Equilibriste

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«Fai quello che senti, lascia che venga fuori la madre che sei e questo farà bene a tuo figlio» (1)

Essere madri oggi è un atto di equilibrio costante, lo sa bene Silvia Volpi, giornalista, scrittrice, formatrice e madre di tre figli maschi; una lavoratrice a tempo pieno che nel suo romanzo Equilibriste. Famiglia, lavoro, passioni. Incastri coraggiosi (e possibili) di AltreVoci Edizioni, racconta la storia di Matilde Magnifico, una donna-madre-lavoratrice, proprio come lei, che ogni giorno cammina sul filo teso tra lavoro, famiglia e desiderio di sé, di recuperarsi. Non c’è eroismo né perfezione nella sua storia, ma la descrizione di una quotidianità fatta di corse, risate, stanchezza, senso di colpa, inadeguatezza, paure e domande.

È proprio in questa precarietà genitoriale ed individuale che si gioca il senso più profondo della maternità: l’arte di restare in piedi nonostante tutto.

Il titolo stesso richiama un’immagine in bilico: l’equilibrista si muove su un filo di rasoio, sospesa tra forze contrapposte, con la consapevolezza che ogni passo conta e ha un costo e richiede attenzione, presenza, destrezza e che la stabilità è incerta.

Ma la maternità non è solo misura, bilancio, è un’arte di presenza: è anche rischio, vertigine, movimento.

Lo ricorda bene anche M.I.A, Mum Intelligence Agency, che funge da confidente, consigliera, coscienza materna per Matilde offrendole uno specchio in cui interrogarsi, riflettere, dubitare, ridere e farlo con ironia capace di dare respiro e ristoro. 

Questo ci consente di pensare alla maternità non come un ruolo statico e definibile, ma come un processo, un divenire continuo che richiede negoziazioni, rinunce, adattamento.

Volpi, infatti, ci invita a superare l’idea della madre-eroina che tutto può, anzi che deve fare e potere tutto, come figura autosufficiente.

Proprio come nessunə equilibrista cammina senza rete, senza una base che lə protegga in caso di caduta, nel libro emerge che il sostegno di altrə – partner, amici, comunità – diventa condizione di sopravvivenza, ma anche di vita perché nessuna esistenza vive al di là della relazione. È un richiamo al pensiero della cura condivisa che nella solidarietà trova la via per un’autentica libertà femminile. L’indipendenza non è quindi sinonimo di isolamento, ma al contrario della capacità di chiedere aiuto, di riconoscere che la maternità è anche un fatto collettivo.

In Equilibriste, troviamo anche altri due temi che vanno in parallelo alla maternità e ne sono i grandi avversari: il tempo e il giudizio.

Il tempo che non basta mai e il giudizio – sociale e interiore – che pesa come una condanna. Essere madri non dovrebbe significare, però, correre fino allo sfinimento, rimanere in una costante performance quando la realtà e il proprio corpo mettono un limite, ma imparare a sostare, a respirare, a stare nel presente.

«la prima lezione dal manuale della madre: sii te stessa. È una regola basica, essenziale e asciutta, ma contiene un ventaglio di messaggi e significati» (2)

Appunto, lasciare che la madre che si è esca fuori con spontaneità, autenticità, singolarità e anche irripetibilità. 

Il messaggio finale è semplice: la maternità non è una prova da superare, il suo valore non sta nell’azione incessante di presenza e cura ma è un cammino da attraversare, un abitare in un equilibrio mai fermo. Infatti, non si trova una volta per tutte, si costruisce ogni giorno, con grazia e fatica.

Essere madri non significa rinunciare a sé, ma riscoprirsi intere, anche nelle imperfezioni.

E forse la vera sapienza delle madri, oggi, è proprio questa: accettare di rallentare, di chiedere aiuto, di cadere e rialzarsi. Perché l’equilibrio, come la vita, non è mai una linea dritta, ma un ballo scatenato, disordinato ma unico.

«Provate a cambiare il punto di vista. Quello che è davvero prezioso quando ci sentiamo sconfiggere dal senso del dovere sia sul piano professionale che su quello familiare è rimettere a fuoco la consapevolezza del nostro grande potere – voglio farcela a tenere un equilibrio più che dignitoso e a costruire dei legami familiari fondati sul rispetto e sulla fiducia – e di quanto siamo capaci di riuscire nell’impresa sono una mamma, moglie o compagna e lavoratrice meravigliosa» (3)

Grazie AltreVoci Edizioni!

Silvia Volpi, Equilibriste. Famiglia, lavoro, passioni. Incastri coraggiosi (e possibili), AltreVoci Edizioni, Borgo Val di Taro, 2025.

(1) Silvia Volpi, Equilibriste. Famiglia, lavoro, passioni. Incastri coraggiosi (e possibili), AltreVoci Edizioni, Borgo Val di Taro, 2025, pag. 46.

(2) Ivi, pag. 95.

(3) Ivi, pag. 122.