
«Non puoi essere cristiana e femminista». (1)
Da questo verdetto hanno preso le mosse Elisa Belotti, Paola Lazzarini e Sandra Letizia per scrivere La Chiesa che (non) ci vuole. Per un cristianesimo femminista e queer (Tlon, 2025). Le autrici hanno voluto decostruire il monopolio patriarcale sulla fede per rivendicare un cristianesimo intrinsecamente femminista e queer.
Il testo espande la riflessione già avviata dalle autrici nel podcast Cristianə a chi? Per un cristianesimo femminista e queer, strutturandosi come un’analisi lucida del cristianesimo escludente, mosso dall’amore per una promessa evangelica di liberazione che le strutture storiche ed ecclesiastiche hanno continuato sistematicamente a tradire, emarginando i corpi e le esistenze che non si allineano al modello eteronormativo e cisgender. La forza del saggio risiede nella capacità di smontare i pilastri su cui si regge la marginalizzazione di genere nella Chiesa, e le autrici ne affrontano i nodi cruciali.
Come scrivono loro stesse,
«Il nostro intento non è mettere in discussione le fondamenta del cattolicesimo, né affrontare questioni dogmatiche: sappiamo che la fede si fonda su un nucleo di verità non riformabili, che la rendono ciò che è. Le riflessioni che proponiamo riguardano invece la realtà concreta con cui la Chiesa si misura ogni giorno, quella dimensione sociale, culturale e morale in cui prende forma la vita delle persone credenti. E per la Tradizione cattolica, la guida dell’agire morale è la coscienza.» (2)
A «una Chiesa che non ci vuole» che «è quella che esclude, che non sa ancora accogliere le differenze, che teme il cambiamento e difende se stessa dal Vangelo che proclama», le autrici contrappongono dunque una «Chiesa che ci vuole: una Chiesa capace di ascolto e di relazione, che riconosce la pluralità dei corpi e delle esperienze, e che nella libertà della fede ritrova la sua promessa più autentica» (3).
Attraverso l’analisi della figura di Maria – e, altrove nel testo, di altre sante come Maria Maddalena, Maria Goretti, sant’anna e santa Chiara – sottratte allo stereotipo della passività e della sottomissione patriarcale, il testo rifiuta le risposte paternalistiche dell’istituzione ecclesiastica. Chiede piuttosto visibilità, all’interno di una concezione di fede come relazione intima e sentimentale, ma anche sociale, comunitaria e politica, per quelle soggettività queer e femministe che non vogliono rinunciare alla propria spiritualità ma esigono che le loro esistenze siano pienamente riconosciute.
Cristianesimo, queerness e femminismo smettono, in quest’ottica, di essere visti come identità incompatibili o in perenne frizione.
Potrebbero, invece, diventare strumenti complementari per leggere la realtà e per scardinare le gerarchie di potere che confinano l’alterità ai margini.
«La spiritualità queer esplora l’importanza della differenza, senza cancellare mai il presupposto di un’uguaglianza sul piano della dignità, che appartiene a ogni essere umano in quanto tale. Anzi, proprio in quanto consapevole di questa dignità, si fa carico di tutte quelle alterità collettive e identitarie che spesso se la vedono negata. Nella spiritualità queer anche Dio è lodato, esaltata e vissuto nella sua queerness. Dio è queer, perché non può essere definita entro i paletti che finora gli sono stati imposti e non può essere normata da un sistema socioculturale che possiede delle coordinate spaziali e temporali ben definite.» (4)
Il registro del saggio resta volutamente divulgativo: le autrici, pur intrecciando teologia, sociologia e studi di genere, scelgono un linguaggio accessibile per rivolgersi tanto a chi si pone per la prima volta domande scomode sulla propria fede, quanto a chi da tempo cerca un linguaggio per abitare, con maggiore libertà, la propria appartenenza cristiana.
Grazie Edizioni Tlon!
- Belotti, E., Lazzarini, P., Letizia, S. La Chiesa che (non) ci vuole. Per un cristianesimo femminista e queer, Tlon, 2025, Perugia p. 13.
- Ivi, p. 14.
- Ivi, p. 18.
- Ivi, p. 259. L’uso alternato dei generi maschile e femminile riferiti allo stesso soggetto è una scelta stilistica intenzionale delle autrici per esprimere la non-binarietà di Dio.
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