Rosa Luxemburg

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«Il mio ideale è il regime sociale in cui si potrebbe, con tranquilla coscienza, amare tutti quanti. Tendendo a questo fine e in suo nome saprò un giorno, forse, anche odiare» (1).

Queste parole vengono scritte da Rosa Luxemburg all’età di 17 anni sul retro di una fotografia regalata ad una compagna di scuola. È una frase che, in un certo senso, racchiude già tutta la sua breve vita, coronata da lotta e determinazione. Rosa Luxemburg è prima di tutto uno di quei personaggi dei quali ci si innamora, in cui esperienze private, sociali e politiche si mescolano in nome dell’amore che lei pone in ognuna di esse.


La sua storia merita di essere raccontata, non solo per la profondità delle sue idee e riflessioni socio-politiche, ma anche per la sua attitudine nel concretizzarle. 


Rosa nasce a Zamosc, in Polonia, in una famiglia ebrea non praticante. Fin da giovanissima si approccia all’attività politica, aderendo presto al Proletariat, un gruppo clandestino rivoluzionario. Negli stessi anni inizia ad appassionarsi alle opere di Marx ed Engels, che la spronano nella sua opera rivoluzionaria, tanto che nel 1889 è costretta a lasciare la Polonia perché ricercata. Scappa in Svizzera su un carro di fieno e si stabilisce a Zurigo, dove si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, laureandosi con una tesi sullo sviluppo industriale della Polonia.

Fin dall’inizio del suo impegno comunista, si dimostra profondamente determinata nel perseguimento delle sue idee, a prescindere della direzione in cui puntava la maggioranza — ed è forse proprio questa la caratteristica che la rende indimenticabile. La perseveranza e la determinazione del suo pensiero si dimostrano in maniera evidente nell’affrontare la cosiddetta “questione polacca”.


Il sogno di Rosa Luxemburg è la rivoluzione proletaria con il fine di instaurare uno  stato sociale e aspira ad una liberazione totale della classe operaia di tutto il mondo.


Nel panorama mondiale ed europeo, Rosa non smette mai di seguire i movimenti rivoluzionari polacchi, che sul finire dell’Ottocento vedono protagonista la nascita del Partito Socialista Polacco, il cui programma prevede una rivoluzione in vista dell’unificazione della Polonia (ai tempi politicamente divisa). L’ispirazione rivoluzionaria del Partito alla filosofa non basta e per questo fonda, insieme al fidanzato Leo Jogiches, la SDKP (Socialdemocrazia del Regno di Polonia), il cui obiettivo era la lotta al capitalismo e il contrasto all’autorità zarista, respingendo l’idea dell’unificazione della Polonia. La questione polacca mostra con chiarezza la visione di Luxemburg, che assumerà sempre forti connotati antinazionalisti e antimilitaristi, in un’ottica di miglioramento delle condizioni operaie che non si limitino ad uno stato, ma che si espandano a livello mondiale.

Con il desiderio di approfondire il suo impegno politico, Luxemburg decide di trasferirsi in Germania per iscriversi al Partito Socialdemocratico Tedesco, dove entra in contatto con le personalità più conosciute in ambito socio-comunista. Continua dunque a dimostrarsi sempre alla ricerca di quel terreno fertile per instaurare il cambiamento che tanto auspicava, ma mai sacrificando la libertà delle sue idee. Il vero motore che la spinge verso ogni sua azione politica può essere ben racchiuso in una parola: amore.


Nelle sue lettere a Leo Jogiches (1) Rosa esprime il suo desiderio di cambiare il mondo per fare stare bene tutti gli uomini, per fare in modo che ognuno possa essere felice della propria vita, trovando, alla fine, un’armonia con tutto ciò che li circonda. 

«È vero, ho una voglia maledetta di essere felice e sono pronta giorno dopo giorno a combattere per la mia dose di felicità con l’ostinazione di un mulo» (2). 

Il desiderio di trovare quella felicità va di pari passo con il profondo bisogno di libertà che la donna esprime e che si impegna a rivendicare in ogni lato della sua vita: personale e politico. Nel 1905 Luxemburg pubblica uno scritto sulla rivista tedesca socialista Neue Zeit, dove muove critiche significative all’impostazione del partito di Lenin. L’autrice afferma che la tendenza ultracentralistica imposta dal leader russo limita l’azione della massa, che dovrebbe essere autonoma e sempre più consapevole.

Attraverso un’obbedienza rigida e totale al Partito, come stava progettando Lenin, il proletariato non avrebbe trovato la propria coscienza e consapevolezza politica, che poteva essere raggiunta solamente dopo aver liberato la classe sociale subordinata dalle catene della coercizione forzata e inconsapevole. Il Partito non deve in alcun modo sostituirsi alla massa, quindi, ma deve incanalare i suoi desideri. Nonostante le critiche all’impostazione bolscevica, Luxemburg partecipa attivamente alla rivoluzione del 1905, recandosi in Polonia, ma il sogno rivoluzionario non arriva a realizzarsi e viene incarcerata.


Dopo il rilascio torna in Germania, dove comincia a insegnare economia politica. Qui inizia anche il suo periodo più intenso di produzione letteraria.


L’accomulazione del capitale (1913) è uno dei suoi testi più ricordati: in esso esprime le sue critiche rispetto alla riflessione di Marx. Postumo verrà pubblicato La rivoluzione russa, nel 1922. In questo testo Luxemburg, ancora una volta, esprime le sue perplessità in merito alle modalità di impostazione del partito di Lenin e all’evolversi della Rivoluzione russa, mantenendo costanti i temi della  difesa della libertà individuale e della democrazia. La centralizzazione del potere non fa che impoverire l’opinione pubblica, cosicché anche i soviet si cristallizzeranno, senza dare più spazio alle reali esigenze del popolo

«La libertà solo per i seguaci del governo, solo per i membri di un partito, per numerosi che possano essere, non è libertà. La libertà è sempre e unicamente libertà di chi la pensa diversamente. Non per fanatismo di “giustizia”, bensì perché tutto ciò che di educatore, salutare e purificatore deriva dalla libertà politica, dipende da questa condizione e perde ogni efficacia quando la libertà si fa privilegio» (3).


Rosa Luxemburg con queste parole dimostra il coraggio di difendere la libertà, andando contro l’azione  di ribaltamento che il comunismo stava aspettando da anni.


Per questo può essere considerata la più rivoluzionaria tra i rivoluzionari, dove la sua insurrezione coincide con il coraggio di esprimersi anche contro i propri compagni, muovendo alcune critiche ai testi di Marx (la bibbia del comunismo negli anni della filosofa) e contrastando l’impostazione del partito di Lenin, l’unico che stava riuscendo a compiere il grande sogno rivoluzionario che il comunismo auspicava da anni. 

La sua voglia di rivoluzione non si spegnerà mai e sarà anche causa della sua stessa morte. Nel 1916 Luxemburg lascia il partito socialista tedesco e fonda prima la “Lega di Spartaco” e poi il partito comunista tedesco insieme all’amico Karl Liebknecht. Nel 1919 Luxemburg e Liebknecht tentano un’insurrezione, che viene rapidamente soffocata e i due amici vengono fucilati


La vita di Rosa Luxemburg, seppur non molto lunga, è stata una vera e propria esperienza rivoluzionaria.


La sua storia e le sue opere furono parzialmente oscurate dal comunismo stesso, perché spesso controcorrenti e slegate dalle linee guida del partito, derivanti dal pensiero di una donna filosofa realmente libera e indipendente.





(1) Lettera a Matilde Wurm del 16 febbraio 1917 in Lettere di lotta e disperato amore, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2019, p. 10.

(2) Lettera da Berlino del 17 maggio 1898 in ivi, p. 12. 

(3) La rivoluzione Russa, in S. Damasso, Una donna chiamata rivoluzione, Red Star Press, Roma, 2018, p. 61.