, vedere capitolo dedicato in N. Abbagnano, G. Fornero, Protagonisti e testi della filosofia. Pensiero antico, patristica, scolastica, Torino, Paravia, 1999.

(6) Traduzione di https://www.irishtimes.com/life-and-style/health-family/parenting/how-to-turn-climate-change-denial-into-acceptance-and-action-1.4058069

(7) Ibidem.