
Esiste un momento preciso nella vita di molte bambine (1) che segna un prima e un dopo, un punto di rottura con il passato che le cambierà per sempre: l’arrivo delle mestruazioni.
In Campo di battaglia (2) Carolina Capria spiega il passaggio dall’infanzia alla pubertà con una frase che spesso le donne si sono sentite dire la prima volta che sono corse dalle loro familiari o amiche per annunciare la grande notizia: «Sei diventata una signorina!».
Questa è sicuramente l’espressione più frequente con cui il menarca viene accolto, a volte seguita da congratulazioni e festeggiamenti. Non posso parlare con certezza della sensazione che ogni ragazza ha provato davanti alla consapevolezza di “essere diventata donna”, ma l’esperienza mi ha consegnato testimonianze che per la stragrande maggioranza sono caratterizzate dagli stessi due stati emotivi: fierezza e vergogna.
«Non avevo mai visto fondersi insieme stati emotivi così lontani e diversi, eppure le ragazzine che sanguinavano erano così: fiere di essere diventate donne e di poter partecipare finalmente al grande gioco della femminilità e della seduzione, per cui si allenavano da quando avevano ricevuto la prima bambola da truccare e vestire, ma incapaci di dire la parola “mestruazione” o di andare in bagno a cambiare l’assorbente senza nasconderlo in tasca o nella manica della felpa come si trattasse di una dose di eroina.» (3)
Nonostante al giorno d’oggi si riesca a parlare più apertamente di mestruazioni, il senso di sporcizia, di vergogna e di colpa accompagnano ancora molte ragazze.
Lo stigma che grava sul ciclo mestruale è attestato da un’infinità di fonti letterarie che documentano come le donne mestruate siano da sempre considerate impure, diaboliche e pericolose. Ne Il secondo sesso (4) Simone de Beauvoir riporta la miriade di modi in cui il sangue mestruale è stato concepito nella storia dell’umanità, un misto di segreta ammirazione e di terrore. Tra questi riporta quanto scritto da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia, che sosteneva come l’esposizione del sangue mestruale alle tempeste fosse in grado di placare «la furia degli elementi», pur mantenendo il suo carattere sinistro. Plinio credeva poi che «la donna mestruata rovina[sse] le messi, devasta[sse] i giardini, uccide[sse] i germi (sic), fa[cesse] cadere i frutti, distrugge[sse] le api» (5). Anche presso gli antichi Egizi, dove godeva di una condizione nettamente superiore rispetto ad altre parti del mondo, «era costretta a starsene isolata per tutta la durata delle regole. […] Nessuno doveva vederla, né toccarla; inoltre, neppure a lei era permesso toccarsi» (6).
Il ruolo che il patriarcato ha avuto nel maledire il processo naturale che sono le mestruazioni è ben chiaro anche ad Ellison Doyle.
Ne Il mostruoso femminile (7) riprende quanto detto da James Frazer a proposito del terrore che il sangue femminile scatenava nell’uomo primitivo, ricordando che questo timore «non appartiene alle minoranze etniche colonizzate, ma all’uomo bianco e britannico» e che «la paura “primitiva” del primo sanguinamento fa ancora parte di noi» (8). A dimostrazione di come la visione negativa delle mestruazioni sia propria del civilizzato Occidente (9) più che dei cosiddetti “uomini primitivi” di Frazer basta leggere alcune pagine che Kate Clancy dedica ai tabù sul fenomeno in Ciclo (10). Come è infatti successo molte volte nella storia dell’umanità, la cultura occidentale, definita da uomini bianchi, si è imposta con la forza su tutte quelle visioni del mondo considerate inferiori e sbagliate che, nonostante le mille restrizioni, sono però riuscite a resistere.
Clancy scrive che
«quando rimuoviamo la patina degli influssi occidentali e colonizzatori dalle tante storie sulle mestruazioni di cui disponiamo, forse possiamo imparare modi di conoscere diversi, tradizioni alternative e nuovi significati» (11).
Secondo l’autrice in molte culture l’isolamento mestruale è il tentativo di «proteggere il potere delle mestruazioni e di garantire che non venga disperso nelle azioni quotidiane» (12), cioè di preservarne il “mana” (13). A questo proposito Clancy cita gli Hupa, popolazione della California Settentrionale, che istituiscono delle “case delle donne” chiamate min’ch (letteralmente “case di famiglia”) in cui le donne mestruanti si riuniscono. In passato queste abitazioni costituivano una fonte preziosissima di fortuna che gli uomini visitavano prima di andare a caccia o nel momento in cui avevano bisogno di protezione. Esiste poi un rituale che l’autrice inserisce in Ciclo e che è interessante proprio per la sua contrapposizione rispetto al paradigma occidentale.
In alcune tribù delle Figi, la ragazza a cui arrivano le mestruazioni per la prima volta trascorre quattro giorni all’interno della sua casa.
Qui viene istruita dalle donne della famiglia, che «le raccontano la mitologia e la storia della famiglia, le spiegano cosa sono le mestruazioni e che non bisogna averne paura e le illustrano il legame tra mestruazioni e gravidanza, intimandole di non avere rapporti sessuali con i ragazzi prima del matrimonio». A differenza del protocollo sbrigativo e pudico adottato da molte delle figure femminili che nella società occidentale assistono le ragazze all’arrivo del menarca, le fanciulle delle Figi vengono educate. Non c’è alcuna vergogna, né da una parte né dall’altra e il sanguinamento che le accompagnerà per circa una quarantina d’anni è trattato come un fenomeno normale perché, salvo eccezioni o casi particolari, riguarda tutte le donne, e al contempo è speciale proprio per il suo carattere sacro, per il suo mana.
Quello che è importante tenere a mente è che le cerimonie che riguardano il menarca non hanno la funzione di proteggere la società dalle ragazze mestruate, ma di aiutare queste ultime a gestire il potere di cui dispone per «influenzare positivamente il corso della [loro] vita e il benessere della [loro] comunità».
A riprova di come la cultura dominante occidentale abbia spesso soppresso le credenze dei popoli colonizzati, Clancy riporta alcune esperienze di ragazze affidate a famiglie statunitensi per un determinato periodo di tempo.
Una donna Yurok (14) racconta come durante il periodo trascorso nella famiglia statunitense abbia imparato a pensare le mestruazioni come dannose e imbarazzanti, ma di come, una volta tornata nella propria tribù, si sia riappropriata delle concezioni positive che qui le donne adulte sostengono e insegnano.
Clancy procede nel suo ragionamento sostenendo che questa prospettiva negativizzante diventa ancora più evidente quando la religione di riferimento è quella giudaico-cristiana o musulmana. Molti credono che la concezione negativa che queste religioni riservano al ciclo sia dovuta alla maledizione ricaduta su Eva dopo aver mangiato dall’albero proibito, che sarebbe stata poi proprio quella di sanguinare mensilmente e di tramandare il castigo a tutte le donne della Terra. In realtà, la punizione che le viene inflitta è circoscritta solo al parto e alla sua futura condizione di subalternità:
«Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te» (15).
Ma, si chiede l’autrice, se la Bibbia non è la fonte principale che spiega lo stigma occidentale che ricade sulle mestruazioni, da dove derivano tutte le idee ostili che aleggiano intorno a questo fenomeno?
«Gli storici della scienza identificano nel Medioevo l’epoca in cui l’atteggiamento dominante verso le mestruazioni potrebbe essere passato da una semplice restrizione a una visione maggiormente ostile nei confronti dei suoi influssi malevoli e impuri» (16).
Secondo la storica d’arte Alanna Nissen esiste un unico filone che collega Medioevo, streghe e demonizzazione del mestruo. Sulla scorta di quanto sostiene Silvia Federici in Calibano e la strega (17), «i processi per stregoneria erano un mezzo per controllare le donne, tenerle fuori dal lavoro salariato e ridefinirle in base ai loro corpi intrinsecamente pericolosi e magici» (18). Nissen sostiene che fu in questo periodo che i teologi arrivarono a comprendere nella maledizione di Eva anche le mestruazioni, che diventarono «un escremento, sudiciume impuro e disgustoso» (19).
Nonostante negli ultimi anni affrontare l’argomento mestruazioni sia diventato socialmente più accettato, parlarne pubblicamente provoca ancora un senso di disagio. Ciò che fa sperare in un futuro cambio di paradigma è l’impegno di diverse correnti del femminismo e di scienziatə e attivistə nel presentare il ciclo mestruale per quello che realmente è: una normale funzione fisiologica del corpo delle donne.
Note
- Dato che molti dei testi usati per scrivere questo saggio fanno riferimento al binarismo di genere, sono costretta a collegare al fenomeno delle mestruazioni solo gli individui biologicamente donne, nonostante molte persone mestruate non si identifichino in questo genere.
(2) C. Capria, Campo di battaglia. Le lotte dei corpi femminili, Roma, effequ, 2021.
(3) Ivi, p. 18.
(4) S. de Beauvoir, Le Deuxième Sexe, 1949, trad.it. di R. Cantini e M. Andreose, Il secondo sesso, Milano, ilSaggiatore, 1961.
(5) Plinio il Vecchio, Naturalis historia, cit. in de Beauvoir, op. cit., p. 169.
(6) Ivi, p. 168.
(7) J.E. Sady Doyle, Dead Blondes and Bad Mothers: Monstrosity, Patriarchy and the Fear of Female Power, New York, Melville House Publishing, 2019: trad. di L. Fantoni, Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne, Roma, Tlon, 2021, p. 137.
(8) Doyle, op. cit., p. 124.
(9) I termini “Occidente” e “occidentale” sono utilizzati con consapevolezza del loro carattere eurocentrico e discriminante. Tuttavia, non essendoci ancora delle parole alternative in grado di non escludere, mi vedo costretta a ripiegare su queste.
(10) K. Clancy, Period: The Real Story of Menstruation, New Jersey, Princeton University Press, 2023: trad. di Chiara Veltri, Ciclo. Storia e cultura dell’ultimo tabù, Roma, LUISS University Press, 2024.
(11) Ivi, p. 60.
(12) Ivi, p. 56.
(13) Con il termine “mana” si intende una potere, una forza soprannaturale.
(14) Comunità appartenente ai Nativi americani.
(15) Il peccato di Adamo e la prima promessa, https://www.laparola.net/testop.php?riferimento=Gen%203&versioni[]=Nuova%20Riveduta, consultato il 24.09.2024.
(16) Clancy, op. cit., p. 61.
(17) S. Federici, Caliban and the Witch. Women, the Body and the Primitive Accumulation, USA, Autonomedia, 2004: trad. di Luisa Vicinelli, Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria, Milano, Mimesis, 2015.
(18) Clancy, op. cit., p. 62.
(19) Ibidem
Bibliografia
C. Capria, Campo di battaglia. Le lotte dei corpi femminili, Roma, effequ, 2021.
K. Clancy, Period: The Real Story of Menstruation, New Jersey, Princeton University Press, 2023: trad. di Chiara Veltri, Ciclo. Storia e cultura dell’ultimo tabù, Roma, LUISS University Press, 2024.
S. de Beauvoir, Le Deuxième Sexe, 1949: trad.it. di R. Cantini e M.Andreose, Il secondo sesso, Milano, ilSaggiatore, 1961.
S. Federici, Caliban and the Witch. Women, the Body and the Primitive Accumulation, USA, Autonomedia, 2004: trad. di Luisa Vicinelli, Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria, Milano, Mimesis, 2015.
J.E. Sady Doyle, Dead Blondes and Bad Mothers: Monstrosity, Patriarchy and the Fear of Female Power, New York, Melville House Publishing, 2019: trad. di Laura Fantoni, Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne, Roma, Tlon, 2021.
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