Un Paese, tante contraddizioni: l’Irlanda

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Quando si pensa all’Irlanda, vengono in mente il verde dei suoi paesaggi, la birra scura, la musica folk che si mescola al rock e al punk. È l’immagine di un Paese piccolo e fiero, capace di reinventarsi — da terra prevalentemente agricola a una delle economie più dinamiche d’Europa. Raramente, però, si pensa alla complessità che si nasconde dietro questa immagine: un’identità costruita su stratificazioni lunghe e contraddittorie, dove il peso della religione, la memoria della colonizzazione inglese, il patriarcato e le trasformazioni sociali recenti convivono senza mai risolversi del tutto

A novembre 2025 in Irlanda è stata eletta alle presidenziali Catherine Connolly con circa il 63% delle preferenze. Politica, avvocata, studiosa di psicoanalisi, è – per la sua appartenenza alla sinistra pacifista e progressista – un’eccezione nel panorama mondiale attuale, orientato alla destra e verso una visione conservatrice (1). Ha fatto di recente parlare di sé quando la sorella Margaret è stata arrestata insieme alle altre persone a bordo della Flotilla (2).

Connolly non è la prima donna alla presidenza dell’Irlanda.

Prima di lei c’è stata Mary Robinson (1990-1997), prima donna in assoluto a essere eletta e che ha lavorato, poi, come Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. Di seguito a Robinson, Mary McAleese (1997-2011). 

Da questo si potrebbe pensare che l’Irlanda sia un paese all’avanguardia, soprattutto confrontata con l’Italia. Se da alcuni punti di vista ciò è vero, per altri non è esattamente così.

Partiamo dal diritto di voto alle donne, che in Irlanda è stato riconosciuto solo in parte nel 1918 e, totalmente, nel 1928. Questo è un fatto interessante: in un primo tempo era consentito votare solo a donne sopra i 30 anni, capofamiglia o mogli di capifamiglia, proprietarie con una certa rendita o laureate in università britanniche (3).

Il vero e proprio suffragio universale, però, è successivo, ratificato sì in anticipo rispetto all’Italia ma non così pionieristico.

Anche se è vero che in Irlanda non c’è mai stata una legge simile al delitto d’onore, le donne sono state rinchiuse nelle cosiddette case Magdalene per anni perché erano scomode: ragazze madri, non sposate, la cui condizione di libertà avrebbe rovinato l’immagine familiare e sociale. Se teniamo conto che le ultime strutture sono state chiuse negli anni Novanta, ciò ci mostra l’altra faccia, inquietante, della medaglia (4).

Se da una parte le donne irlandesi vengono descritte come libere, dall’altra l’aborto è diventato legale solo a partire da gennaio 2019 , dopo un referendum storico del 2018 nel quale, con il 66,4% di “sì”, il popolo ha votato per rimuovere l’ottavo emendamento dalla Costituzione, che equiparava la vita del feto a quella della madre (5). Il percorso per arrivarci, poi, è stato tutt’altro che in discesa e ne è la dimostrazione il noto caso della dentista irlandese di origini indiane, Savita Halappanavar. Nell’ottobre 2012 si presentò all’ospedale universitario di Galway in stato di agonia con quello che sarebbe stato un inevitabile aborto spontaneo alla diciassettesima settimana di gravidanza. Le fu, però, negato l’aborto, in quanto il feto risultava ancora vivo, seppur non compatibile con la vita: «questo è un Paese cattolico» (come riferito dal marito Praveen). Il rifiuto le fu fatale: nei giorni successivi sviluppò una sepsi fulminante (6).

Identificare il bisogno del diritto all’aborto è stato un processo più lento rispetto all’avanzamento relativo ad altri diritti umani, che culmina con il riconoscimento del matrimonio e l’adozione tra persone dello stesso sesso nel 2015. Un passo indietro significativo è stata invece la bocciatura, l’8 marzo 2024 (non a caso) del referendum per modificare alcuni articoli della Costituzione su donne e famiglia. In questa data, la cittadinanza è stata chiamata ad esprimersi su due questioni: la prima riguardava l’ampliamento della definizione di famiglia con il fine di includere tutte le relazioni durature, come le coppie di conviventi, i loro figli e/o le loro figlie; la seconda proponeva di eliminare il riferimento esclusivo alle madri come coloro che devono prendersi cura della famiglia (7). 

Probabilmente l’Irlanda non era ancora pronta.

Perché tutte queste contraddizioni all’interno dello stesso Stato? 

La storia di questo Paese è complicata, la religione ha giocato per anni un forte ruolo politico, in quanto elemento fondamentale di distinzione dalla colonizzazione inglese (8). Inoltre, lo sviluppo economico irlandese è stato rapidissimo a partire dagli anni Novanta, quando il Paese è passato da essere prevalentemente agricolo a diventare una delle economie più fiorenti d’Europa, con Dublino trovatasi città internazionale e sede di aziende multinazionali (9).
Questo suo essere in bilico tra passato e futuro, tradizione e innovazione, è ben testimoniato – ad esempio – dalla sua musica. Il suo folk parla dei “bei tempi andati”, ma allo stesso tempo si mescola al rock e al punk, dando vita a band note in tutto il mondo e straordinarie. Tematiche tradizionali si mescolano con quelle odierne e alcuni stereotipi lasciano spazio alle tante sfaccettature della modernità.

È significativo questo lungo insieme di contraddizioni riunite in un piccolo e meraviglioso Stato quale è la Repubblica d’Irlanda, che – non a caso – condivide il suo spazio con un Paese estremamente vicino, ma allo stesso tempo tanto lontano (10).

È interessante in quanto ci dimostra la complessità dell’identità di una nazione e la difficoltà nel definirla.

Il rinnovato nazionalismo che pare così sicuro nelle sue intenzioni identitarie dimentica quanto siano lunghe, contorte e non uniformi le radici di una nazione.

(1) Interessante su di lei l’articolo sulla sua vittoria e che ben delinea la sua figura: https://ilmanifesto.it/connolly-in-irlanda-ce-una-presidente-rivoluzionaria
(2) https://www.bbc.com/news/articles/cp8pz5nm6r8o
(3) P. Tarallo, Viaggio nei costumi sessuali. 86 paesi tra diritti e divieti, trasgressioni e curiosità, Genova, Erga edizioni, 2024, p.17.
(4) Per approfondire, qui su Filosofemme: https://www.filosofemme.it/2021/12/20/case-magdalene/
(5) P. Tarallo, Viaggio nei costumi sessuali. 86 paesi tra diritti e divieti, trasgressioni e curiosità, Genova, Erga edizioni, 2024, p.492.

(6) https://www.dib.ie/biography/halappanavar-savita-a10196

(7) https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2024/03/08/irlanda-referendum-donne-famiglia

(8) https://irlandaonline.com/cultura/cultura-e-tradizioni/religione/

(9) Anche se il miracolo economico irlandese sta rivelando alcune crepe: https://www.internazionale.it/notizie/alessandro-lubello/2026/06/13/tutta-colpa-irlanda

(10) Si fa riferimento all’Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito.