Filosofia del cane

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«Credo che Socrate, l’antico filosofo greco, avesse ragione a dire che i cani sono filosofi per natura. Ma un cane, se ne fosse capace, che libro di filosofia scriverebbe?» (1) 

Con queste sorprendenti parole si apre Filosofia del cane. Lezioni di felicità e saggezza dai nostri piú fedeli compagni di vita, recente saggio del filosofo gallese Mark Rowlands.

Il libro ci appare come un concentrato di filosofia umana e canina assieme, elaborato da Rowlands sulla base della sua esperienza quotidiana a contatto con i suoi cani (tra i quali ovviamente spicca Brenin, già conosciuto e amato in Il lupo e il filosofo (2), ma anche il giovane ed esuberante Shadow, impegnato a rincorrere le iguane a Miami). 

La lettura è avventurosa, intensa ed estraniante. 

Chi ha studiato filosofia, infatti, è certamente abituatə all’idea che l’umanità faccia filosofia per natura. Anzi, ancora di più: fin dalle origini di questa disciplina, ci siamo raccontatə di essere l’unica specie vivente dotata di quel superpotere che è il lògos, capace di fare di noi animali pensanti e, di conseguenza, filosofi

Rowlands, invece, ci rivela ben presto che

«I cani sono filosofi naturali. Le nostre conoscenze, ammesso che ne abbiamo qualcuna, le ricaviamo dal pensiero; i cani, invece, le ottengono vivendo. E nell’irrefrenabile felicità dei cani […] possiamo trovare risposte a molti dei tradizionali problemi filosofici» (3).

Con Filosofia del cane, Mark Rowlands sconvolge quindi la falsa credenza nella nostra naturale superiorità, dimostrando passo per passo che noi siamo “filosofi innaturali” e che, invece, sono proprio i nostri amici a quattro zampe, di cui spesso (e con un certo paternalismo) invidiamo la semplicità e l’innocenza ad avere infinite cose da insegnarci su quel campo in cui ci sentiamo campioni nati.

Capitolo dopo capitolo, Rowlands ci accompagna in un percorso che, non senza qualche difficoltà, ci costringe a un interessante ribaltamento di prospettiva: non più a guardare la realtà attraverso i nostri occhi, ma a guardare noi stessə e il mondo attraverso lo sguardo dei cani.

Attraverso di loro, e con l’assistenza di alcuni grandi filosofi umani (come Socrate, Kant e Sartre), l’autore si interroga su alcuni dei più grandi temi della tradizione filosofica occidentale e trova soluzioni inedite a vecchi problemi. 

Uno spazio speciale è occupato dalla questione della felicità e dal suo rapporto con l’autocoscienza. 

«Gli umani sono creature che dubitano. La riflessione ci ha resi scissi e tormentati, mai del tutto a nostro agio nel mondo o con noi stessi. In Shadow, nei momenti in cui si dedica a qualcosa, non c’è separazione tra quel che lui è e quello che fa. […] Shadow è l’autore della sua vita, e le sue azioni sgorgano da ciò che lui è: […] Noi siamo gli autori della nostra vita, ma ne siamo anche spettatori e, fin troppo spesso, critici severi» (4). 

Pagine particolarmente interessanti (e a tratti toccanti) sono quelle che riguardano l’agire morale e la possibilità di immaginare i cani come soggetti morali, capaci di distinguere il bene dal male e agire di conseguenza. In queste, emerge chiaramente uno dei pilastri dell’intero libro: l’idea che molte delle definizioni tradizionali dei concetti (come quella dell’agire morale) siano state elaborate a partire dalla descrizione dell’esperienza che noi facciamo di quell’aspetto della vita, per poi diventare prescrittive. 

Rowlands ci invita quindi a un esercizio profondamente filosofico: ridefinire alcuni di quei concetti alla luce dell’esperienza per allargare i nostri orizzonti. Non si tratta di un esercizio di antropomorfismo applicato agli animali, quanto una liberazione dall’antropocentrismo implicito in molte (forse troppe) delle nostre concezioni filosofiche. 

L’operazione è in sé filosoficamente affascinante. 

Per chi vuole ampliare i propri orizzonti filosofici e non ha paura di cimentarsi con qualche complessità argomentativa, quindi, Filosofia del cane. Lezioni di felicità e saggezza dai nostri piú fedeli compagni di vita può rappresentare una lettura avventurosa e piena di interesse.

Leggendo questo saggio si corre seriamente il rischio di capire meglio i nostri cani e, attraverso loro, noi stessə. 

Grazie Einaudi!

Mark Rowlands, Filosofia del cane. Lezioni di felicità e saggezza dai nostri piú fedeli compagni di vita, trad. it. di Gianni Pannofino, Einaudi, Torino, 2025.

Note:

(1) M. Rowlands, Filosofia del cane. Lezioni di felicità e saggezza dai nostri piú fedeli compagni di vita, trad. it. di Gianni Pannofino, Einaudi, Torino, 2025, Introduzione, p. V.

(2) Mark Rowlands, Il lupo e il filosofo, trad. it. di Nicoletta Lamberti, Mondadori, Milano, 2011.

(3) M. Rowlands, Filosofia del cane. Lezioni di felicità e saggezza dai nostri piú fedeli compagni di vita, p. IX.

(4) Ivi, p. 76